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Agrivoltaico: in Italia il PNRR sostiene oltre 700 progetti ma servono regole chiare

Coltivare energia senza smettere di produrre cibo non è più una prospettiva teorica. È una possibilità concreta. Le istituzioni sono chiamate a decidere se accompagnarla.

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Immagine generata da IA

L’agrivoltaico è l’occasione da non perdere per integrare energia e agricoltura

L’agrivoltaico rappresenta una scelta di sistema in grado di garantire transizione energetica, produzione agricola e tutela del suolo. Costituisce una grande opportunità per il settore primario, giacché consente di diversificare le entrate economiche delle imprese agricole. I

l dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026” di Legambiente, presentato nell’ambito del secondo Forum nazionale sull’agrivoltaico, tenutosi a Roma presso Palazzo Wedekind, è una fotografia aggiornata della situazione della produzione di energia fotovoltaica associata all’attività agricola.

Gli impianti agrivoltaici permettono la coltivazione tra le file dei pannelli fotovoltaici e per questo assicurano la continuità delle pratiche agricole, garantendo vantaggi e profitti alle filiere produttive. L’integrazione, dunque, tra agricoltura ed energia solare è gia possibile ed è già in atto. La tecnologia ha permesso finalmente di lasciare da parte la contrapposizione, ormai superata, tra produzione di energia e produzione di cibo.

Eppure, nonostante il forte interesse del mercato e le solide prospettive di crescita, il rischio di un rallentamento è una prospettiva concreta per via di ritardi normativi, complessità autorizzative, contestazioni e l’assenza di una visione politica definita.

Agrivoltaico in Italia: numeri in crescita

In base alle rilevazioni di SolarPower Europe, a livello europeo sono operativi oltre 200 impianti agrivoltaici, per una capacità totale superiore ai 15 gigawatt. Tali impianti sono presenti soprattutto in Francia, Germania e Paesi Bassi. Sono questi i Paesi che stanno favorendo lo sviluppo di questa tecnologia attraverso investimenti e misure normative adeguate.

L’agrivoltaico in Italia è in una fase di forte espansione progettuale, con migliaia di proposte presentate e oltre 700 progetti selezionati nell’ambito del PNRR, per una potenza installabile vicina ai 2 gigawatt. L’obiettivo è arrivare a 1,04 gigawatt entro il 30 giugno 2026. Sempre in Italia, gli investimenti sono in crescita: nel 2024 hanno superato i 17 miliardi di euro. Tale accelerazione dimostra quanto sia strategico il ruolo dell’agrivoltaico. Tuttavia, per dare piena attuazione alle prospettive del settore serve un quadro normativo stabile e coerente.

I vantaggi dell’agrivoltaico

L’integrazione tra energia rinnovabile e coltivazioni è anche una risposta ai cambiamenti climatici, responsabili di aver messo sotto pressione il settore agricolo tra siccità, eventi estremi sempre più frequenti e perdita di produttività.

L’agrivoltaico consente di produrre energia pulita senza sottrarre suolo all’agricoltura, integrando le fonti di reddito e rafforzando la resilienza delle aziende agricole. Può contribuire a ridurre il fabbisogno idrico, mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, con una conseguente riduzione degli impatti ambientali delle colture.

Le prime evidenze scientifiche, ottenute in condizioni sperimentali e grazie all’impiego di tecnologie avanzate, mostrano incrementi produttivi per alcune colture e una riduzione significativa dei consumi idrici grazie all’effetto di ombreggiamento dei pannelli. Per quanto riguarda l’allevamento, è stato dimostrato inoltre che le pecore, ad esempio, apprezzano l’ombra prodotta dai pannelli e producono un latte migliore.

L’agrivoltaico, inoltre, può favorire anche la creazione di aree a maggiore biodiversità, migliorare l’integrazione paesaggistica e offrire nuove opportunità alle aree interne, contribuendo in questo modo a contrastare l’abbandono dei terreni agricoli.

