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CER in Europa: nel 2025 raggiunto solo il 27% dell’obiettivo. Lo dice la Corte dei conti UE

La Corte dei conti europea pubblica una relazione sullo sviluppo delle comunità energetiche e individua ostacoli normativi, tecnici e finanziari che ne rallentano la diffusione.

CER in Europa, Corte dei Conti: solo il 27% obiettivo UE raggiunto
CER in Europa, Corte dei Conti: solo il 27% obiettivo UE raggiunto – fonte pixabay

Le CER in Europa tra ambizioni e risultati limitati

Le CER in Europa dovevano diventare uno dei pilastri della transizione energetica dell’Unione, consentendo a cittadini, autorità locali e piccole imprese di produrre e condividere energia rinnovabile. Tuttavia, a quasi un decennio dall’introduzione del quadro normativo europeo, i risultati sono molto inferiori alle aspettative e l’Italia è fanalino di coda insieme a Polonia e Romania.

È quanto emerge da una Relazione speciale appena pubblicata dalla Corte dei conti europea, che analizza l’attuazione di questo modello energetico nei Paesi membri e individua ostacoli normativi, tecnici ed economici che ne stanno rallentando lo sviluppo.

Secondo gli auditor europei, l’obiettivo fissato dall’UE – almeno una comunità energetica in ogni comune con più di 10.000 abitanti entro il 2025 – è stato raggiunto solo in parte: circa il 27% del target. Il divario tra le ambizioni politiche e la diffusione reale delle comunità energetiche dimostra, secondo la Corte, che mancano ancora molte delle condizioni necessarie per far decollare questo modello energetico partecipativo.

Perché le comunità rinnovabili sono strategiche?

L’Unione europea ha attribuito alle comunità energetiche un ruolo strategico nella decarbonizzazione del sistema elettrico. Secondo le stime della Commissione europea, entro il 2030 queste iniziative potrebbero arrivare a controllare circa 50 GW di capacità eolica e oltre 50 GW di capacità solare, pari rispettivamente a circa il 17% della capacità eolica installata e al 21% di quella fotovoltaica dell’UE.

Nel lungo periodo il contributo potrebbe essere ancora più rilevante. Le proiezioni europee indicano che entro il 2050 fino al 50% dei cittadini dell’Unione potrebbe produrre parte della propria energia, contribuendo alla generazione di circa metà dell’energia rinnovabile necessaria nel sistema energetico europeo.

La Relazione della Corte dei conti europea mette però in discussione la realizzabilità di queste stime. L’audit evidenzia che lo sviluppo delle comunità energetiche procede molto più lentamente del previsto e che il quadro normativo e operativo europeo non ha ancora creato le condizioni necessarie per una diffusione su larga scala.

Secondo la Corte, l’assenza di obiettivi realistici, la mancanza di strumenti di monitoraggio efficaci e il sostegno nazionale ancora frammentato rendono difficile trasformare le comunità energetiche in un attore strutturale della transizione energetica europea.

Quanto sono diffuse oggi le CER in Europa

L’analisi della Corte dei conti mostra una diffusione molto disomogenea tra gli Stati membri.

In media, solo il 27,3% dei comuni europei con oltre 10.000 abitanti dispone di almeno una comunità energetica, ben al di sotto dell’obiettivo fissato dalla Commissione.

I risultati migliori si registrano in alcuni Paesi del Nord Europa:

  • Paesi Bassi: 86,2% dei comuni con almeno una comunità energetica
  • Danimarca: 81%
  • Irlanda: 78,9%
  • Germania: 63%

Molti altri Paesi restano invece indietro. Tra questi:

  • Polonia: circa il 4,4%
  • Italia: circa il 3,5% dei comuni con comunità energetiche
  • Romania: meno dell’1%.

La Corte sottolinea che in meno del 10% dei comuni con oltre 10.000 abitanti in Polonia, Italia e Romania esiste una comunità energetica.

I principali ostacoli allo sviluppo delle CER

Uno dei problemi principali individuati dall’audit riguarda la mancanza di chiarezza normativa. Le definizioni europee di comunità energetica e le regole per la loro creazione risultano ancora poco precise, generando incertezza tra cittadini, amministrazioni locali e operatori energetici.

Questa ambiguità riguarda diversi aspetti fondamentali:

  • come costituire una comunità energetica;
  • come condividere l’energia prodotta;
  • come vendere l’energia in eccesso.

La Corte osserva che questa incertezza giuridica può scoraggiare i cittadini dal partecipare ai progetti e rallentare la creazione di nuove comunità energetiche.

Questa incertezza riguarda in particolare i condomini, dove vive circa il 48% della popolazione europea e dove l’organizzazione collettiva della produzione energetica potrebbe avere un grande potenziale.

Tuttavia, la Commissione non ha fornito orientamenti sufficientemente chiari su come i proprietari di appartamenti possano scegliere tra diversi modelli organizzativi, come l’autoconsumo collettivo o la creazione di una vera comunità energetica.

