Non lasciate l’idroelettrico ai margini della transizione energetica, dice l’IEA

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, le dighe possono svolgere un ruolo chiave per facilitare l’integrazione di eolico e solare nel sistema elettrico. Ma gli investimenti sono in calo

Idroelettrico, IEA: è il “gigante dimenticato” delle rinnovabili
Foto di HOerwin56 da Pixabay

Il 40% della nuova capacità di idroelettrico nel prossimo decennio sorgerà in Cina

(Rinnovabili.it) – L’idroelettrico è il gigante dimenticato delle rinnovabili. Necessario per integrare al meglio eolico e solare e far avanzare la quota di energia pulita nel mix elettrico. Ma lasciato ai margini da chi vuole investire sulle fer, tanto che in questo decennio gli investimenti previsti dovrebbero calare del 23% rispetto al periodo 2010-2020. Parole, cifre e giudizi che arrivano dall’Iea, l’agenzia internazionale per l’energia, che affronta il tema dell’energia delle dighe nel nuovo rapporto Hydropower Special Market Report.

“L’energia idroelettrica è il gigante dimenticato dell’elettricità pulita e deve essere reinserita nell’agenda per l’energia e il clima se i paesi sono seriamente intenzionati a raggiungere i loro obiettivi di zero netto”, dichiara il direttore esecutivo dell’Iea, Fatih Birol.

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Per l’agenzia, il valore dell’idroelettrico nella transizione energetica è alto. Oltre a fornire energia low-carbon, può essere un utile cuscinetto per favorire l’integrazione nel sistema elettrico di altre rinnovabili non programmabili, come l’energia dal vento e il solare. Ha infatti “capacità senza pari di fornire flessibilità e stoccaggio”, si legge nel rapporto. “Molte centrali idroelettriche possono aumentare e diminuire la produzione di elettricità molto rapidamente rispetto ad altre centrali come nucleare, carbone e gas naturale”.

Eppure il tasso di espansione dell’idroelettrico sta rallentando. In termini assoluti, la capacità idroelettrica globale dovrebbe aumentare del 17% entro la fine del decennio, soprattutto grazie ai progetti in Cina (che installerà il 40% della nuova capacità globale), India, Turchia ed Etiopia. Ma rispetto ai 10 anni precedenti, si procede con il freno a mano tirato: gli investimenti saranno il 23% in meno.

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“I vantaggi dell’energia idroelettrica possono renderla un fattore naturale di transizioni sicure in molti paesi mentre passano a quote sempre più elevate di solare ed eolico, a condizione che i progetti idroelettrici siano sviluppati in modo sostenibile e resiliente al clima”, aggiunge Birol.

Un’occasione per le economie in via di sviluppo, sostiene l’Iea. Circa la metà del potenziale economicamente sostenibile dell’energia idroelettrica a livello mondiale non è sfruttato, nota l’agenzia. E questo potenziale è particolarmente alto nelle economie emergenti e in quelle in via di sviluppo, dove raggiunge quasi il 60%. Il rapporto nota però che a scoraggiare gli investitori e a far lievitare i costi concorrono diversi fattori, tra cui iter autorizzativi molto lunghi, l’opposizione delle comunità locali e le valutazioni sull’impatto ambientale.

Va ricordato che l’idroelettrico non è carbon neutral. Le grandi dighe, rileva uno studio del 2016, pesano per circa l’1,3% delle emissioni antropiche a livello globale, anche se questa quota non viene ufficialmente conteggiata nei consessi internazionali (ad esempio, nei rapporti del panel intergovernativo sul cambiamento climatico). Inoltre, le dighe hanno un impatto negativo sulla biodiversità e sulla resilienza degli ecosistemi, fluviali e non solo.

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