L’ultimo rapporto IRENA analizza in dettaglio come il fotovoltaico a grande scala interagisca con ambiente, territorio e comunità locali.

Benefici e impatti ambientali del fotovoltaico su scala utility
Secondo il nuovo rapporto IRENA, gli impatti del fotovoltaico su scala utility sono oggi un tema chiave nel dibattito sulla transizione energetica globale. Il solare fotovoltaico è, infatti, la tecnologia rinnovabile con la crescita più rapida al mondo.
Nel solo 2024 ha rappresentato il 77% della nuova capacità rinnovabile installata e il 42% della capacità green totale globale. Dal 2015 la potenza solare è aumentata di oltre otto volte, trasformando profondamente i sistemi energetici.
Nello scenario compatibile con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, il fotovoltaico dovrebbe fornire il 37% dell’elettricità rinnovabile globale entro il 2050 e coprire circa il 50% delle nuove installazioni annuali.
Questa espansione accelera la decarbonizzazione, ma rende imprescindibile una valutazione approfondita degli effetti ambientali locali.
L’impatto del fotovoltaico sulle emissioni globali
Gli impatti ambientali del fotovoltaico sono fortemente positivi dal punto di vista climatico, è questa la prima evidenza del rapporto IRENA.
L’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili stima che gli impianti fotovoltaici installati tra il 2019 e il 2023 abbiano evitato 1,1 gigatonnellate di emissioni di gas serra ogni anno, equivalenti a circa il 3% delle emissioni globali totali nel 2024.
Nel lungo periodo, la progressiva sostituzione delle centrali a carbone e gas con il fotovoltaico potrebbe portare a una riduzione di 3,2 gigatonnellate di CO₂ all’anno entro il 2050.
Oltre alla CO₂, il solare contribuisce a ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici come biossido di zolfo, ossidi di azoto e particolato fine, con benefici diretti per la salute pubblica e per la qualità dell’aria nelle aree urbane e industriali.
Il nodo dell’uso del suolo per il solare su larga scala
Tra gli impatti del fotovoltaico su grande scala, l’uso del suolo è uno degli aspetti più discussi a livello pubblico e politico. La necessità di ampie superfici può creare conflitti con l’uso agricolo del terreno, specialmente in paesi con alta densità di popolazione o scarsità di terre fertili. Ovviamente, come chiarisce IRENA, l’area necessaria dipende da fattori geografici, tecnologici e di progettazione. I dati indicano valori medi compresi tra 1 e 4 ettari per megawatt installato.
In Cina, anche nello scenario di massima espansione, il fotovoltaico occuperebbe meno dell’1% del territorio nazionale entro il 2050.
Nel Regno Unito, la superficie necessaria resterebbe inferiore allo 0,7% del territorio totale e sotto il 2% delle terre agricole.
Negli Stati Uniti, l’occupazione stimata è inferiore allo 0,5% della superficie nazionale.
Secondo IRENA, questi numeri dimostrano che il fotovoltaico non rappresenta una minaccia sistemica per l’uso del suolo, se supportato da una pianificazione territoriale adeguata.

Impatti ambientali del fotovoltaico su biodiversità e habitat naturali
Il tema si fa più critico quando gli impianti sono collocati in aree ecologicamente sensibili.
Durante la fase di costruzione si possono verificare perdita di habitat, compattazione ed erosione del suolo, alterazione dei flussi idrici e disturbo della fauna.
Nella fase operativa, la presenza dei moduli può modificare temperatura del suolo, regimi di umidità, copertura vegetale e microclima locale.
Il rapporto segnala anche rischi diretti per l’avifauna. In California, un monitoraggio pluriennale indica una mortalità media di 2,49 uccelli per megawatt all’anno in alcuni impianti fotovoltaici. Anche le infrastrutture di rete associate, come linee elettriche e sottostazioni, aumentano il rischio di collisioni ed elettrocuzione.

Tuttavia in condizioni aride o semi-aride, l’installazione di impianti può favorire il ripristino di siti minerari abbandonati o zone colpite da desertificazione. Ad esempio, a Gonghe (Cina), la copertura vegetale è passata dal 2% a oltre il 55% in dieci anni grazie all’ombra dei pannelli.
I materiali del fotovoltaico
Un capitolo centrale riguarda l’estrazione e l’uso dei materiali. IRENA stima che, entro il 2030, la produzione globale di moduli solari richiederà 2,6 milioni di tonnellate di alluminio, 0,18 milioni di tonnellate di rame e circa 4.000 tonnellate di argento.
L’estrazione primaria di queste risorse comporta pressioni significative su ecosistemi terrestri e marini, consumo di acqua ed emissioni associate alle attività minerarie. Il rapporto sottolinea quindi la necessità di sviluppare catene di fornitura più sostenibili, basate su riciclo, riutilizzo e progettazione circolare dei moduli, riducendo i rischi ambientali lungo l’intero ciclo di vita.
Quando il fotovoltaico diventa un beneficio per il territorio
IRENA evidenzia che gli impatti ambientali del fotovoltaico possono trasformarsi in benefici se i progetti sono integrati nel territorio.
Come anticipato, gli impianti possono contribuire al ripristino di suoli degradati, alla riduzione dell’evaporazione in aree aride e alla mitigazione delle tempeste di sabbia. In alcuni contesti, la gestione della vegetazione favorisce l’aumento della biodiversità locale.
Le sinergie con agricoltura e pascolo sono rilevanti. In Canada, l’integrazione del pascolo ovino negli impianti solari ha aumentato la redditività agricola dal 10% al 40%, rispetto a una media agricola del 7,3%.
Negli Stati Uniti, impianti realizzati su aree industriali dismesse hanno determinato un incremento del valore immobiliare locale tra il 5% e il 15%.
Politiche pubbliche per ridurre gli impatti ambientali del fotovoltaico
Secondo IRENA, la gestione degli impatti ambientali del fotovoltaico su scala utility richiede politiche integrate e coerenti.
Valutazioni di impatto ambientale complete, analisi cumulative, pianificazione territoriale anticipata e coinvolgimento delle comunità locali sono strumenti fondamentali per ridurre conflitti e opposizioni.
Il rapporto sottolinea che oggi solo una quota limitata dei progetti fotovoltaici integra misure ambientali avanzate in modo sistematico. Rafforzare questi approcci è considerato essenziale per garantire uno sviluppo sostenibile del settore nel lungo periodo.













