Il Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin rivendica il ruolo del governo nel boom di rinnovabili in Italia.

Dal gas russo al nuovo mix: come cambia la sicurezza energetica in Italia
La dipendenza dalla Russia è stata drasticamente ridotta, quasi 29 GW di nuova capacità rinnovabile sono stati installati dal 2022, ma la sicurezza energetica in Italia dovrà ora confrontarsi con una domanda elettrica che, secondo le stime citate dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, potrebbe raggiungere 450 TWh nel 2040. La strategia indicata dal Governo combina crescita delle rinnovabili, gas come fonte di accompagnamento, efficienza e prospettiva del nuovo nucleare. Sullo sfondo c’è un Mediterraneo che assume un peso crescente per gasdotti, GNL, interconnessioni elettriche, produzione energetica, stoccaggio della CO2 e collegamenti digitali.
È il quadro emerso al Meeting di Rimini dal panel “Il ruolo del Mediterraneo nel contesto energetico globale”, che ha riunito Governo, imprese energetiche e UNDP. Al centro è rimasto il problema che attraversa l’intera transizione: aumentare l’autonomia energetica e decarbonizzare mentre elettrificazione, climatizzazione e data center fanno crescere i consumi. Resta ancora il nodo di reti e infrastrutture che necessitano di essere adattate a un sistema sempre più distribuito e sottoposto agli effetti delle temperature estreme.
Pichetto Fratin: quasi 29 GW di rinnovabili installati dal 2022
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nel suo intervento al Meeting di Rimini ha ribadito che il primo passo è stato fatto proprio dopo la crisi delle forniture russe. L’Italia ha aumentato il peso dell’Algeria, può contare ora su 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaigian attraverso il TAP e ha rafforzato la rigassificazione. Secondo il ministro, i nuovi terminali consentono oggi di coprire teoricamente fino al 50% dei consumi.
La dipendenza dall’estero, tuttavia, resta strutturale. Circa metà della produzione elettrica dipende ancora dal gas, mentre l’altra metà arriva da idroelettrico, geotermico, fotovoltaico ed eolico. Complessivamente l’Italia produce internamente, secondo i dati citati da Pichetto, l’80-85% del proprio fabbisogno elettrico, importando il restante 15-20%, soprattutto sotto forma di elettricità nucleare da Francia e Svizzera.
Il 2025 ha segnato anche un passaggio indicato dal ministro come storico: per la prima volta la produzione rinnovabile ha superato quella termoelettrica a gas. “Nel 2021 in Italia sono stati installati appena 1,5 GW di nuove rinnovabili; dal 2022 ad oggi ne abbiamo installati quasi 29 GW”, ha affermato il ministro.
Resta il nodo autorizzativo. Pichetto Fratin ha ricordato il contenzioso sulle aree idonee e il successivo intervento legislativo, indicando un ritardo di circa un anno e mezzo. Lombardia ed Emilia-Romagna sono state tra le prime Regioni a intervenire, mentre altre procedono più lentamente.
Il Governo considera comunque raggiungibile la traiettoria del PNIEC verso 80 GW di rinnovabili al 2030. Pichetto Fratin ha inoltre segnalato oltre 20 GW di progetti con parere favorevole della Commissione VIA ma bloccati da pareri contrari di altre amministrazioni e altri 7-10 GW già autorizzati che non vengono costruiti, anche perché alcuni sviluppatori attendono di cedere i progetti. Da qui l’intervento contro la cosiddetta “saturazione virtuale” della rete, con capacità di connessione prenotata ma non utilizzata.
Gas naturale, stoccaggi italiani oltre l’80%
La diversificazione degli approvvigionamenti resta quindi un pilastro della sicurezza energetica in Italia. Massimo Derchi, Chief Infrastructure Operations, Engineering & Construction Officer di Snam, ha ricordato che prima della guerra tra Russia e Ucraina il gas russo copriva circa il 40% dei consumi italiani, pari a circa 30 miliardi di metri cubi l’anno.
A compensarne la perdita hanno contribuito soprattutto GNL e nuove infrastrutture. I terminali di Piombino e Ravenna, insieme all’aumento della capacità degli impianti esistenti, hanno portato il gas naturale liquefatto dal 10-12% a oltre un terzo dei consumi nazionali. L’Italia dispone inoltre di cinque metanodotti collegati a diverse direttrici di approvvigionamento e di cinque terminali di rigassificazione.
