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Agrivoltaico, rese più alte e suolo più fertile: perché per le aziende agricole sta diventando un’opportunità

A Valmontone, un seminario sulle straordinarie potenzialità dell'agrivoltaico nell'uso del suolo, reddito agricolo e resilienza climatica.

Agrivoltaico - opportunità di sviluppo per l’integrazione tra energia solare e agricoltura.
Agrivoltaico: opportunità di sviluppo per l’integrazione tra energia solare e agricoltura

Le prospettive per l’agricoltura dell’agrivoltaico

Agrivoltaico e produzione agricola stanno diventando sempre più complementari in Italia. I vantaggi e le opportunità di questo settore sono emersi nel seminario “Agrivoltaico: opportunità di sviluppo per l’integrazione tra energia solare e agricoltura” che si è svolto il 14 novembre scorso a Valmontone, nella cornice di Palazzo Doria Pamphili, organizzato dall’Università Agraria di Valmontone, in collaborazione con RWE Renewables Italia, una delle principali aziende attive nelle energie rinnovabili.

L’incontro ha riunito amministratori locali, tecnici e rappresentanti del settore per discutere numeri, regole e casi concreti, a partire dagli investimenti sostenuti dal PNRR, con l’obiettivo principale di illustrare i benefici e le opportunità offerte dall’agrivoltaico alle aziende del settore.

Il seminario ha anticipato l’annuncio da parte di RWE Renewables Italia, avvenuto oggi, dell’aggiudicazione di tre nuovi impianti agrivoltaici avanzati, per 30,2 MWac complessivi e circa 47.000 moduli fotovoltaici, con avvio dei cantieri nelle prossime settimane e entrata in esercizio prevista nel 2026.

Accanto alle novità industriali, gli interventi hanno fornito un quadro dettagliato sui requisiti fissati dalle linee guida MITE (ora MASE) 2022, sui benefici misurati in termini di microclima, uso del suolo, reddito agricolo e occupazione, delineando un modello in cui energia e cibo condividono lo stesso terreno in modo strutturato e monitorato.

30,2 MWac di nuovi impianti agrivoltaici: dove e come crescerà la capacità installata di RWE

Nel pacchetto di iniziative sostenute dal PNRR rientrano i tre progetti di agrivoltaico avanzato aggiudicati da RWE Renewables Italia, localizzati in tre diverse regioni del Mezzogiorno: Acquafredda 2 in Campania, con 11,7 MWac di potenza; Enna Piscopo in Sicilia, con 9,5 MWac; Cave in Calabria, con ulteriori 9 MWac.

Nel complesso saranno installati circa 47.000 moduli su strutture rialzate, pensate per consentire la prosecuzione delle attività agricole o pastorali al di sotto dei pannelli.

Due degli impianti utilizzeranno strutture ad inseguimento solare ad asse mobile, in grado di orientare i moduli durante la giornata, mentre il terzo farà ricorso a sostegni ad inclinazione fissa, considerati più adatti all’integrazione con sistemi agro-pastorali tradizionali.

Sotto le superfici coperte dai moduli è previsto il pascolo delle greggi oppure la coltivazione di produzioni agricole, in un assetto che viene descritto come energetico-agricolo integrato.

L’obiettivo è utilizzare la stessa superficie per generare elettricità rinnovabile e reddito agricolo, riducendo la competizione per il suolo. RWE ha annunciato che su questi siti verranno condotti monitoraggi sistematici dei parametri meteorologici e delle rese colturali, per misurare nel tempo gli effetti delle diverse configurazioni impiantistiche e fornire dati tecnici utili alla pianificazione di ulteriori impianti agrivoltaici.

RWE Renewables Italia: dagli impianti in Campania alla nuova capacità Agri-PV

L’impegno di RWE Renewables Italia nel settore si inserisce in una presenza più ampia sul mercato nazionale delle rinnovabili. L’azienda gestisce oggi 17 parchi eolici onshore in esercizio, per una capacità complessiva di 598 MW, in grado di coprire il fabbisogno annuo di oltre 500.000 famiglie italiane. A questa base si aggiungono i primi due impianti di agrivoltaico avanzato su scala commerciale, Morcone (9,8 MWac) e Acquafredda (9,3 MWac), entrambi in provincia di Benevento, sostenuti anch’essi da fondi PNRR.

