Il Giappone avrà la prima filiera dell’idrogeno al mondo nel 2030

Tokyo è nella fase di rodaggio con alcuni progetti pilota, tra cui una nave per il trasporto via mare su lunga distanza dell’idrogeno in forma liquida. E adesso vuole accelerare su ricerca, tecnologie e partnership strategiche

Filiera dell’idrogeno: il Giappone sarà pronto nel 2030
Jordy Meow from Pixabay

Per promuovere la filiera dell’idrogeno, nel 2021 il budget dedicato aumenterà del 20%

(Rinnovabili.it) – Il Giappone fissa al 2030 la data in cui sarà operativa la sua prima filiera dell’idrogeno. L’annuncio del piano che contribuirà a ridurre le emissioni di carbonio del paese è stato dato ieri dal ministro all’Industria Hiroshi Kajiyama. Per raggiungere questo obiettivo, Tokyo si impegna ad accelerare alcuni processi già in atto. Su tutti, gli sviluppi tecnologici necessari a rendere l’idrogeno commercialmente conveniente.

Il perno del piano giapponese è il trasporto via mare di ingenti quantità di idrogeno liquido. Il paese nipponico su questo fronte è all’avanguardia. Lo scorso dicembre è stata varata la prima nave commerciale al mondo per il trasporto dell’idrogeno sotto forma liquida. La Suiso Frontier – questo il nome dell’imbarcazione – è frutto della partnership tra Kawasaki Heavy Industries, un vasto conglomerato industriale giapponese attivo nel settore nautico, aerospaziale e ferroviario, insieme a Iwatani Corporation, Shell Japan e J-Power.

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Secondo quanto annunciato da Kajiyama, dopo questi mesi di rodaggio la Suiso Frontier entrerà in funzione a inizio 2021 con il primo carico dall’Australia. Sarà il primo embrione di una filiera dell’idrogeno vera e propria. In linea con gli impegni presi con la strategia nazionale sull’idrogeno del 2017, il governo intende continuare a supportare questo processo tramite una voce apposita del budget statale. Per l’anno fiscale 2021 il ministro ha annunciato un aumento del 20%, che porta l’ammontare a circa 800 milioni di dollari. Denaro destinato sia alla ricerca e allo sviluppo tecnologico, sia alla creazione delle infrastrutture nazionali necessarie per l’importazione e la distribuzione di questo vettore energetico.

Con questo sforzo ulteriore, il Giappone punta a raggiungere il suo obiettivo strategico di diventare la prima “società a idrogeno” al mondo. Vale a dire: sfruttare questo vettore in modo trasversale e integrato, dai trasporti alla produzione di energia, al riscaldamento. Il piano coinvolge anche le principali aziende nazionali. Non a caso, sempre il 14 ottobre Toyota Motor e altre 8 compagnie hanno annunciato che entro dicembre formeranno una nuova rete nazionale che ha lo scopo di promuovere la creazione di filiere dell’idrogeno (e quindi accelerare l’emergere di un mercato specifico) e di alleanze globali.

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Punto chiave per la riuscita della strategia è l’abbattimento dei costi. Attualmente, i prezzi al dettaglio battono sui 100 yen/Nm3 (circa 80 centesimo di euro). La strategia nazionale giapponese per l’idrogeno punta a scendere fino a 30 yen/Nm3 al 2030 (0,24 euro). E a 20 yen/Nm3 (16 centesimi) nel lungo periodo. Già nel breve-medio periodo, suggeriscono però gli analisti, il successo del piano giapponese si potrà misurare con un singolo indicatore. Ovvero l’adozione (o meno) dell’idrogeno a livello commerciale nella produzione di energia. Questo perché le centrali ne dovrebbero consumare quantità ingenti. Lo slittamento del comparto verso l’idrogeno potrebbe quindi accelerare la fattibilità della diffusione dell’idrogeno anche in altri settori.

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