Eolico: per il Canada non rappresenta una minaccia per gli uccelli

L’eolico è veramente una minaccia per la sopravvivenza dell’avifauna? Environment Canada ha studiato la situazione analizzando molteplici fattori che portano al decesso degli uccelli

Eolico canadese(Rinnovabili.it) – Quando un progetto eolico viene approvato non sempre la popolazione ha atteggiamenti positivi. L’insorgere della Sindrome Nimby e le paure degli animalisti per l’eventuale danneggiamento dell’avifauna causano spesso problemi alla costruzione di questi impianti. A chiarire la situazione, almeno per il Canada, ci ha pensato un gruppo di ricercatori dell’Environment Canada, certi che non sia l’eolico la minaccia maggiore per gli uccelli del paese. Il team ha quindi deciso di prendere in esame in modo sistematico le differenti cause di mortalità dei volatili considerando sia le attività industriali, sia tutte le altre attività umane fornendo una stima dettagliata e precisa.

 

Dalle stime si evince che attualmente in Canada muoiono circa 269 milioni di uccelli e 2 milioni di nidi ogni anno. La causa? Si va dalle collisioni con le finestre alla caccia da parte dei piccoli predatori, come i gatti, fino all’impatto con le linee di trasmissione dell’elettricità e con i veicoli in movimento oltre alla presenza di impianti eolici sia onshore che offshore: tutti questi fattori se sommati superano il 95% della mortalità totale.

Oltre a variare in base alla famiglia di appartenenza il tasso di mortalità si modifica anche a seconda dell’area geografica: il numero maggiore di decessi si registra nelle aree densamente popolate. Da questo si può dedurre che numerose specie sono più vulnerabili rispetto alle attività umane. Dedicandosi esclusivamente all’impatto dell’eolico sulla popolazione aviaria le stime hanno riscontrato che ogni pala è causa della scomparsa di circa 8 uccelli all’anno e si stima che un aumento di 10 volte della capacità eolica installata nel corso dei prossimi 10-15 anni “potrebbe portare la mortalità di circa 233.000 uccelli/anno, e lo spostamento di 57.000 coppie” derivante dalla perdita di habitat.