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BESS e Rinnovabili nel Sistema Elettrico Italiano: oggi e domani 

Uno sguardo al futuro della transizione energetica italiana assieme ad Andrea Crosetti, Head of Origination di MET Energia Italia

BESS e Rinnovabili nel Sistema Elettrico Italiano: oggi e domani 

Il sistema elettrico italiano è entrato in una nuova era: un’era decisamente più “verde” e indipendente, ma anche legata a nuove necessità e sfide. La progressiva, e in alcuni casi massiccia, penetrazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili non programmabili sta facendo emergere un bisogno sempre maggiore di flessibilità.

Cosa si intende per flessibilità? La capacità del sistema di adattare in maniera repentina ed efficiente la produzione o i consumi di energia in risposta a segnali di rete e di mercato. In questo campo un ruolo di primo piano lo svolgono i BESS, acronimo di Battery Energy Storage Systems, i sistemi di accumulo energetico a batteria. Consentendo di immagazzinare l’elettricità generata da sole o vento nei momenti di iper-produzione e rilasciarla durante i picchi della domanda, rappresentano uno dei migliori strumenti per incrementare la flessibilità.

Quello su cui ora appare importante riflettere è come l’Italia stia sfruttando il potenziale dei BESS, e se impegni e obiettivi lato accumulo energetico saranno davvero in grado di accompagnare lo sviluppo delle rinnovabili nostrane.

In aiuto arriva l’analisi di Andrea Crosetti, Head of Origination di MET Energia Italia, parte di MET Group, una delle principali realtà europee del settore energetico. Il Gruppo, grazie a un’esperienza globale ampia e di lunga data, oggi è in prima linea nel garantire soluzioni energetiche integrate e affidabili con cui guidare la transizione energetica in Europa. Un impegno costante e reso possibile anche dalla capacità di leggere i trend attuali per anticipare i bisogni del mercato di domani.

BES, perché sono essenziali?

Ma per entrare nel dettaglio è necessario fare prima un passo indietro. Cosa intendiamo quando parliamo di BESS? Spiega Crosetti: “Si tratta di un insieme di batterie di accumulo elettrochimico (tipicamente agli ioni di litio), inverter e sistemi di controllo. Quando c’è surplus di energia (es. da fotovoltaico o eolico), il BESS immagazzina elettricità convertendola in energia chimica. In momenti di alta domanda o bassa produzione rinnovabile, il BESS rilascia energia alla rete. L’inverter trasforma la corrente continua (DC) delle batterie in corrente alternata (AC) per la rete. Un software di controllo ottimizza i cicli di carica/scarica per efficienza e durata”.

Ma i BESS non rappresentano solo uno strumento utile alla gestione delle rinnovabili. Questi sistemi possono dare un aiuto fondamentale ai servizi di rete, fornendo regolazione di frequenza, bilanciamento e riserva rapida. La capacità di accumulo è tipicamente 2-4 ore di autonomia per sistemi utility-scale, ma ci sono applicazioni anche fino a 8 ore. L’efficienza di ciclo (RTE, Round-Trip Efficiency) è intorno all’85-90%.

Il sistema elettrico oggi, tra BESS e FER

Partiamo da un dato di fatto: nel 2024, Germania, Italia e Regno Unito si sono confermati come i tre principali mercati europei dell’accumulo di energia a batterie, con Austria e Svezia che hanno chiuso la classifica dei “top 5”. Ognuno di loro ha vantato installazioni annuali su scala GWh. Nel dettaglio il Belpaese, secondo in classifica, parliamo di ben 6 GWh di storage messi in esercizio lo scorso anno. Il dato, per quanto ottimo, da solo non restituisce la complessità del quadro nazionale (quadro per altro in continua e rapida evoluzione), ma va piuttosto inserito a fianco dei trend di crescita delle energie rinnovabili. 

Come spiega Crosetti, nei primi tre mesi del 2025 le FER italiane hanno aggiunto altri 1.596 MW, di cui più di 1400 MW solo di nuovi impianti fotovoltaici, raggiungendo una capacità totale cumulata di oltre 78 GW e una produzione, per quello stesso trimestre, di circa 25,8 TWh. Nello stesso periodo – primi tre mesi del 2025 – la potenza nominale degli accumuli in esercizio è aumentata di 315 MW, mentre la capacità di 635 MWh, per un totale di circa 775.000 sistemi attivi (pompaggi esclusi).

Ma se volessimo guardare a uno degli ultimi dati disponibili – aggiornato a fine settembre 2025 – ci accorgeremmo come i BESS italiani abbiano preso la rincorsa raggiungendo le 848.814 unità connesse per una potenza totale di 7.068 MW e una capacità cumulata di 17.416 MWh (+52% rispetto al 2024). È interessante osservare come a livello di applicazioni finali, il segmento residenziale abbia al momento la fetta più grande del mercato, merito anche di una serie di incentivi (le detrazioni Irpef) che ne hanno favorito la crescita.

Scenari 2030: Cosa aspettarsi nel futuro a medio termine? 

Come sottolinea Crosetti, per conoscere l’evoluzione vengono in aiuto alcuni strumenti, primo fra tutti il Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC). Il target al 2030 per le FER elettriche italiane prevede che la quota di consumi coperta dalle fonti rinnovabili arrivi entro il 2030 al 63,4%. Questo significherebbe una produzione elettrica da FER di circa 237 TWh l’anno e una capacità rinnovabile in esercizio di 131 GW.

Un dato che ne richiama a sua volta un altro. “In tema di flessibilità del sistema elettrico, si ritiene prioritario lo sviluppo delle rinnovabili nelle zone a maggior potenziale, sviluppando al contempo reti e accumuli per favorirne l’integrazione”, si legge nel documento. Secondo lo scenario PNIEC Policy 2030 di Terna, la capacità di energy storage necessaria a integrare le rinnovabili e gestire il sistema elettrico sarà, al netto dei pompaggi idroelettrici, di 71,5 GWh, così articolata:

  • circa 14 GWh da accumuli di piccola taglia tipicamente realizzati in prossimità del fotovoltaico residenziale che si configurano come batterie elettrochimiche con rapporto energia/potenza medio (2 o 4 ore) e pensate per la massimizzazione dell’autoconsumo;
  • 7,5 GWh di accumuli già assegnatari di contratti pluriennali nelle aste del Capacity Market (inclusa quella di luglio 2024);
  • 50 GWh da impianti elettrochimici di grande taglia che potranno essere approvvigionati attraverso il MACSE o tramite iniziative private, con un rapporto energia/potenza elevato (8 ore).

Ovviamente la loro distribuzione seguirà logiche prettamente di mercato, con un incremento al Nord Italia prevalentemente nella piccola taglia legata allo sviluppo del fotovoltaico distribuito e una crescita più sostenuta al Sud e sulle isole, grazie agli “utility scale”.

“Il futuro del sistema elettrico italiano – conclude Crosetti – è indissolubilmente legato allo sviluppo dei BESS. Senza accumuli, la crescita delle rinnovabili rischia di compromettere la sicurezza della rete. Con politiche mirate (MACSE, PNIEC) e investimenti, l’Italia può diventare un hub europeo per lo storage, garantendo flessibilità, resilienza e decarbonizzazione”.

In collaborazione con MET Energia Italia

Guarda l’infografica La storia del Mercato Elettrico in Italia

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