Strategia italiana sull’idrogeno: 5GW di capacità e 200mila posti di lavoro

Il Ministero dello Sviluppo economico apre le consultazioni pubbliche sulle Linee Guida preliminari. E ricorda: “ricercatori e aziende italiane possiedono un vantaggio in termini di capacità e conoscenze”

Strategia italiana sull'idrogeno
Foto di Полина Андреева da Pixabay

Cosa prevede la Strategia italiana sull’Idrogeno?

(Rinnovabili.it) – In dirittura d’arrivo la Strategia italiana sull’idrogeno. Con un po’ di ritardo sui piani nazionali pubblicati in questi mesi da Stati come Francia, Germania e Spagna, anche il Bel paese si prepara scrivere il proprio programma di sviluppo del vettore. E lo fa mettendo in consultazione pubblica fino al 21 dicembre 2020 le Linee Guida, il testo preliminare con cui redigere la strategia vera e propria.

“L’Italia è tra i primi Paesi che hanno creduto nell’idrogeno come vettore energetico pulito del futuro, in grado di accelerare il processo di decarbonizzazione verso un modello di sviluppo ecosostenibile”, dichiara il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. “Questo ha permesso ai ricercatori e alle aziende italiane di acquisire un vantaggio in termini di capacità e conoscenze […] che oggi consente al nostro Paese di avere un ruolo centrale nella definizione dei piani europei di investimento previsti per lo sviluppo e l’implementazione della produzione e utilizzo dell’idrogeno”. 

Cosa risposta il testo in consultazione? Gli elementi principali sono in parte quelli già anticipati da Rinnovabili.it nei giorni scorsi. La strategia italiana sull’idrogeno punta a incrementare, investimenti produzione e utilizzo del vettore, riallacciandosi idealmente alla Strategia UE. L’idea è di muoversi su due orizzonti temporali. Sul breve termine (2030) si mira a rendere questo combustibile “progressivamente competitivo in applicazioni selezionate”. Chimica, mobilità, raffinazione petrolifera le aree da cui cominciare per mettere le radici di un ecosistema nazionale. Sul lungo termine (2050), il vettore potrebbe invece contribuire a decarbonizzare i settori cosiddetti “hard-to-abate”, ossia industria ad alta intensità energetica e l’aviazione.

Strategia nazionale idrogeno: si cerca il “verde” ma non si esclude il “blu”

Sul fronte trasporti, il Mise ipotizza che l’Italia possa prevedere una penetrazione di almeno il 2% di camion a lungo raggio a celle a combustibile entro il 2030, su una flotta nazionale totale di circa 200.000 veicoli. A patto ovviamente di realizzare una rete dedicata al rifornimento lungo le arterie autostradali. Spazio anche ai treni a idrogeno (i primi accordi di settore sono già stati firmati). Il documento ipotizza di avviare le prime implementazioni in quelle regioni con un alto numero di treni diesel e passeggeri, come ad esempio Sardegna, Sicilia e Piemonte. Tra le applicazioni prioritarie vi sono anche quelle a livello di industria siderurgica primaria, chimica e alcuni cluster produttivi. Il documento ragiona anche sulle percentuali di miscelazione in rete del combustibile, ritenendo plausibile entro il 2030 sostituire una media fino al 2% del gas naturale con idrogeno verde.

Rispetto a a questi settori d’impiego, il Governo prevede una crescita della penetrazione dell’H2 sugli impieghi finali dall’attuale da circa l’1% al 2% entro il 2030. Sottolinenando però che “opportunità aggiuntive potrebbero portare a una penetrazione più alta”. Quota che arriverebbe al 20% entro il 2050, toccando in questo caso anche i settori del trasporto aereo e marittimo, e il riscaldamento industriale.

Per soddisfare la domanda 2030 – pari a circa 0,7 Mton di H2 l’anno – la strategia italiana sull’idrogeno studierà le condizioni più favorevoli “ad assicurare la fattibilità della produzione e un basso costo della materia prima”. Le fonti immaginate per queste 0,7 Mton sono tutte “verdi” e richiederebbero pertanto l’installazione di circa 5 GW di elettrolizzatori entro la fine del decennio. Ma il governo non si preclude altre opzioni. “La produzione nazionale di idrogeno verde potrebbe essere integrata con le importazioni […] o con altre forme di idrogeno a basse emissioni di carbonio, ad esempio l’idrogeno blu”.

Idrogeno verde, tra spese ed entrate

Il piano implicherebbe circa 10 miliardi di euro di investimenti nel prossimo decennio; di questi 5-7 mld destinati a strutture di distribuzione e consumo e 2-3 mld alla ricerca. Alla cifra vanno sommate  anche le risorse per incrementare le fonti rinnovabili. In cambio il paese otterrebbe una riduzione di circa 8 Mton di CO2. E la creazione di oltre 200mila posti di lavoro temporanei nei prossimi 10 anni e fino a 10.000 occupati fissi sul medio periodo.

“Abbattere l’inquinamento è una priorità della nostra agenda politica”, ha affermato il Vice Ministro Stefano Buffagni. “L’idrogeno […] è un pilastro delle future strategie ambientali ed energetiche globali e rappresenta il futuro green che vogliamo lasciare ai nostri figli. Grazie a queste prime linee guida per la realizzazione della Strategia Nazionale Idrogeno, l’Italia si sta ritagliando un ruolo centrale in questa sfida, insieme con i Paesi europei maggiormente avanzati su questo tema”.

2 Commenti

  1. MA PERCHÉ PERDONO TUTTO QUESTO TEMPO? PER CONTINUARE A FAR ARRICHIRE GLI AMICI DEGLI AMICI.
    BASTEREBBERO SOLO POCHI ANNI PER MANDARE TUTTO A IDROGENO, MA LORO PARLANO, PARLANO, PARLANO. SOLO PROMESSE ELETTORALI E COSI CI TENGONO SCHIAVI

  2. L’idrogeno è una scusa per seguitare ad usare idrocarburi, metano in primis. Poco o niente di fa per sviluppare celle a combustibile reversibili e tutta la filiera avanzata dell’idrogeno. I petrolieri fanno un gran polverone e comunque controllano quasi tutto, ricerca ed università incluse.

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