In questi siti i moduli fotovoltaici sono montati su strutture elevate ad inseguimento solare, con coltivazioni realizzate direttamente sotto i pannelli. L’impostazione punta a verificare sul campo come l’ombreggiamento parziale e la diversa distribuzione della radiazione solare possano incidere su resa, consumo idrico e condizioni microclimatiche delle colture.

Per approfondire questi aspetti, RWE ha avviato una collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, a cui è affidato il monitoraggio di parametri agrometeorologici, della fertilità del suolo, dei servizi ecosistemici e dello stato fisiologico delle colture, come illustrato durante il seminario da Massimo Fagnano, professore Ordinario di Agronomia dell’Università napoletana.

L’azienda vede in questo modello una leva per conciliare sicurezza energetica e valorizzazione dei territori rurali, con la disponibilità a costruire nuove partnership con agricoltori, enti di ricerca e amministrazioni che condividano questo approccio.

Linee guida MASE: soglia del 70% di superficie coltivata e massimo 40% di copertura

Il quadro tecnico e regolatorio di riferimento è definito dalle linee guida MASE, richiamate come documento centrale per distinguere le diverse configurazioni di impianto e per definire cosa si intenda per agrivoltaico avanzato.

Le regole prevedono che per parlare di reale integrazione tra attività agricola e produzione elettrica sia rispettato un insieme di requisiti identificati con le lettere A, B, C, D ed E.

  • Il requisito A riguarda l’integrazione agricola e stabilisce che almeno il 70% della superficie complessiva resti coltivata, con una percentuale massima di copertura dei moduli sul terreno pari al 40%.
  • Il requisito B è focalizzato sulla produzione sinergica e richiede la continuità delle attività agricole e una generazione elettrica pari almeno al 60% di quella di un impianto fotovoltaico standard installato sulla stessa area.
  • Il requisito C definisce le caratteristiche dimensionali: l’altezza minima libera sotto i moduli deve essere di 1,3 metri per le attività zootecniche e di 2,1 metri per le coltivazioni, così da consentire il passaggio dei mezzi e la gestione ordinaria dei campi.
  • Infine, quelli D ed E introducono infine l’obbligo di monitoraggi nel tempo: risparmio idrico, resa agricola, fertilità del suolo, microclima e capacità di resistere agli impatti dei cambiamenti climatici devono essere misurati e documentati.

Le linee guida del MASE distinguono inoltre tra sistemi standard e avanzati e prevedono tre tipologie di impianto. Tra queste ci sono configurazioni con moduli in posizione verticale pensate per ridurre ulteriormente l’occupazione diretta del terreno. In questo schema, il rispetto delle condizioni su suolo, acqua e produzione agricola è la chiave per evitare che l’installazione dei pannelli si traduca in una mera sottrazione di superfici coltivabili.

−30% evaporazione, +40% di protezione da raggi UV e +60% da eventi climatici estremi: i vantaggi dell’agrivoltaico per le aziende agricole

Gli studi citati durante l’incontro dall’ing. Paola Lavorgna, Project Manager e AgriPV Expert – RWE Renewables Italia quantificano in modo puntuale l’impatto del sistema agrivoltaico avanzato rispetto alla monocoltura tradizionale. Il modello agrivoltaico permette alle aziende agricole di ottenere un vantaggio diretto sul piano produttivo e agronomico, perché combina la generazione elettrica con un uso più efficiente del terreno.

Le strutture rialzate consentono infatti di mantenere l’impiego agricolo completo della superficie, con il passaggio dei mezzi agricoli sotto i moduli e la prosecuzione delle normali pratiche colturali. L’ombreggiamento parziale dei pannelli induce una riduzione dell’evaporazione fino al 30% nelle colture non irrigue , garantendo maggiore umidità del suolo e una temperatura del terreno più bassa nei mesi più caldi , con valori dimessi compresi tra −3°C e −5°C .