Quando l’agrivoltaico fa bene all’agricoltura

L’intervento di Stefano Amaducci, professore ordinario di Agronomia e Coltivazioni Erbacee presso il Dipartimento di Produzioni Vegetali Sostenibili dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha permesso di comprendere meglio il contributo dell’agrivoltaico alla produzione agricola.

Quando l’agrivoltaico fa bene all’agricoltura?

  • quando è fatto bene (co-progettazione, KPI multipli);
  • quando è fatto nel posto giusto (aree idonee);
  • quando contribuisce alla decarbonizzazione delle filiere agroindustriali;
  • quando minimizza gli impatti negativi sulla produzione agricola;
  • quando porta benefici economici all’agricoltore.

Regole contraddittorie e iter normativi tortuosi

Il quadro normativo continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell’agrivoltaico in Italia. Procedure autorizzative troppo lunghe, criteri non omogenei tra le Regioni e incertezze nella definizione delle aree idonee potrebbero rallentarne lo sviluppo invece che accompagnarlo. Il risultato di questa condizione produce un paradosso: aumentano gli investimenti e i progetti, ma la loro realizzazione procede a rilento.

Co-progettazione e autonomia strategica europea

Sull’importanza della co-progettazione, Camilla Laureti, Membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ha affermato: I finanziamenti dal PNRR e da altri fondi relativi all’energia rinnovabile, come il REPowerEU e InvestEU, ci sono ma bisogna saperli spendere. Quando si parla di agrivoltaico bisogna rispettare l’equilibrio tra produzione di energia e agricoltura. In alcuni casi questi due aspetti si possono ottenere insieme. Un punto importantissimo è far sì che le decisioni non cadano sui territori ma vengano co-progettate tra territori e agricoltori.

“Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, – ha proseguito Laureti – c’è un nuovo fronte a causa del quale la nostra aricoltura vive conseguenze molto negative, responsabili di far alzare il costo delle materie prime. Fertilizzanti azotati, energia, gasolio sono tutti costi che aumentano. Per questo in Commissione Agricoltura siamo provando a puntare sui fertilizzanti organici per garantire l’autonomia strategica europea.

Lo stesso discorso vale per l’energia, ma dobbiamo fare presto. I costi delle nostre bollette sono più alti rispetto a quelli di altri Paesi europei proprio perché abbiamo ancora percentuali troppo basse di energia rinnovabile. Per alzare queste percentuali, oltre ai finanziamenti, serve il coinvolgimento di agricoltori e territorio, per cercare di tenere in equilibrio produzione di energia e agricoltura. Altri due punti fondamentali per me sono: il fotovoltaico sui tetti dei capannoni, dove esistono spazi di manovra, e la certezza e la rapidità delle autorizzazioni.

L’appello di Legambiente alle Regioni

In questo scenario, il ruolo delle Regioni riveste una rilevanza centrale. Alle Regioni infatti spetta tradurre gli indirizzi nazionali in scelte concrete, definendo le aree idonee aggiuntive rispetto a quelle nazionali e autorizzando i progetti più velocemente. L’appello di Legambiente è dunque chiaro: evitare approcci restrittivi o frammentati e costruire un quadro uniforme, orientato allo sviluppo di progetti di qualità, capaci di integrare produzione di energia e attività agricola in maniera reale ed efficace.

Una sfida prima di tutto politica

La sfida dell’agrivoltaico è, prima di tutto, una sfida politica. Riguarda il modo in cui il Paese decide di governare la transizione ecologica. Le risorse del PNRR hanno rappresentato un passaggio importante, ma serve una strategia di lungo periodo capace di trasformare questa opportunità in una leva strutturale di sviluppo. Coltivare energia senza smettere di produrre cibo non è più una prospettiva teorica. È una possibilità concreta. Le istituzioni sono chiamate a decidere se accompagnarla.

Vai al dossier di “L’agrivoltaico in Italia 2026″ di Legambiente

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.