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Idrogeno: l’85% delle imprese aumenta gli investimenti. Export al 46%

Ricavi in crescita e 70% dei progetti in fase avanzata: il settore entra nella fase industriale

Filiera italiana idrogeno: +85% di investimenti
Filiera italiana idrogeno: +85% di investimenti – Immagine realizzata con IA

Osservatorio sull’idrogeno in Italia

La filiera italiana dell’idrogeno accelera e consolida la propria maturità industriale. L’85% delle imprese prevede un aumento degli investimenti entro il 2026 e oltre il 26% si attende una crescita superiore al 25%.

Il 58% genera già ricavi dal settore, quota che sale al 71% considerando chi prevede di farlo entro il 2026. L’export vale il 46% del fatturato H2 e raggiunge il 60% nel manifatturiero. Il 70% dei progetti è in fase avanzata e il 25% è già in costruzione, in linea con le scadenze PNRR. Il target PNIEC al 2030 è fissato a 252.000 tonnellate di idrogeno rinnovabile.

È quanto emerge dall’Osservatorio 2025 Intesa Sanpaolo–H2IT, che ha coinvolto 79 imprese lungo l’intera catena del valore.

Il peso della filiera italiana dell’idrogeno nei ricavi aziendali

L’idrogeno non è più un’attività marginale. Il 58% delle imprese dichiara di aver già ottenuto ricavi dal settore. La quota sale al 66% nel manifatturiero e raggiunge il 71% considerando chi prevede ricavi entro il 2026.

Cresce anche l’incidenza media del fatturato H2 sul totale, passata dal 7% al 20% rispetto alla precedente edizione. Il valore mediano è al 5%, in aumento rispetto al 2% del primo Osservatorio. Segnale di una progressiva integrazione dell’idrogeno nei modelli di business.

Le imprese mostrano inoltre una forte proiezione internazionale. Il 46% del fatturato da idrogeno proviene da clienti esteri e sale al 60% tra le manifatturiere. Anche tra le aziende italiane la quota export è significativa, pari al 45%.

Gli investimenti nell’H2 al 2026

Gli investimenti nell’idrogeno al 2026 restano sostenuti nonostante l’incertezza di mercato. Per oltre metà delle imprese, la quota di investimenti destinati all’idrogeno supera il 10% del totale. Nel manifatturiero la mediana raggiunge il 15%, contro il 5% dei servizi.

Tra le imprese che hanno partecipato a entrambe le edizioni dell’Osservatorio, l’incidenza degli investimenti in H2 è raddoppiata.

Le motivazioni principali restano due: opportunità di business (65%) e contributo alla transizione energetica (57%). Seguono richieste dei clienti e tutela della competitività.

Guardando al 2026, l’85% prevede un aumento degli investimenti e oltre un quarto stima una crescita superiore al 25%. Tra chi già oggi dedica oltre metà dei propri investimenti all’idrogeno, il 70% prevede un ulteriore incremento significativo.

Quanto è innovativa la filiera italiana dell’idrogeno?

La centralità della ricerca è evidente. Il 70% delle imprese dispone di un reparto interno di R&S. Nel manifatturiero questa funzione è considerata cruciale dal 53% delle aziende.

Quasi un terzo ha depositato o sta per depositare brevetti negli ultimi cinque anni. La quota sale al 44% tra le manifatturiere.

Sul piano della maturità tecnologica, il 39% lavora su progetti con TRL elevato, il 32% su TRL intermedi. Meno di un quarto non ha ancora adottato tecnologie 4.0. Le soluzioni più diffuse sono cloud (53,2%), intelligenza artificiale (30,4%), cybersecurity (29,1%) e IoT (25,3%).

Le strategie prioritarie di investimento confermano la fase di scale-up: Ricerca e Sviluppo, costruzione di impianti e progetti pilota, formazione del capitale umano.

I fondi pubblici

Il PNRR ha rappresentato un acceleratore decisivo. L’autofinanziamento resta prevalente, ma la quota di fondi pubblici è salita dal 22% al 37% tra le due edizioni dell’Osservatorio.

Circa il 66% delle imprese ha partecipato ad almeno un bando nazionale o europeo. Tra queste, il 73% risulta aggiudicatario. Il 66% delle partecipanti ai bandi italiani ha avuto accesso a misure PNRR.

Il Piano prevede investimenti per circa 3 miliardi di euro tra PNRR e IPCEI. Entro il 2026 sono attese stazioni di rifornimento stradali e ferroviarie e lo sviluppo di oltre 50 Hydrogen Valley in aree industriali dismesse.

La pipeline è articolata: 70% dei progetti è in fase avanzata e 25% già in costruzione. La maggioranza riguarda industria (65%) e mobilità (48%). Le taglie restano prevalentemente medio-piccole, ma oltre un quarto si muove su impianti superiori ai 20 MW.

Gli ostacoli del mercato

La creazione della domanda di idrogeno è indicata come priorità assoluta. Le principali criticità restano la domanda debole e la chiarezza normativa, sebbene la quota di imprese che giudica poco chiaro il quadro regolatorio sia scesa dal 78% al 51%.

Il 72% delle imprese ritiene raggiungibile il target PNIEC al 2030 di 252.000 tonnellate di idrogeno rinnovabile, ma solo con interventi di policy significativi. Tra gli ostacoli citati: costi elevati, incentivi insufficienti sugli Opex, ritardi autorizzativi.

La Strategia nazionale per l’idrogeno fissa tre orizzonti temporali: consolidamento al 2030, fase di mercato al 2040 e ruolo strutturale al 2050, con l’idrogeno fino al 18% dei consumi finali nei settori hard-to-abate e oltre il 30% nei trasporti.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.