Un’altra garanzia arriva dagli stoccaggi. Nei giacimenti esauriti vengono conservati poco meno di 20 miliardi di metri cubi, circa un terzo del consumo annuo. Nelle giornate invernali più fredde possono coprire fino al 40% della domanda giornaliera. Al momento del panel, ha spiegato Derchi, il riempimento italiano aveva superato l’80%, con l’obiettivo del 90% prima dell’inverno, contro poco più del 60% a livello europeo e circa il 50% in Germania.
“Siamo ragionevolmente tranquilli”, ha sintetizzato Derchi. Ma il gas non sta scomparendo dal mix. Nei primi 7-8 mesi dell’anno i consumi italiani sono cresciuti di oltre l’1% e a luglio l’aumento è stato del 7%, anche per la maggiore produzione termoelettrica necessaria ad alimentare la climatizzazione. Snam prevede consumi nell’ordine dei 60 miliardi di metri cubi l’anno fino al 2035 e oltre.
Domanda elettrica verso 585 TWh al 2050
La crescita dei consumi modifica anche la prospettiva delle reti elettriche. Fabrizio Iaccarino, responsabile Affari Istituzionali Italia di Enel, ha indicato una domanda nazionale attuale di circa 310 TWh l’anno. Nel 2025 le rinnovabili hanno fornito circa il 41% dell’elettricità, mentre circa il 40% è arrivato dal termoelettrico a gas e un ulteriore 15% dalle importazioni, prevalentemente nucleari francesi.
Nello scenario Terna citato da Iaccarino, al 2050 la domanda potrebbe arrivare a quasi 585 TWh, spinta da climatizzazione, riscaldamento, mobilità elettrica, data center e produzione di nuovi vettori energetici. La generazione distribuita impone inoltre di sostituire il vecchio modello basato su pochi grandi impianti con migliaia di installazioni diffuse.
Enel prevede 14 miliardi di euro di investimenti in tre anni sulle reti, insieme allo sviluppo degli accumuli e degli impianti rinnovabili. Le batterie diventano decisive per conservare l’energia prodotta nelle ore di maggiore disponibilità di sole e utilizzarla quando produzione e domanda non coincidono.
Il potenziale riguarda anche la sponda meridionale del Mediterraneo. Enel Foundation ha sottoscritto un protocollo con la Struttura di Missione di Palazzo Chigi per il Piano Mattei e sono attivi programmi di formazione e trasferimento di competenze, anche per favorire lo sviluppo del potenziale solare ed eolico nordafricano.
Il cambiamento climatico mette a rischio la sicurezza energetica in Italia
L’aumento della domanda si vede soprattutto nelle reti urbane. Raffaele De Marco, amministratore delegato di Areti, ha spiegato che la società gestisce nell’area metropolitana di Roma e a Formello 32.000 chilometri di rete e 1,7 milioni di clienti. L’elettrificazione degli edifici sta aumentando le potenze richieste: pompe di calore, induzione, climatizzazione e mobilità elettrica stanno rendendo insufficienti in molti casi anche le forniture domestiche da 6 kW.
A questa pressione si aggiunge quella climatica. Secondo i dati riportati da De Marco, negli ultimi dieci anni le ondate di calore sono aumentate del 44% e Roma ha registrato quest’anno oltre 40 giorni consecutivi classificati come ondate di calore. Il surriscaldamento del terreno riduce la capacità dei cavi interrati di disperdere calore proprio quando i condizionatori spingono verso l’alto la domanda.
Areti ha investito oltre un miliardo di euro in tre anni per rafforzare resilienza, digitalizzazione e cybersecurity. Con la piattaforma Rflex, sviluppata con il GME e autorizzata dall’Autorità, i consumatori possono mettere a disposizione flessibilità riducendo temporaneamente i prelievi in caso di congestione. Nell’ultima asta sono stati raccolti 70 MW. La remunerazione media indicata da De Marco è di circa 150 euro l’anno per ogni kW reso disponibile. La piattaforma Dante viene invece utilizzata per prevedere i consumi e gestire anticipatamente le criticità.
Mediterraneo, 3.000 km di gasdotti e 19 rigassificatori
Francesca Zarri, responsabile Regione Italia di Eni, ha descritto il Mediterraneo come “un’unica grande infrastruttura”. Il sistema comprende circa 3.000 chilometri di grandi dorsali del gas, almeno sette importanti elettrodotti già realizzati e altri sette in costruzione, per circa 2.500 chilometri di collegamenti elettrici posati.
