Autorizzato dal MASE il primo impianto industriale d'Europa per il riciclo delle Terre Rare dai RAEE. A regime dovrebbe vantare una capacità di trattamento di 2.000 tonnellate all'anno di magneti permanenti

Autorizzata la realizzazione del progetto strategico LIFE 22ENV-IT-INSPIREE
Hard Disk, motori elettrici, elettrodomestici e vecchi schermi nascondono al loro interno una piccola miniera di materiali preziosi da cui dipende il futuro dell’economia mondiale. Sono le Terre Rare, un gruppo di metalli essenziali all’economia moderna ma la cui estrazione e raffinazione globale è controllata per la maggior parte dalla Cina. Poter ottenere una fornitura indipendente di questi elementi è strategico per il Vecchio Continente, così come lo è il primo impianto su scala industriale per il riciclo delle Terre Rare dai rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) d’Europa.
Frutto del progetto LIFE 22ENV-IT-INSPIREE, la struttura sorgerà in Italia ed ha ottenuto proprio in questi giorni l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Un via libera che arriva al termine di un articolato percorso di coordinamento con le amministrazioni competenti e di acquisizione dei necessari permessi.
“Con questa autorizzazione compiamo un passo strategico per il futuro industriale del Paese”, ha commentato la Viceministro Vannia Gava. “Garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica. Il recupero delle terre rare dai RAEE è una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale che punta a ridurre le dipendenze esterne e a rendere l’Italia protagonista e competitiva”.
Terre Rare, perché hanno un’importanza strategica?
Va chiarito da subito un concetto. A dispetto del loro nome le Terre Rare non sono così rare, perlomeno non a livello di distribuzione geografica. L’etichetta raggruppa 17 elementi della tabella periodica, in gran parte abbondanti nella crosta terrestre. È invece estremamente raro trovare concentrazioni economicamente sfruttuabili o la forma pura di questi elementi. Un problema non da poco considerando il loro ruolo in una vasta gamma di applicazioni strategiche, dalle tecnologie energetiche ai trasporti, dall’intelligenza artificiale ai sistemi aerospaziali, medici e di difesa.
In particolare i magneti permanenti rappresentano uno dei “consumatori” più affamati di questi elementi, rappresentando circa il 95% della domanda totale di Terre Rare in termini di valore.
“I magneti al neodimio-ferro-boro (NdFeB) ad alte prestazioni, composti principalmente da neodimio e praseodimio, spesso con l’aggiunta di disprosio e terbio come additivi che ne migliorano le prestazioni, sono tra i magneti permanenti più potenti del settore”, spiega l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). “Questi magneti sono alla base di un’ampia gamma di tecnologie critiche, tra cui veicoli elettrici (EV), turbine eoliche, motori industriali e centri dati per l’IA”. Ma anche apparecchi per la risonanza magnetica, smartphone, elettrodomestici e servomotori dei bracci robotici.

Chi domina la filiera?
Secondo le stime della IEA questi minerali possiedono uno dei più alti livelli di concentrazione geografica lungo l’intera catena del valore. E non meraviglierà sapere che, ancora una volta, è la Cina in posizione di dominanza. Nel 2024 il gigante asiatico concentrava sotto la sua ala il 60% dell’estrazione globale e addirittura il 91% della raffinazione.
Il rischio di avere supply chain così concentrate si è trasformato in un problema vero e proprio quando Pechino ha iniziato ad alzare muri commerciali. Ad aprile dello scorso anno ha introdotto una serie di controlli sulle esportazioni di sette elementi delle Terre Rare pesanti, composti correlati e magneti, facendo crollare drasticamente le esportazioni. E lasciando molte case automobilistiche occidentali nei guai.
I volumi di esportazioni sono quindi ripresi per poi incontrare un secondo stop a ottobre 2025 con l’annuncio di nuove restrizioni. Attualmente la Cina ha concesso un po’ di respiro, sospendendo i controlli sull’export per un anno ma se venissero completamente reintegrati, per Stati Uniti ed Europa – i paesi più esposti – sono stimate perdite economiche dirette di oltre 1.500 miliardi di dollari a testa.
