AGICI presenta la Roadmap Italia @2030 in occasione dell’Osservatorio sul Mercato Internazionale dell’Idrogeno.

I costi dell’idrogeno in Italia frenano i progetti
I costi dell’idrogeno in Italia sono i più elevati d’Europa, raggiungendo 13 €/kg e superando ampiamente la media delle offerte dell’European Hydrogen Bank. Nel mondo i progetti superano quota 3.100, con l’Europa che ne concentra oltre il 40%, ma l’Italia rischia un significativo gap competitivo.
È quanto emerso nel corso del Convegno finale dell’Osservatorio sul Mercato Internazionale dell’Idrogeno di AGICI, dal titolo “Policy e strategie per il presente e il futuro dell’idrogeno: è ora di agire!” svoltosi a Milano. La Roadmap Italia @2030 presentata in questo contesto da AGICI indica la necessità di fino a 4 miliardi di euro di sostegni operativi per centrare il target dei 180 kton al 2030. Il nodo principale riguarda il prezzo dell’elettricità, fermo a 110 €/MWh, molto più alto rispetto agli altri Paesi europei. Il rapporto evidenzia anche oltre 500 kton di consumi nazionali e la concentrazione della domanda in aree industriali strategiche.
Oltre 3.100 progetti globali, più del 40% è europeo
Nel mondo si contano oltre 3.100 progetti di produzione e trasporto di idrogeno, con una crescita del 15% rispetto al 2024. Circa 870 iniziative sono già in fase avanzata. L’Europa guida la trasformazione e concentra più del 40% dei progetti globali, con applicazioni che riguardano trasporti stradali, settori industriali e, nei Paesi nordici, trasporti marittimi e aerei. I testi mostrano che questa dinamica è sostenuta da politiche europee consolidate e da un forte impegno degli Stati membri.
In questo scenario, tuttavia, emergono criticità nazionali legate ai costi dell’idrogeno in Italia, che incidono sulla fattibilità dei progetti e sulla loro bancabilità. Lo studio AGICI mostra che l’elettrolisi alimentata da energia rinnovabile genera costi molto più alti rispetto alla media europea, penalizzando la competitività interna.
AGICI parla di diversi strumenti dell’UE che incidono sul settore: RED III, ETS e CBAM, che rafforzano l’obbligo di impiego di energia rinnovabile e incrementano il costo delle emissioni. I consumi previsti per l’Europa entro il 2030 potrebbero raggiungere 5 milioni di tonnellate, ma la capacità produttiva effettiva dipenderà dall’applicazione di queste politiche.
Perché i costi dell’idrogeno in Italia raggiungono 13 €/kg
La criticità principale è il costo dell’energia elettrica, che nel biennio 2024-2025 si è stabilizzato a 110 €/MWh, contro i 77 €/MWh della Germania, i 71 €/MWh della Spagna, i 54 €/MWh della Francia e i 44 €/MWh dei Paesi nordici. Questa differenza genera l’aumento dei costi dell’idrogeno in Italia, che raggiungono 13 €/kg, il valore più alto in Europa.
Le aste dell’European Hydrogen Bank mostrano dati compresi tra 5 e 9 €/kg, evidenziando un divario molto ampio rispetto al mercato italiano. Anche il confronto con i combustibili fossili è netto: il gasolio costa 5-6 €/kg, mentre il gas naturale varia tra 2 e 3 €/kg.
Secondo AGICI, senza un meccanismo di sostegno stabile, la produzione nazionale non è competitiva. La situazione ostacola l’avvio dei progetti previsti dal PNRR e riduce la capacità del Paese di attrarre investimenti.
L’idrogeno RFNBO (Renewable Fuel of Non-Biological Origin) – idrogeno rinnovabile prodotto tramite elettrolisi dell’acqua utilizzando energia elettrica derivata esclusivamente da fonti rinnovabili, non da biomassa – prodotto in Italia risente più degli altri Paesi della variabilità dei costi elettrici. Per questo l’introduzione di un incentivo variabile, previsto dal decreto tariffe, è definita “essenziale” per garantire competitività immediata ed efficienza della spesa pubblica.
