Carbon budget: le politiche climatiche italiane sono poco ambiziose

Se il nostro paese vuole fare la sua parte nell’Accordo di Parigi, allora potrà emettere ancora 3,8 miliardi di tonnellate di CO2. Tuttavia, dati i piani energetici nazionali, tra dieci anni l’Italia avrà esaurito questa quota ed è improbabile che verrà raggiunto l’obiettivo della decarbonizzazione.

Carbon budget
Credits: David Reed da Pixabay

Un calcolo del carbon budget nazionale mostra i limiti del Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC).

 

(Rinnovabili.it) – Secondo uno studio sul carbon budget e la modelizzazione del sistema energetico italiano prodotto da Eurac Research in collaborazione con il Politecnico di Milano, se l’Italia vuole davvero rispettare l’Accordo di Parigi, il processo di decarbonizzazione del sistema energetico nazionale deve avere per il 2030 obiettivi ben più ambiziosi.

 

La ragione di questa previsione si basa su un calcolo del carbon budget effettuato dai due istituti, secondo il quale, se il nostro paese vuole fare la sua parte per mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto dei 1.5°C, allora potrà emettere ancora 3,8 miliardi di tonnellate di CO2 e non di più. Questi calcoli sono basati su un’ulteriore ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature, secondo cui la popolazione mondiale potrà emettere ancora 480 miliardi di tonnellate di CO2 per avere il 50% di possibilità di soddisfare gli obiettivi di Parigi. Tuttavia, la vera sfida è che, dato il sistema energetico attuale, tra dieci anni l’Italia avrà esaurito la sua quota e, considerando la sua attuale politica industriale, è improbabile che sia stato raggiunto l’obiettivo della decarbonizzazione.

 

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Lo PNIEC (Piano nazionale integrato energia e clima) è il piano stilato dal governo italiano per ridurre del 40% le emissioni di CO2 rispetto al 1990, rispettando gli obiettivi europei legati ai cambiamenti climatici. Secondo lo studio di Eurac Research, l’attuazione dello PNIEC farà aumentare il costo annuale del sistema energetico italiano del 5,4%, senza produrre tuttavia una reale trasformazione. A detta dei ricercatori, di contro, il loro modello di ottimizzazione del carbon budget permetterebbe di individuare un piano più virtuoso dello PNIEC.

 

Nello specifico, si tratterebbe di uno scenario avanzato per il 2030 in grado di ridurre le emissioni di CO2 di un ulteriore 10%, mantenendo invariata la spesa energetica. Questo scenario è raggiungibile con interventi in tutti i settori, ma in particolare con una forte spinta della mobilità elettrica, delle rinnovabili per il settore elettrico e dell’efficienza energetica. La mobilità elettrica dovrebbe infatti toccare il 20% del totale dei veicoli, la capacità totale delle installazioni fotovoltaiche dovrebbe arrivare a 86 GW e quella delle installazioni eoliche a 48 (oggi questi valori sono rispettivamente 19 e 9 circa). Oltre a questi interventi, lo scenario avanzato 2030 considera che il 30% degli edifici dovrebbe essere risanato dal punto di vista energetico. Lo scenario individuato dai ricercatori, inoltre, ridurrebbe i costi legati all’importazione di combustibili fossili di oltre 7,3 miliardi all’anno rispetto alla situazione attuale, risorse che potrebbero essere investite nella produzione di energia rinnovabile e, soprattutto, nell’efficientamento energetico degli edifici, creando posti di lavoro e sostenendo l’economia locale.

 

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Nella giornata conclusiva del Vertice sul Clima delle Nazioni Unite, il Ministero dell’Ambiente italiano e l’Ispra hanno presentato una strategia di decarbonizzazione pensata per raggiungere nei prossimi 30 anni  l’obiettivo della carbon neutrality. Di fatto, però, lo PNIEC (che sarà sottoposto all’attenzione europea entro fine anno) prevede un taglio delle emissioni al 2030 di circa il 37% (a fronte di un obiettivo Ue del 40%) e di coprire il 30% dei consumi finali di energia attraverso le fonti rinnovabili (contro un target europeo del 32%).

 

 

 

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