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L’anno della stretta per l’accumulo a lunga durata: perché si parla di crisi?

Dopo il boom del 2024, il settore si trova ad affrontare una grave crisi finanziaria. Certezza dei ricavi maggiore in mercati come Regno Unito, Italia, Stati Uniti e Australia

L’anno della stretta per l’accumulo a lunga durata: perché si parla di crisi?

Il Long Duration Energy Storage Trends di Wood Mackenzie

Il 2024 è stato indubbiamente l’anno d’oro per le tecnologie di accumulo energetico a lunga durata: con una crescita di oltre l’800% rispetto al 2023, il settore aveva fatto immaginare un futuro a medio termine piuttosto roseo per soluzioni come lo stoccaggio ad aria compressa o le batterie di flusso redox.

Nel 2025, tuttavia, qualcosa è cambiato. Nonostante il comparto abbia continuato a crescere, la velocità si è quasi azzerata e gli investimenti sono entrati in affanno. A mostrarlo è il nuovo rapporto Long Duration Energy Storage Trends pubblicato stamane da Wood Mackenzie. Il documento mette in fila una serie di sfide crescenti per gli impianti LDES, macro-settore in cui rientrano tutte le tecnologie di stoccaggio in grado di fornire elettricità (o calore) per periodi prolungati. In genere sopra le 4 ore.

Un mercato che dovrebbe godere di un’ottima salute, vista l’attenzione globale riservata all’energy storage, ma che invece nel 2025 ha mostrato il fianco a una serie di problemi complessi.

Dopo il boom del 2024 il settore si trova ad affrontare una grave crisi finanziaria. Certezza dei ricavi maggiore in mercati come Regno Unito, Italia, Stati Uniti e Australia
Credits: WoodMac

“Nonostante l’impressionante crescita delle installazioni lo scorso anno (+49%), le tecnologie LDES sono intrappolate in una stretta strategica”, ha affermato Jiayue Zheng, consulente di gestione per l’accumulo di energia presso Wood Mackenzie. “Le batterie agli ioni di litio hanno conquistato il mercato dell’accumulo da quattro a otto ore, economicamente critico, grazie ai vantaggi in termini di costi e di supply chain, mentre le LDES non dispongono di meccanismi di domanda e di prezzo sufficienti per raggiungere la redditività commerciale”.

Cosa frena gli investimenti nei LDES?

Nel dettaglio, gli analisti di Woodmac hanno messo in evidenza tre fattori in particolare che stanno frenando gli investitori:

  • Tassi di interesse elevati, che penalizzano i progetti con lunghi tempi di rientro.
  • Concorrenza di capitali attirati dai data center per l’IA e dalle infrastrutture di rete.
  • Crollo dei prezzi del litio unitamente a durate maggiori che stanno riducendo il vantaggio economico delle tecnologie alternative.

Quindi, anche se gli impianti di accumulo di energia a lunga durata hanno superato i 15 GWh a livello globale lo scorso anno, la velocità di crescita è calata del 93,9% e i finanziamenti del 30%. Il capitale di rischio (Venture Capital) ha subito un crollo ancora più drastico, un meno 72% che ha messo sotto pressione finanziaria numerose startup.

Ovviamente ci sono vistose eccezioni. O perlomeno mercati con appeal maggiore di altri. La Cina continua a dominare il campo, rappresentando il 93% della distribuzione globale cumulativa, guidata da un forte sostegno politico governativo, a partire dal Piano d’azione speciale per lo sviluppo di nuovi sistemi di storage (2025-2027). Non è un caso che proprio qui si siano registrati gli ultimi record mondiali in fatto di batterie di flusso o di impianti ad aria compressa.

Il rapporto di WoodMac evidenzia anche una certa attrattività finanziaria nel Regno Unito, in Italia, negli Stati Uniti e in Australia, dove esiste una maggiore certezza dei ricavi. Ma appalti tecnologici specifici sono emersi anche in Spagna, Irlanda e Germania. Tuttavia, la maggior parte dei mercati non dispone di meccanismi di capacità e l’arbitraggio multi-giorno da solo non può giustificare gli investimenti in LDES.

LDES, quanto mi costi?

Il problema dei costi rimane il principale freno anche in un gigante come la Cina, che sta investendo parecchio nello stoccaggio di lunga durata. Nella Repubblica popolare, i BESS con tecnologia al litio da 4 ore costano circa 107 $/kWh, mentre lo stoccaggio termico e l’aria compressa (le opzioni LDES meno care) si aggirano rispettivamente intorno ai 190 $/kWh e 201 $/kWh. Si tratta di un sovrapprezzo compreso tra il 78% e l’88%.

Questo evidente gap oggi mantiene saldo il predominio del litio e, secondo Wood Mackenzie, resterà tale anche nel futuro a medio termine. Secondo gli analisti, infatti, entro il 2034 le batterie al litio dovrebbero ancora vantare una quota di mercato dell’85%, e il mercato dello stoccaggio con durata superiore ai due giorni rimarrà fortemente limitato. Nonostante ciò, grandi progetti sono in fase di sviluppo, come la batteria alla CO2 di Energy Dome in Italia (20 MW/200 MWh) o il progetto ad aria liquida di Highview nel Regno Unito.

Come ricorda la società d’analisi, per raggiungere gli obiettivi di Net Zero, la durata media dello stoccaggio globale dovrebbe passare da 2,5 a circa 20 ore.

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