Parte dalla Namibia la corsa all’idrogeno verde dell’Africa

Nel 2024 la prima produzione di elettricità dall’impianto integrato fotovoltaico-idrogeno di Swakopmund, la 4° città del paese. A regime garantirà 142 GWh l’anno, abbastanza per 142mila cittadini cioè più di 3 volte il fabbisogno della città che ospita il sito

Idrogeno verde: nel 2024 in Namibia il 1° impianto africano
Photo by Sergi Ferrete on Unsplash

L’ex colonia tedesca ha un enorme potenziale non sfruttato per l’idrogeno verde a bassissimo costo

(Rinnovabili.it) – Inizierà a generare elettricità pulita nel 2024 a Swakopmund, 4° città della Namibia e capoluogo della regione di Erongo. Conquistando un primato continentale: sarà il 1° impianto africano di idrogeno verde a entrare ufficialmente in attività. Dimostrando che l’ex colonia tedesca vuole far valere il suo enorme potenziale di idrogeno rinnovabile, ancora non sfruttato, che la colloca ai primissimi posti al mondo per costi di produzione.

L’idrogeno verde di Swakopmund

È il progetto della francese HDF (Hydrogène de France), che tramite il suo ramo locale – HDF Energy Namibia – sta costruendo un impianto integrato fotovoltaico-idrogeno per fornire continuativamente elettricità pulita a Swakopmund e alla rete nazionale. Gli 85 MW di pannelli solari bifacciali ad inseguimento ad asse singolo alimentano un impianto di desalinizzazione e demineralizzazione dell’acqua marina basato sull’osmosi inversa (con capacità 200 m3 interamente dedicata al sito) e degli elettrolizzatori con membrana a scambio protonico (PEM). Questi sono in grado di produrre 1.400 tonnellate di idrogeno verde l’anno che verranno impiegate principalmente durante le ore notturne, tra le 21 e le 8 del mattino. Durante il dì, il fotovoltaico produrrà 30 MW di elettricità. Completano l’impianto hydrogen-to-power una capacità di energy storage di 93 MWh e 4 fuel cell da 1,5MW ciascuna.

Nel complesso, il sito – che occuperà circa 170 ettari – dovrebbe generare 142 GWh di elettricità l’anno, una quantità sufficiente per il fabbisogno di 142mila cittadini. Ovvero più di 4 volte gli abitanti di Swakopmund. Visti i consumi del paese, il progetto a trazione francese aumenterà in modo sensibile la sicurezza energetica della Namibia. Attualmente, questa dipende in larga misura dall’importazione di energia elettrica da altre regioni (Sudafrica, Zambia), il che la espone alla volatilità delle tariffe e ai rischi di approvvigionamento. Con l’impianto di Swakopmund si potrà internalizzare circa il 5% della domanda di energia di picco. La fornitura dovrebbe avvenire tramite PPA con orizzonte 25 anni.

I primi passi della Namibia verso l’oro verde

Il sito di HDF servirà per testare la capacità produttiva di H2 rinnovabile del paese e le sue possibilità di integrazione. In una fase iniziale, circa 100 kg di idrogeno verranno distratti dalla produzione elettrica e alimenteranno una piccola flotta di bus a idrogeno pulito. Lo scopo è valutare le potenzialità di impianti di questo tipo per guidare la decarbonizzazione della mobilità e in particolare di quella pubblica.

Un primo passo che, se arriveranno buoni risultati, potrebbe convincere molti nuovi investitori a scommettere sulla produzione di idrogeno verde in Namibia. Anche se il più delle volte il paese dell’Africa australe resta fuori dalle mappe globali dell’energia, il suo potenziale è notevole. Secondo il ministero della Ricerca tedesco, la Namibia ha già adesso il potenziale per produrre H2 rinnovabile a 1,5-2 euro il chilo, nonostante il costo aggiuntivo per la desalinizzazione dell’acqua di mare necessaria per l’elettrolisi. La soglia di 1,5 euro/kg è cruciale per l’espansione rapida del mercato dell’H2 verde.

Questo grazie a condizioni naturali e climatiche che la rendono un hotspot delle rinnovabili. Può contare su oltre 3.500 ore di sole l’anno, cioè un valore di eliofania del 50% più alto di quello – già piuttosto elevato – delle regioni italiane più produttive ovvero Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia.  In più, due terzi del territorio hanno valori di irradiazione solare superiori a 2.700 kWh/m2, quindi analoghi a quelli dell’Australia e più alti di quelli di gran parte della penisola arabica. Anche i parametri per lo sfruttamento dell’energia eolica sono più che buoni e fanno competere la Namibia con le migliori regioni al mondo, come il sud del Cile.

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