Quando l’Europa abdicò al fotovoltaico

L’UE possiede ancora la fetta solare più grande, ma i rimaneggiamenti dei FiT l’hanno tagliata fuori dalla corsa mondiale. Italia seconda in Europa per capacità cumulata con 18,9 GW

Quando l’Europa abdicò al fotovoltaico

 

(Rinnovabili.it) – Nel 2015 l’Unione Europea ha aggiunto 6,9 GW di nuova capacità netta alla rete dal fotovoltaico. Quantitativo modesto rispetto ai picchi del passato ma che permette all’UE di godere ancora di una posizione di rispetto. Con una capacità cumulativa di 95,4 GW solari, il settore comunitario possiede ancora il 40,6% del mercato globale di potenza, soddisfando con il sole il 4% della domanda elettrica finale.

 

Gli effetti dei rimaneggiamenti e dei tagli ai FiT nazionali, unitamente ai minori investimenti attratti, si stanno però facendo sentire: quel 40,6%, era un 66% solo quattro anni fa. Un calo fisiologico è normale per un mercato maturo come quello europeo, ma l’indebolimento avviene in un momento in cui i costi tecnologici si stanno fortemente riducendo e il fotovoltaico va affermandosi come il settore industriale a più rapida crescita a livello mondiale. Come riporta la relazione del centro di Ricerca Comune della Commissione Europea. Il comparto solare, negli ultimi 15 anni, ha mostrato un tasso di crescita annuale composto (CAGR) superiore al 40%. Ma lo sviluppo ora è tutto concentrato nei mercati emergenti. Due terzi della nuova capacità istallata – più di 34GW su un totale di 53.7GW – appartengono all’Asia, con la Cina al primo posto della classifica (18 GW). Segue il Giappone con 11GW, e quindi gli Stati Uniti che nel 2015 hanno collegato alla rete 7.3 GW fotovoltaici.

 

Non tutti i dati europei però appaiono negativi: l’UE ha già raggiunto e superato l’obiettivo fotovoltaico del 2020, ovvero istallare 83,7 GW. La Germania rimane il leader europeo per capacità cumulativa con quasi 40 GW, seguita dall’Italia e i suoi 18,9 GW (dati 2015). Ad una distanza maggiore si collocano Francia (circa 6,6 GW), Spagna (5,4 GW) e Regno Unito (8,9 GW) che si aggiudica la palma d’oro per la maggior crescita solare annuale all’interno dei Ventotto.

 

Interessante notare come l’industria abbia seguito un percorso a sé. Fino al 2006, la produzione di moduli e celle solari è stata dominata da Giappone ed Europa. La fabbricazione si è quindi spostata in Cina e Taiwan, creando un nuovo trend asiatico che, a partire dal 2014, ha visto aumentare la produzione anche in Paesi come India, Malaysia, Thailandia, Filippine o Vietnam. Lo sviluppo del mercato per i sistemi fotovoltaici non ha seguito quello della produzione energetica allo stesso ritmo, portando ad una sovraccapacità e una forte pressione sui prezzi lungo tutta la catena del valore.

2 Commenti

  1. mah.. i numeri cinesi saranno seri solo quando i campi eolici installati saranno collegati alla rete di trasmissione che trasporti l’energia prodotta ai consumatori della stassa.
    In Europa questo avviene in grandissima parte mentre in Cina è lecito dubitarne per parecchio del suo installato.
    Inoltre l’importante è assicurare che in nuovo installato sia sempre collegato ai consumatori e quindi un quantitativo modesto in Europa MA COSTANTE NEGLI ANNI va bene. Son gli altri che oltre ad installare pannelli devono usare l’energia prodotta senno’ hanno fatto solo greenwashing e basta. Spero sempre che CINA maggior inquinatore mondiale, si svegli e la smetta di foraggiare cordate carbonifere o di fotovoltaico in mega campi nei deserti per convertirsi invese a RICOPRIRE TUTTA l’immensa superficie di tetti civili commerciali e industriali che ha in modo tale da risparmiare sulla trasmissione di energia e VERAMENTE sostituire energia sporca con energia pulita per sè ed il resto del mondo. Con il fotovoltaico è solo questione di volontà politica. Per l’eolico pultroppo devono fare le linee di trasmissione dato che energia delle mega torri la debono per forza trasportare da zone ventose e isolate alle megalopoli civili e industriali

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