Nel bacino mediterraneo, includendo la Turchia, operano inoltre 19 rigassificatori. A questi si aggiungono 65 dorsali e oltre 150.000 chilometri di cavi per dati e telecomunicazioni.
La stessa logica di integrazione riguarda i nuovi progetti Eni. A Cipro è stata presa la decisione finale d’investimento per Cronos: il gas sarà convogliato attraverso le infrastrutture di Zohr, in Egitto, e liquefatto a Damietta. In Libia Eni ha in programma dal 2023 investimenti fino a 10 miliardi di dollari, tra Sabrata Gas Compression, Buri Gas Utilization and Production e lo sviluppo delle Strutture A ed E, con il gas destinato al Greenstream.
A Ravenna, Eni e Snam lavorano invece allo stoccaggio della CO2 nei giacimenti esauriti dell’Adriatico settentrionale. La capacità indicata arriva fino a 500 milioni di tonnellate di CO2, circa il 70% della capacità di stoccaggio dell’intero Mediterraneo.
Elmed collegherà Tunisia e Sicilia
Per Flavio Villa, country managing director di Hitachi Energy, la crescita delle fonti non programmabili rende indispensabile una rete maggiormente interconnessa. “Per limitare le oscillazioni generate dalle rinnovabili l’unica soluzione è magliare e interconnettere le reti di trasmissione”, ha spiegato.
Hitachi Energy ha avviato, su input di Terna, i lavori per Elmed, l’elettrodotto sottomarino tra Tunisia e Sicilia, destinato a consentire lo scambio di elettricità tra Nord Africa ed Europa attraverso l’Italia. Ma il tempo rappresenta un vincolo industriale: per trasformatori, componenti critici e nuove linee si lavora su orizzonti di almeno cinque anni.
Dal Piano Mattei 400 milioni per Congo-Brazzaville
Il collegamento tra le due sponde riguarda infine investimenti e cooperazione. Agostino Inguscio, coordinatore dell’UNDP Rome Centre for Climate and Energy Transition, ha ricordato che in Africa 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’energia.
Il modello sta passando dalla cooperazione a fondo perduto a partenariati nei quali le risorse pubbliche servono ad attivare capitali più consistenti. L’esempio presentato è il progetto di Congo-Brazzaville, realizzato con Acea e Areti, che utilizzerà energia rinnovabile per il pompaggio e il filtraggio dell’acqua e punta a servire 2 milioni di persone.
L’investimento complessivo vale 400 milioni di euro. L’Italia finanzia con 4 milioni lo studio di fattibilità realizzato dall’UNDP con risorse MASE, Acea e Studio Petrangeli. Questo dovrebbe consentire di attivare 60 milioni di finanziamento di Cassa Depositi e Prestiti e, successivamente, l’investimento complessivo della African Development Bank.
Il governo: gas necessario alla sicurezza energetica in Italia per altri per 30 anni
La crescita della domanda riporta infine al problema del mix futuro. Pichetto ha indicato per il 2040 un fabbisogno elettrico nazionale di 450 TWh, circa 200 TWh in più rispetto al livello richiamato dal ministro. Fotovoltaico, eolico, idroelettrico e geotermia dovranno quindi continuare a crescere, conciliando però le installazioni con le caratteristiche territoriali e paesaggistiche italiane.
Il gas, parallelamente, manterrà una funzione di accompagnamento. “Avremo bisogno del gas come accompagnamento per almeno 30 anni”, ha detto Pichetto, legando il suo utilizzo alla stabilità del sistema durante lo sviluppo delle altre tecnologie.
È su questa integrazione che si gioca la sicurezza energetica in Italia delineata al Meeting di Rimini: più rinnovabili, reti e accumuli, diversificazione degli approvvigionamenti, interconnessioni nel Mediterraneo. Una trasformazione resa più complessa dalla crescita dei consumi. Pichetto Fratin ha richiamato in particolare i data center, osservando come lo Stato debba ormai occuparsi non soltanto dei produttori ma anche dei grandi consumatori. Un cambiamento che, secondo il ministro, avviene in un sistema arrivato a 2,2 milioni di produttori distribuiti sul territorio e caratterizzato da un numero crescente di richieste di connessione.













