Rinnovabili • Pacchetto sul clima: Biden strappa l’ok per un piano da 370 mld

Dazi USA, Biden colpisce fv e auto elettriche cinesi

Nuovo pacchetto di dazi USA sui beni importati dalla Cina. Nel mirino della Casa Bianca finiscono veicoli elettrici, batterie, semiconduttori, acciaio, minerali critici e celle solari

Pacchetto sul clima: Biden strappa l’ok per un piano da 370 mld
Crediti: National Renewable Energy Lab via Flickr CC BY-NC-ND 2.0

Aumentate le tariffe USA su 18 miliardi di dollari di beni cinesi

Gli Stati Uniti affilano le armi commerciali nel tentativo di alzare ulteriormente gli scudi contro il Made in China.  Il 14 maggio la Casa Bianca ha annunciato un nuovo pacchetto di dazi USA che incrementa le tariffe doganali su una lunga lista di prodotti cinesi. Comprese auto elettriche, celle solari e batterie.

La mossa non giunge inaspettata. Nei mesi scorsi la segretaria al Tesoro americano Janet Yellen aveva più volte menzionato i massicci investimenti del Gigante asiatico nella produzione avanzata di beni energetici puliti, sottolineando i rischi per lavoratori e imprese americane. Rischi che il solo IRA, il piano da 300 miliardi di dollari voluto dal presidente Joe Biden per rafforzare la propria economia, non è in grado di affrontare. E sembra ormai certo che diverse aziende del settore statunitense delle rinnovabili abbiano fatto pressione per ottenere nuove misure protezionistiche.

E le misure oggi sono arrivate. “Le pratiche commerciali sleali della Cina riguardanti il trasferimento di tecnologia, la proprietà intellettuale e l’innovazione stanno minacciando le imprese e i lavoratori americani”, si legge nella nota stampa della Casa Bianca. “Inoltre la Cina sta inondando i mercati globali con esportazioni artificialmente a basso prezzo”.

Tecnologie pulite, esiste una sovracapacità produttiva?

A preoccupare oggi è soprattutto l’eccesso di capacità. In mercati chiave come quello del fotovoltaico, delle batterie o delle auto elettriche, la produzione globale ha già superato la domanda, con un’offerta cinese che in molti casi sarebbe persino in grado di assorbire il fabbisogno futuro. Ma la programmazione di nuovi investimenti nel Paese, anche grazie al sostegno statale ai produttori, non sembra arrestarsi. E complice una domanda interna in calo, le esportazioni del Made in China continuano ad crescere sui mercati globali, abbassando i prezzi. Rendendo impossibile per le imprese occidentali, comprese quelle europee, competere a tali condizioni.

Alle accuse di alimentare un eccesso di capacità produttiva Pechino ha risposto con un’alzata di spalle, bollando i richiami statunitensi ed europei come infondati. E sostenendo che il proprio sistema industriale sia semplicemente più competitivo, grazie all’alto grado di innovazione e una catena di fornitura completa.

Ma mentre l’Unione Europea cerca di muoversi più cautamente, per lo meno sul fronte fotovoltaico, Washington punta allo scontro, promettendo però che i consumatori americani non pagheranno lo scotto dei nuovi dazi USA. È opinione condivisa che le tariffe doganali possano essere considerate come un’imposta sui consumatori. Ma Yellen si è detta convinta che gli americani non “vedranno alcun aumento significativo nei prezzi che dovranno affrontare”.

I nuovi dazi USA sui prodotti e materiali cinesi

L’intenzione della Casa Bianca è di aumentare le tariffe doganali su 18 miliardi di dollari di beni cinesi. Vediamo più nel dettaglio quali prodotti e materiali saranno colpiti dai nuovi dazi di Biden.

