Fotovoltaico e catasto: la Commissione Finanze chiede una revisione

Da Palazzo Montecitorio arriva la richiesta di rivedere le indicazioni sull’accatastamento e l’ammortamento degli impianti fotovoltaici

Fotovoltaico e catasto: la Commissione Finanze chiede una revisione(Rinnovabili.it) – Rivedere l’indicazione relativa all’accatastamento ed all’ammortamento degli impianti fotovoltaici. Questo quanto chiedono oggi i parlamentari della VI Commissione alla Camera con l’approvazione all’unanimità della risoluzione a firma degli onorevoli  Fragomeli, Causi, Pelilloe  De Menech. Il testo su cui la Commissione Finanze di Palazzo Montecitorio si è trovata ad esprimersi aveva come obiettivo quello di contrastare gli effetti di una circolare dell’Agenzia delle Entrate, emanata a fine dicembre (circolare n. 36/E); nel dettaglio tale comunicazione del Fisco stabilisce che gli immobili ospitanti le centrali elettriche fotovoltaiche siano accatastati nella categoria “D/1 – opifici” e che nella determinazione della relativa rendita catastale vengano inclusi i pannelli solari, in quanto ne determinano il carattere sostanziale di centrale elettrica e, quindi, di “opificio”; inoltre la circolare stabilisce che le installazioni fotovoltaiche poste su edifici e quelle realizzate su aree di pertinenza  di fabbricati o unità immobiliari censiti al catasto edilizio urbano, non siano accatastate autonomamente, procedendo alla rideterminazione della rendita dell’unità immobiliare nella misura del 15% o superiore.

 

Aspetti controversi su cui oggi la Commissione Finanze prende una posizione unica chiedendo al Governo di:

– rivedere l’obbligo di variazione della rendita catastale di un immobile, in concomitanza con l’installazione di un impianto fotovoltaico (causa di un conseguente aumento dell’imposizione locale), solo se l’incremento del valore capitale dello stesso immobile è pari almeno ad una quota del 30%;

– di riportare l’aliquota di ammortamento per gli impianti fotovoltaici ad un coefficiente pari al 9% (attualmente è al 3%);

– di incrementare, per i consumi domestici, la potenza nominale ad almeno 7 chilowatt (attualmente 3 chilowatt).

“Posso dirmi soddisfatto  – spiega l’on Frangomeli – per un risultato che, fondamentalmente, garantisce maggiori certezze per tutti quei cittadini che, sensibili alle questioni della diminuzione del consumo di risorse e della gestione degli equilibri ambientali, hanno deciso di investire nella produzione di energia rinnovabile, un tema questo il cui valore, grazie anche a questa risoluzione, viene ulteriormente rilanciato sia dal punto di vista politico che da quello della salvaguardia dell’ambiente”.