Le nuove infrastrutture energetiche UE salvano gas e idrogeno blu

La nuova rete TEN-E chiude la porta al gas naturale ma prevede deroghe per certi gasdotti. E il gas resta anche per l’idrogeno blu (preferito a quello rinnovabile fino al 2027)

Infrastrutture energetiche UE: salvo il gas di Malta e Cipro
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Strasburgo approva la riforma delle infrastrutture energetiche UE

(Rinnovabili.it) – Via il gas dalla riforma della rete TEN-E, anzi no. C’è ancora spazio per le fossili nelle infrastrutture energetiche UE, anche se l’abbandono graduale è impostato. E poi largo all’idrogeno ma anche alla cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), e più attenzione alla coerenza dei progetti approvati con il contenimento dei prezzi dell’energia per gli utenti finali. Sono i pilastri del nuovo regolamento TEN-E approvato dalla commissione Industria, Ricerca e Energia del parlamento europeo il 28 settembre con 50 voti a favore, 13 no e 12 astenuti.

Un testo da cui dipende il futuro di infrastrutture energetiche UE cruciali per dare il ritmo giusto alla torsione verde del continente. Il documento, infatti, stabilisce criteri e metodologie per la selezione dei cosiddetti progetti energetici di interesse comune (PCI), cioè le grandi opere infrastrutturali transfrontaliere come linee di trasmissione ad alta tensione, gasdotti, impianti di stoccaggio dell’energia e reti intelligenti. Progetti che, se inseriti in ista, ricevono fondi comunitari (5,8 mld di euro) e possono approfittare di procedure amministrative più snelle.

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La riforma del regolamento approvata dagli eurodeputati chiarisce che i progetti che riguardano il gas naturale non saranno più ammessi, salvo elencare una serie di eccezioni subito dopo. La deroga riguarda i PCI che sono inseriti nella 4° e 5° lista: potranno accedere alle condizioni agevolate per le infrastrutture energetiche UE ritenute strategiche a patto che supportino l’abbandono di fonti fossili (carbone, lignite, shale) da parte dei paesi membri interessati.

Di che progetti stiamo parlando? Nelle due liste menzionate ci sarebbero almeno una cinquantina di progetti legati al gas naturale, tra cui il gasdotto EastMed tra Cipro e Grecia. Il punto problematico è che la domanda europea di gas è in calo costante da anni e le pipeline e i rigassificatori esistenti sono più che sufficienti per soddisfarla. Il timore è che finanziare progetti di questo tipo ritardi la transizione energetica drenando attenzioni e risorse via dalle fonti rinnovabili.

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C’è poi una seconda clausola che favorisce il gas naturale: gli eurodeputati hanno stabilito che l’UE finanzierà quei progetti che prevedono di immettere in rete un mix di gas e idrogeno. Questo però solo fino al 2027: dopodiché, le infrastrutture dovranno essere pronte nel giro di 3 anni per pompare esclusivamente idrogeno.

Sul fronte di questo vettore energetico irrompe il supporto per il CCS. Finanziare infrastrutture transfrontaliere per la cattura e lo stoccaggio della CO2 significa dare respiro all’idrogeno blu, ottenuto per pirolisi proprio dal gas benché con recupero di anidride carbonica. Visto che i depositi geologici per lo stoccaggio di CO2 sono preclusi a molti paesi, creare un’infrastruttura dedicata permette a molti più paesi di trovare conveniente questa tipologia di H2. A tutto discapito dell’idrogeno verde. Ma su questo punto, l’opinione di Strasburgo è che l’espansione dell’idrogeno blu possa invece aiutare ad abbattere i costi anche per quello rinnovabile.

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