Dazi USA sulle Celle solari cinesi

L’aliquota tariffaria sulle celle solari (assemblate o meno in moduli) aumenterà dal 25% al 50% nel 2024. “L’aumento tariffario proteggerà dall’eccesso di capacità guidato dalla politica cinese che deprime i prezzi e inibisce lo sviluppo della capacità solare” al di fuori della Repubblica popolare. Secondo Washington il gigante asiatico ha utilizzato pratiche sleali per dominare dall’80 al 90% di alcune parti della catena di approvvigionamento fotovoltaica globale e sta cercando di mantenere tale status quo. Le nuove tariffe dovrebbero aiutare indirettamente l’Inflation Reduction Act. La legge prevede, infatti, incentivi fiscali dal lato dell’offerta USA per componenti solari, tra cui polisilicio, wafer, celle, moduli e materiale backsheet, nonché crediti d’imposta e programmi di sovvenzioni e prestiti a sostegno della realizzazione di progetti residenziali e su scala industriale. 

Tariffe USA salate sui Veicoli elettrici cinesi

L’aliquota tariffaria sui veicoli elettrici aumenterà dal 25% al 100% nel 2024 ai sensi della Sezione 301 (oltre a una tariffa separata del 2,5%). “Con ampi sussidi e pratiche non di mercato che comportano rischi sostanziali di sovraccapacità, le esportazioni cinesi di veicoli elettrici sono cresciute del 70% a partire dal 2022 al 2023, mettendo a repentaglio gli investimenti produttivi altrove“, scrive l’amministrazione Biden-Harris. Di contro Washington sta incentivando il proprio mercato dei veicoli elettrici attraverso crediti d’imposta alle imprese per la produzione di batterie e la produzione di minerali critici, e ai consumatori per l’acquisto di veicoli elettrici. Un’aliquota tariffaria del 100% sui veicoli elettrici proteggerà i produttori americani dalle pratiche commerciali sleali della Cina.

Batterie, componenti e materiali, cosa cambia

L’aliquota tariffaria sulle batterie agli ioni di litio per i veicoli elettrici aumenterà dal 7,5% al 25% nel 2024, mentre quella sulle batterie Li-ion non destinate ai veicoli crescerà dal 7,5% al 25% nel 2026. L’aliquota tariffaria sui componenti delle batterie passerà invece dal 7,5% al 25% nel 2024. Di pari passo le tariffe doganali sulla grafite naturale e sui magneti permanenti aumenteranno l’aliquota dallo zero al 25% nel 2026. 

Nuovi dazi USA sui Minerali critici importati dalla Cina

Le tariffe per alcuni minerali critici aumenteranno dallo 0 al 25% nel 2024. La lista comprende minerali e concentrati di manganese, compresi minerali e concentrati di manganese ferruginoso con un contenuto di manganese superiore al 20% calcolato sul peso secco; Minerali e concentrati di cobalto; Minerali e concentrati di alluminio; Minerali e concentrati di zinco; Minerali e concentrati di cromo; Concentrati di tungsteno, ossidi, carburi, polveri e stati di tungsteno (wolframati); Trizio e suoi composti, leghe, dispersioni, prodotti ceramici e relative miscele; Attinio, californio, curio, einsteinio, gadolinio, polonio, radio, uranio e loro composti, leghe, dispersioni, prodotti ceramici e miscele; Altri elementi radioattivi, isotopi, composti; leghe, dispersioni, prodotti e miscele ceramiche; Residui radioattivi; Ferronichel; Ferroniobio contenente, in peso, meno dello 0,02% di fosforo o zolfo o meno dello 0,4% di silicio; Zinco (diverso dalle leghe), greggio, contenente o/99,99% in peso di zinco; Zinco (o/più di lega); Lega di zinco grezza; stagno (o lega di stagno), greggio; Leghe di stagno grezze; Tantalio greggio; polveri di tantalio; Cromo greggio; polveri di cromo; Indio greggio; polveri di indio.

Semiconduttori

L’aliquota tariffaria sui semiconduttori aumenterà dal 25% al ​​50% entro il 2025.