Dalle nuove miniere al riciclo delle Terre Rare
In questo contesto diversificare il più possibile la catena di fornitura è urgente oltre che essenziale. Attualmente esistono diversi progetti, avviati o annunciati, per l’espansione delle supply chain al di fuori della Cina. Iniziative sia a livello di nuova capacità mineraria, guidate da Australia e Stati Uniti, con contributi aggiuntivi da Brasile, Repubblica Democratica Popolare del Laos, Tanzania, India, che di capacità di raffinazione con nuove attività previste in Malesia e Stati Uniti, seguiti da Australia, Vietnam, Giappone, Regno Unito, Francia ed Estonia.
Tuttavia esiste anche una seconda via: l’economia circolare. Attualmente si stima che nei RAEE europei finiscano tra le 10.000 e le 15.000 tonnellate di Terre Rare pure ogni anno. Non solo. L’Europa risulta particolarmente ben posizionata sotto il profilo dei “rifiuti preziosi”: gli analisti di settore stimano che la Regione genererà metà degli scarti globali di magneti dall’energia eolica e un quarto dai veicoli elettrici entro il 2030.
L’impianto per il riciclo delle terre rare dai magneti
Il primo impianto europeo su scala industriale dedicato a questa attività, sorgerà presso lo stabilimento Itelyum di Ceccano (Frosinone) grazie al progetto LIFE22-ENV-IT-INSPIREE. Attraverso una collaborazione tra industria e ricerca, l’iniziativa punta a recuperare risorse da magneti esausti, rafforzando l’autonomia strategica dell’Unione Europea nell’approvvigionamento di materie prime critiche.
La struttura pilota dovrebbe raggiungere una capacità di trattamento di 2.000 tonnellate all’anno di magneti permanenti, con l’obiettivo di produrre circa 170 tonnellate all’anno di ossidi e carbonati di Neodimio , Praseodimio e Disprosio riciclati.
Oltre a queste tre tipologie principali, destinate alla produzione industriale, le attività di ricerca e i test di fattibilità tecnica condotti dall’Università degli Studi dell’Aquila – partner del progetto- includono la valutazione del recupero di Ittrio, Europio e Terbio.
Come funzionerà l’impianto?
Il recupero delle Terre Rare avverrà attraverso un processo industriale a due livelli, che trasforma i magneti presenti nei rifiuti elettronici in materie prime riutilizzabili.
Nella prima fase, i magneti verranno estratti dai prodotti a fine vita e preparati per i trattamenti successivi, disassemblando i vari componenti. Solo per i rotori dei motori elettrici, questa attività sarà svolta presso l’impianto di Glob Eco. Quindi subiranno un pre-trattamento termico per la smagnetizzazione e una successiva macinazione.
La seconda fase prevede l’impiego di una serie di reazioni chimiche controllate per separare le Terre Rare dagli altri metalli. Il processo porta inizialmente alla formazione di ossalati di Terre Rare, che vengono a loro volta lavorati per ottenere ossidi e carbonati ad alta purezza da reintrodurre nei cicli produttivi industriali.
Il Progetto LIFE22-ENV-IT-INSPIREE
L’iniziativa è co-finanziata dal Programma LIFE dell’Unione Europea attraverso l’agenzia CINEA (European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency) con circa 3,2 milioni di euro, su un budget totale di oltre 5,4 milioni. Il Coordinatore e i Partner Principali Itelyum Regeneration SPA è il capofila e coordinatore mentre Università degli Studi dell’Aquila, Glob Eco Srl, Erion ed EIT RawMaterials completano il pool di partner.
L’ulteriore punto di forza? Il progetto prevede anche accordi commerciali con importanti stakeholder industriali che acquisteranno e riutilizzeranno le Terre Rare riciclate, tra cui Stellantis.












