La Cina ha installato con successo una piattaforma prototipo galleggiante per l’eolico offshore nelle acque profonde al largo di Yangjiang. Il progetto è firmato Goldwind e gruppo Three Gorges.

Come si ottiene (e si mantiene) il primo posto nella classifica mondiale dei produttori di aerogeneratori? Un modo potrebbe essere quello di mettere in acqua la prima turbina galleggiante da 16 MW. È questa, infatti, l’ultima impresa in cui si è cimentata la cinese Goldwind, regina assoluta del Global wind turbine OEMs 2025 redatto da Wood Mackenzie. Assieme al gruppo Three Gorges (CTG), la società ha inaugurato lo scorso 2 maggio 2026 la Sanxia Linghang, piattaforma eolica offshore galleggiante con la più grande capacità unitaria al mondo. Sedici megawatt, per l’appunto.
Ma la capacità installata, sebbene all’attivo costituisca un record, non è l’unico dato degno di nota. L’area operativa della “Sanxia Linghang” si trova a oltre 70 km dalla costa di Yangjiang, città del Guangdong che si affaccia sul Mar Cinese Meridionale. Qui i fondali si trovano a oltre 50 metri dalla superficie marina e la zona è soggetta a tifoni di categoria 17 e onde che superano i 20 metri. Un ambiente decisamente sfidante per i tradizionali aerogeneratori offshore, e ancor di più per un colosso da 16 MW, dotato un rotore di 252 metri di diametro e un’altezza (considerando anche le pale) di oltre 270 metri.
Per garantire stabilità alla turbina galleggiante da 16 MW di Goldwind, i progettisti hanno implementato nella piattaforma due innovazioni tecnologiche chiave:
- un nuovo sistema di ormeggio a cavi compositi;
- un sistema di zavorramento attivo, che permette all’impianto di rimanere in un assetto di galleggiamento stabile.
Il sistema di ormeggio impiega una soluzione “mista” ad alta resistenza, composta da catene d’acciaio e speciali funi in fibra di poliestere. Queste ultime sono cavi elastici ad altissima resistenza che permettono di assorbire l’energia dei moti ondosi riducendo i carichi di picco; ogni singolo cavo è in grado di sopportare una tensione di circa 1.300 tonnellate, pari al peso di 20 aerei Airbus A320.
Per ottimizzare ulteriormente la soluzione, il raggio di ormeggio è stato ridotto di oltre 200 metri rispetto alla prima generazione, risparmiando spazio marittimo e favorendo lo sviluppo di parchi eolici su larga scala.
Il sistema di zavorramento attivo è stato sviluppato dal team di CTG, in collaborazione con il China Ship Scientific Research Center: grazie a sensori ad alta precisione, regola automaticamente il volume d’acqua all’interno dei compartimenti delle tre colonne laterali della piattaforma, riuscendo a correggere un’inclinazione di 3 gradi in soli 30 minuti.
“Una delle sfide principali del settore era il “mancato dialogo” tra l’aerogeneratore e la piattaforma galleggiante”, scrive il Gruppo Three Gorges sul proprio sito. “Sotto l’azione di vento, onde e correnti, la struttura di supporto e la turbina eolica sono soggette a un accoppiamento dinamico. In passato, i componenti venivano spesso progettati separatamente, portando a discrepanze nei dati durante le iterazioni. Per risolvere il problema, gli ingegneri hanno adottato una filosofia di progettazione integrata, validando i parametri ambientali reali per un anno e mezzo fino a superare le criticità del design coordinato”.
E la Cina si guadagna così l’ennesimo primato nel mondo della transizione energetica.