Il miglioramento del bilancio idrico è ulteriormente rilevante nei sistemi dotati di sensori e irrigazione di precisione: il progetto europeo SYMBIOSYST ha evidenziato un incremento del 20–25% dell’efficienza idrica grazie alla gestione mirata dei flussi d’acqua.

Il contributo dell’agrivoltaico non si limita però ai ricavi. Riguarda anche la stabilizzazione delle rese in presenza di eventi climatici estremi, offrendo una protezione che arriva a superare il 60%. Pannelli e strutture offrono, inoltre una protezione aggiuntiva da grandine, raggi UV (stimata in +40%) e precipitazioni intense, con un minore ricorso a pesticidi e fitofarmaci.

Le rese coltivali possono risultare così più stabili o aumentare, mentre l’impiego di trattamenti fitosanitari tende a diminuire, con una riduzione indicata tra −15% e −25% . La presenza dei moduli riduce inoltre l’erosione causata da pioggia e vento, mantenendo la destinazione agricola del suolo e limitando il consumo effettivo di superficie. Le analisi mostrano anche un aumento della biomassa microbica del sottosuolo , un indicatore diretto della fertilità organica, con incrementi compresi tra +15% e +30% .

Come cambia l’economia dei territori rurali con l’agrivoltaico

Gli scenari economici analizzati collegano la diffusione dell’agrivoltaico a nuove forme di reddito e occupazione. In base ai dati riportati, l’adozione di impianti integrati può generare entrate aggiuntive per gli agricoltori comprese tra 2.500 e 4.000 euro l’anno. L’orizzonte temporale è nell’ordine dei 30–35 anni, durata tipica del ciclo di vita degli impianti.

Su scala industriale, si ipotizza un investimento di circa 85 milioni di euro per ogni 100 MW installati, con un ROI compreso tra +8% e +12%. A ciò si aggiunge l’impatto occupazionale diretto e indiretto. La stima è di 15 posti di lavoro ogni 100 MW tra costruzione, gestione, manutenzione e servizi collegati.

Il modello dell’agrivoltaico avanzato apre la strada a diverse forme di collaborazione tra soggetti pubblici e privati. Le possibili forme contrattuali si basano su formule quali affitto di fondo rustico o comodato d’uso con servizi agricoli affidati all’azienda agricola, oppure soluzioni in associazione temporanea di imprese. In questo caso, il produttore di energia gestisce l’impianto e l’agricoltore mantiene la responsabilità delle coltivazioni, beneficiando di contributi per mantenere l’attività agricola e adeguare i macchinari.

In tutti i casi, come specificato da Monica VAIRO, dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori
Forestali, il ruolo dell’agronomo viene considerato essenziale per progettare rotazioni colturali, gestione del suolo e sistemi irrigui compatibili con la presenza dei moduli. Gli enti pubblici, a loro volta, intervengono nel rilascio di autorizzazioni, nella verifica del rispetto delle norme ambientali e nell’attivazione di bandi e incentivi.

Perché l’agrivoltaico non è solo fotovoltaico in campagna

Un altro filone di approfondimento riguarda gli effetti sul paesaggio rurale e sulla qualità del suolo. L’abbinamento tra copertura vegetale e moduli fotovoltaici, se progettato secondo le regole delle linee guida MASE, contribuisce a frenare l’erosione, preservare la fertilità e incrementare la materia organica, limitando il degrado di terreni già esposti a siccità e fenomeni estremi.

Le configurazioni più avanzate puntano a inserire gli impianti nel contesto esistente. Questo, per evitare barriere rigide e privilegiando soluzioni che rispettino l’ordinamento colturale e gli assetti fondiari.

Nel dibattito emerso a Valmontone è stato più volte sottolineato come l’agrivoltaico non debba essere considerato un semplice “fotovoltaico in campagna”. Si tratta, infatti, di un sistema che richiede progettazione agronomica, monitoraggi pluriennali e un dialogo costante tra agricoltori, tecnici dell’energia e amministrazioni. La qualità dei progetti dipende dalla capacità di mantenere realmente in vita l’attività agricola, di dimostrare nel tempo i benefici per il suolo e per l’acqua, e di rendere le comunità locali protagoniste delle scelte.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.