Gli Stati UE vogliono indebolire i target dell’efficienza energetica

Le ultime bozze di posizione del Consiglio europeo indeboliscono ulteriormente la proposta dell’esecutivo. Ed eliminano qualsiasi accenno di ambizione

Gli Stati UE vogliono indebolire i target dell'efficienza energetica

 

(Rinnovabili.it) – Il pacchetto clima energia 2030 non è nato sotto i migliori auspici. La proposta della Commissione Europea, già debole di partenza, si sta scontrando su più fronti contro la ferma opposizione di molti Stati membri, impegnati ritoccare al ribasso i vari obiettivi. E’ successo con i target sulle rinnovabili, e sembra ripetersi ora con quelli in materia di efficienza energetica.

 

Le ultime bozze di posizione del Consiglio europeo, la cui presidenza è in mano a Malta fino alla fine di giugno, mostrano precisi tentativi di indebolimento rispetto al testo prodotto da Bruxelles. I documenti, visti in anteprima dalla Reuters, proporrebbero target annuali di risparmio energetico del 1,4 per cento al 2030, in calo dal 1,5 per cento proposto dall’esecutivo.

 

Nulla è ancora ufficiale, dal momento che il testo in questione dovrà essere discusso formalmente dai Ventisette, ma conferma in parte quanto già emerso in queste settimane: gran parte delle nazioni europee sta giocando al ribasso. La proposta di legge uscita dalle stanze di Bruxelles era stata modificata già in seno al Consiglio dei ministri europei dell’energia; nell’incontro di fine febbraio, i rappresentati nazionali avevano votato contro l’obiettivo di risparmio dell’energia nei consumi primari del 30%, accordandosi affinché si rimanesse sul più contenuto 27%.

 

Le ultime indiscrezioni sostengono che i tre punti percentuali in più nel target dell’efficienza energetica possano essere utilizzati come moneta di scambio per chiedere che venga stracciata la parte di direttiva che indica tali obiettivi come vincolanti (rimpiazzandola con la più blanda dicitura di “indicativi”). Dal testo finale potrebbe essere eliminato anche qualsiasi riferimento a mantenere il target dell’1,5 per cento per altri dieci anni oltre il 2030.

 

“E’ sconcertante – commenta alla Reuters, Dora Petroula del Climate Action Network – che i governi dell’Unione Europea possano anche solo prendere in considerazione di minare i loro obblighi di risparmio energetico, mentre l’accordo di Parigi impone loro di fare l’esatto contrario”.

 

La posizione del Consiglio europeo dovrà ovviamente trovare un accordo con quella espressa dalla Commissione e dal Parlamento, prima che la direttiva diventi legge. E quest’ultimo non è pronto ad accontentarsi di così poco.

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