Prodotti di acciaio e alluminio

Su alcuni di questi prodotti le tariffe saranno più che triplicate dall’attuale intervallo compreso tra 0 e 7,5% al 25% nel 2024.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Cattura diretta dall’aria di CO2: entra in funzione Mammoth

Inaugurato Mammoth, il più grande impianto al mondo di cattura diretta dall’aria di CO2

L’azienda svizzera Climeworks ha messo in funzione un impianto capace di catturare dall’atmosfera 36.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno. È il più grande mai costruito. E richiede meno energia per lo stoccaggio geologico grazie a una torre di assorbimento dove la CO2 viene disciolta in acqua, che è poi pompata sottoterra dove avviene la mineralizzazione

Cattura diretta dall’aria di CO2: entra in funzione Mammoth
crediti: Climeworks

Il sito si trova in Islanda e ha una capacità annuale circa 10 volte superiore al suo predecessore Orca

Dopo Orca arriva Mammoth. Il più grande impianto per la cattura diretta dall’aria di CO2 (DAC, Direct Air Capture) e il suo stoccaggio geologico è entrato in funzione l’8 maggio. Sempre in Islanda, come il suo gemello di taglia minore, e sempre operato da Climeworks, l’azienda svizzera legata al politecnico di Zurigo che ha fatto da apripista nello sviluppo della tecnologia DAC su scala industriale.

Il nuovo gigante della cattura diretta dall’aria di CO2

Mammoth è circa 10 volte più grande del suo predecessore Orca e ha una capacità nominale, una volta a regime, di catturare dall’atmosfera 36.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno. La piena operatività dovrebbe essere raggiunta già entro il 2024. Al momento sono attivi 12 dei 72 filtri per la cattura diretta dall’aria di CO2.

I filtri sono progettati come unità modulari che possono essere aggiunte, aumentando la capacità totale dell’impianto. E danno flessibilità: eventuali guasti o esigenze di manutenzione impattano in modo più limitato sul sistema. Inoltre, 3 filtri vengono tenuti “di riserva”, pronti a entrare in attività per compensare il venir meno di altri moduli.

Una torre riduce l’intensità energetica della DAC di Mammoth

Come già avveniva per Orca, l’impianto è alimentato da energia rinnovabile geotermica, che copre circa il 29% del mix elettrico nazionale islandese. Il nuovo impianto, però, richiede in proporzione meno energia per funzionare. Grazie a una modifica chiave nel processo di stoccaggio della CO2 raccolta.

Mammoth usa una “torre” per sciogliere l’anidride carbonica in acqua, che viene poi iniettata sottoterra dove avviene il processo di mineralizzazione. Orca, al contrario, pompava nei siti di stoccaggio la CO2 in forma gassosa, operazione che richiede una pressione maggiore, con conseguente maggior fabbisogno energetico.

Verso impianti da 1 MtCO2

Con l’avvio di Mammoth, Climeworks compie un altro passo avanti nella dimostrazione dell’applicabilità della sua tecnologia DAC anche in impianti di grossa taglia. Gli obiettivi dell’azienda sono di raggiungere una capacità DAC di 1 milione di tonnellate di CO2 (MtCO2) entro il 2030 e di 1 miliardo di tonnellate (GtCO2) entro metà secolo. Per tagliare il traguardo fissato per questo decennio servirebbero 28 impianti della taglia di Mammoth (contro i 250 di taglia analoga a quella di Orca).

Un fronte su cui Climeworks sta già lavorando. Sono tre le proposte di hub per la cattura diretta dell’aria di CO2 con capacità di 1 MtCO2 avanzate negli Stati Uniti. Tutte già finanziate dal Dipartimento dell’Energia di Washington per un totale di oltre 600 milioni di dollari. Al più grande, Project Cypress in Louisiana, sono stati concessi i primi 50 milioni di dollari a marzo per avviare il progetto. Altri paesi dove l’azienda svizzera sta presentando progetti sono Norvegia, Kenya e Canada.

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About Author / Lorenzo Marinone

Scrive per Rinnovabili.it dal 2016 ed è responsabile della sezione Clima & Ambiente. Si occupa in particolare di politiche per la transizione ecologica a livello nazionale, europeo e internazionale e di scienza del clima. Segue anche i temi legati allo sviluppo della mobilità sostenibile. In precedenza si è occupato di questi temi anche per altri siti online e riviste italiane.


Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
via depositphotos

Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

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Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
Foto di Andreas Gücklhorn su Unsplash

Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

Leggi anche Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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