Italia tra i paesi meno virtuosi

La relazione evidenzia forti differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda livello di sostegno pubblico, quadro normativo e numero di comunità energetiche effettivamente operative. Gli auditor hanno concentrato l’analisi su quattro Paesi ritenuti rappresentativi della situazione europea: Paesi Bassi, Italia, Polonia e Romania.

Tra questi, i Paesi Bassi rappresentano il caso più avanzato, con circa 700 cooperative energetiche attive nel 2024 e un quadro normativo relativamente consolidato che integra diverse forme di partecipazione locale alla produzione di energia.

La situazione appare molto diversa negli altri Paesi analizzati.

In Italia, nonostante una spesa complessiva per le energie rinnovabili pari a circa 5,6 miliardi di euro, lo sviluppo delle comunità energetiche rimane limitato: circa 120 comunità energetiche risultavano registrate a gennaio 2025.

Una parte rilevante del sostegno pubblico deriva dal PNRR, che prevede 2,2 miliardi di euro destinati alle comunità energetiche e all’autoconsumo collettivo, con l’obiettivo di sviluppare almeno 2 GW di nuova capacità rinnovabile entro il 2026.

Tuttavia, la Corte sottolinea che questo obiettivo non è pienamente allineato alla strategia europea, perché la misura italiana è inizialmente limitata ai comuni con meno di 5.000 abitanti, mentre il target europeo riguarda i comuni con più di 10.000 abitanti. Solo nel luglio 2025 l’Italia ha esteso la misura ai comuni fino a 50.000 abitanti.

In Polonia, il livello di sostegno finanziario è più contenuto ma il quadro normativo include diversi strumenti per la partecipazione energetica locale. Il Paese ha destinato 2,6 miliardi di euro allo sviluppo delle rinnovabili, di cui 188 milioni di euro per le comunità energetiche, ma a gennaio 2025 risultavano operative circa 60 comunità energetiche.

La Romania rappresenta il caso più arretrato tra quelli analizzati. Nonostante 1,2 miliardi di euro di investimenti nelle energie rinnovabili, nel 2025 esisteva una sola comunità energetica registrata, che peraltro non produceva ancora energia.

Il problema delle connessioni alla rete e dell’accumulo

Un altro ostacolo rilevante riguarda le connessioni alla rete elettrica. In diversi Paesi membri i progetti di comunità energetiche devono affrontare ritardi o rifiuti nella connessione degli impianti, spesso a causa della congestione delle infrastrutture elettriche.

La Corte evidenzia inoltre un problema strutturale legato al funzionamento dei sistemi energetici: la produzione di energia rinnovabile non coincide sempre con i momenti di maggiore domanda.

Ad esempio:

  • i pannelli fotovoltaici producono soprattutto nelle ore centrali della giornata,
  • mentre il picco dei consumi domestici si registra al mattino e alla sera.

Secondo gli auditor, l’integrazione con servizi di flessibilità e soprattutto con sistemi di accumulo energetico potrebbe contribuire a riequilibrare produzione e domanda, ridurre la pressione sulla rete e aumentare l’autoconsumo locale.

Tuttavia, la Corte sottolinea che la Commissione europea non ha ancora considerato prioritario il sostegno allo sviluppo dell’accumulo per le comunità energetiche, perdendo così un’opportunità per favorirne la diffusione.

Gli obiettivi UE sulle CER in Europa

L’audit evidenzia anche criticità nella definizione degli obiettivi e nel sistema di monitoraggio. L’obiettivo europeo di avere una comunità energetica in ogni comune con più di 10.000 abitanti entro il 2025 è stato giudicato dagli auditor poco pertinente e privo di adeguati strumenti di sostegno e controllo.

Secondo la Corte dei conti europea, mancano ancora dati completi e aggiornati sul numero effettivo di comunità energetiche operative nell’UE, rendendo difficile valutare i progressi reali e identificare le politiche più efficaci.

Inoltre, il livello di supporto nazionale varia significativamente tra gli Stati membri. Alcuni Paesi hanno introdotto schemi di incentivo e semplificazioni amministrative, mentre altri presentano ancora quadri normativi incompleti o poco favorevoli allo sviluppo di queste iniziative.

Le raccomandazioni della Corte dei conti europea

Alla luce dei risultati dell’audit, la Corte dei conti europea invita la Commissione e gli Stati membri a intervenire per creare condizioni più favorevoli allo sviluppo delle comunità energetiche.

Tra le principali raccomandazioni figurano:

  • chiarire il quadro normativo europeo, per ridurre l’incertezza giuridica;
  • rafforzare il sostegno ai cittadini e alle famiglie vulnerabili, per favorire una partecipazione più ampia;
  • promuovere lo sviluppo di sistemi di accumulo energetico e servizi di flessibilità;
  • migliorare il monitoraggio e la raccolta dei dati sulle comunità energetiche nei diversi Paesi dell’UE.

Secondo la Corte, solo attraverso un quadro normativo più chiaro, infrastrutture adeguate e strumenti di sostegno mirati sarà possibile trasformare le comunità energetiche da modello teorico a elemento concreto del sistema energetico europeo.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.