Una soluzione circolare per i rifiuti delle organizzazioni umanitarie

Le organizzazioni umanitarie che distribuiscono generi alimentari producono un’immensa mole di rifiuti con involucri e imballaggi. Occorrono soluzioni innovative per il loro smaltimento. L’economia circolare è una soluzione possibile

(Rinnovabili.it) – Ogni anno, le organizzazioni umanitarie consegnano milioni di tonnellate di cibo in tutto il mondo. Si tratta di operazioni complesse con molte sfide logistiche, perché la maggior parte delle emergenze umanitarie si verifica in aree dilaniate da conflitti armati o distrutte da disastri naturali. Qualunque siano le modalità di spedizione e recapito, tutto è confezionato in miliardi di sacchetti di polipropilene, bottiglie di plastica, scatole di cartone o involucri di alluminio. Per evitare perdite di cibo e semplificare le distribuzioni, è comprensibile che le organizzazioni umanitarie utilizzino involucri o imballaggi di vario tipo: l’imballaggio protegge il cibo durante il carico, lo scarico, il trasporto su strade sconnesse o la caduta da un aereo. Può anche preservare la sua qualità in condizioni ambientali difficili – temperature estreme, umidità, polvere – che potrebbero influire sulla sua durata di conservazione.

Trasformare i rifiuti in risorsa

Rimane però da capire cosa succede degli involucri e degli imballaggi dopo la distribuzione del cibo. Com’è facilmente comprensibile, una volta aperti, la maggior parte degli imballaggi alimentari umanitari diventa rifiuto, e finisce bruciato o in discarica. D’altra parte, la preoccupazione delle organizzazioni umanitarie è salvare vite umane, le questioni ambientali non sono in agenda. È quindi lecito affermare che queste decine di migliaia di tonnellate di rifiuti di imballaggio sono una grande fonte di inquinamento: la biodegradazione della plastica e dell’alluminio richiede secoli e non dovrebbe essere un onere per i paesi che ricevono assistenza.

Le organizzazioni umanitarie hanno compreso il problema e stanno cercando di migliorare la sostenibilità della catena di approvvigionamento utilizzando materiali biodegradabili o riciclati oppure, in ottica di economia circolare, usano imballaggi progettati per essere riutilizzati. Quando si trasformano definitivamente in rifiuti, si adoperano per raccoglierli e riciclarli. Questo nuovo approccio significa che i rifiuti hanno smesso di essere un problema per diventare una risorsa.

Il mercato degli scarti

Nelle regioni in cui sono disponibili infrastrutture per il riciclo dei materiali esiste addirittura un mercato degli scarti. I rivenditori di rottami possono acquistare parte dei rifiuti generati dagli imballaggi alimentari delle organizzazioni umanitarie ricavandone un guadagno per le persone assistite e un’opportunità per sviluppare la catena del valore dei rifiuti per gli stakeholder locali.

Dove le risorse sono scarse, le organizzazioni umanitarie possono creare nuovi oggetti dai rifiuti: in Etiopia Engineers Without Borders trasforma i rifiuti di plastica in lavandini e materiali da costruzione, in Bangladesh il World Food Programme trasforma gli involucri di alluminio in sacchetti riutilizzabili, in Kenya i sacchi per il cibo diventano sacchetti riutilizzabili.

Per la gestione dei rifiuti umanitari vanno individuate soluzioni innovative che si adattino ai contesti locali (convenienti, a bassa tecnologia e di facile manutenzione) e siano replicabili su larga scala. Creare danni ambientali alle comunità che si vogliono aiutare con un’azione umanitaria più che un rischio è una certezza. Una soluzione possibile sarebbe includere la sostenibilità ambientale fin dall’inizio nei programmi di assistenza alimentare delle organizzazioni umanitarie, in una catena virtuosa che comincia dagli approvvigionamenti per finire con un corretto smaltimento.

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