La Roadmap Italia @2030 e i 4 miliardi necessari
La Roadmap Italia @2030 identifica le azioni prioritarie per accelerare la produzione nazionale. Per raggiungere l’obiettivo di 180 kton entro il 2030, pari al 70% del target del PNIEC, saranno necessari fino a 4 miliardi di euro di sostegno OPEX nel periodo 2025-2030.
Gli investimenti devono essere indirizzati verso le aree con domanda consolidata e progetti già avviati: raffinerie, poli chimici, porti strategici e iniziative PNRR. I consumi nazionali superano le 500 kton annue, con una forte concentrazione in Nord-Ovest (129 kton), Nord-Est (46 kton), Puglia (62 kton), Sardegna (68 kton) e Sicilia (oltre 200 kton).
AGICI sottolinea la necessità di una governance industriale coordinata, capace di allineare regolazione, domanda e investimenti. Si evidenzia, in particolare, l’esigenza di garantire certezza normativa e stabilità degli incentivi, così da permettere una pianificazione credibile delle iniziative.
Stefano Clerici, Consigliere Delegato di AGICI, afferma che: “Una prospettiva europea, un quadro regolatorio stabile e un coordinamento efficace sono essenziali per attivare il mercato”. Francesco Elia, Responsabile Hydrogen Unit di AGICI, aggiunge: “Un meccanismo incentivante dinamico è fondamentale per avviare i progetti PNRR e costruire un track record replicabile”.
Competitività industriale e ruolo strategico dell’idrogeno RFNBO
L’idrogeno RFNBO è considerato un fattore strategico per la decarbonizzazione dei settori hard-to-abate. Gli studi mostrano che il suo impiego è particolarmente rilevante in filiere ad alta intensità energetica, come acciaio, ammoniaca e refining.
Tuttavia, l’Italia deve affrontare un contesto competitivo in cui i progetti europei crescono rapidamente e quelli cinesi sono già al 50% in fase FID+, contro il 30% europeo.
I principali progetti europei sopra i 100 MW sono localizzati in Paesi Bassi, Germania, Francia, Portogallo e Svezia. Ma la dimensione media degli impianti cinesi è dieci volte superiore a quella europea.
Questo quadro dimostra la necessità di accelerare la realizzazione del mercato nazionale. Gli strumenti regolatori europei sono leve decisive per aumentare la domanda di idrogeno pulito. Tuttavia, senza interventi mirati per ridurre i costi dell’idrogeno in Italia, il Paese rischia di non riuscire a cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione industriale europea.
Gli strumenti europei utili per ridurre i costi dell’idrogeno in Italia
Per ridurre i costi dell’idrogeno in Italia, esistono diversi strumenti normativi e finanziari dell’Unione Europea. La Direttiva RED III introduce quote minime di energia rinnovabile in trasporti e industria. Il CBAM tassa le importazioni ad alta intensità di carbonio, stimolando l’uso di idrogeno pulito per mantenere competitività. L’ETS aumenta il costo delle emissioni di CO₂ e incentiva l’abbandono dei combustibili fossili.
L’European Hydrogen Bank, con le sue aste tra 5 e 9 €/kg ,rappresenta un riferimento indispensabile per valutare la competitività dei costi nazionali. Gli strumenti europei, tuttavia, non possono colmare da soli il divario italiano senza un quadro industriale coordinato e sostegni mirati.
AGICI evidenzia che l’Italia dispone già di nodi logistici strategici e domanda consolidata. Con una governance stabile e incentivi variabili, la produzione nazionale potrebbe contribuire alla trasformazione energetica del Paese, rendendo l’idrogeno una filiera industriale centrale.













