WoodMac: a livello di UE27, la quota di rinnovabili elettriche prevista per il 2030 si attesterà al 63,7%, al di sotto sia dell'obiettivo del 65% fissato da Fit-for-55 sia dell'obiettivo del 69% necessario per il REPowerEU.

Gli ambiziosi obiettivi produttivi che l’Unione europea si è data in materia di rinnovabili elettriche potrebbero essere destinati a rimanere solo sulla carta. Secondo gli analisti di Wood Mackenzie entro la fine del decennio il Blocco UE rischia di mancare il target 2030 alla base della modellazione del REPowerEu di ben 5,3 punti percentuali. Legando il destino della regione al ruolo del gas per un tempo più lungo del previsto.
Per capire quali saranno le difficoltà di domani è necessario partire dai risultati raggiunti sinora. Quando nel 2023 Bruxelles ha approvato il REPowerEU, in risposta alla crisi energetica innescata dalla guerra russa in Ucraina, lo ha fatto con un obiettivo chiaro: ridurre fino ad eliminare la quota di importazioni di gas russo. In che modo? Impostando un piano per diversificare i flussi di gas e aumentando la generazione di energia pulita, fotovoltaico ed eolico in primis.
Il testo non stabilisce dei veri target per le FER. Tuttavia nel documento di lavoro che ha supportato la stesura del REPowerUE si analizza l’impatto di quelli più ambiziosi definiti nella RED III.
“Lo scenario REPowerEU – si legge – mostra che l’aumento della quota complessiva di fonti energetiche rinnovabili al 45% nel 2030 porta a un incremento in tutti i settori delle rinnovabili, sia sul fronte dell’offerta che della domanda – energia elettrica, riscaldamento e raffrescamento, industria, edilizia e trasporti […] Entro il 2030, la quota di energia rinnovabile nel settore elettrico (‘RES-E’) raggiungerà il 69% nel contesto del piano”.
Su questo fronte così come quello delle fonti fossili importate qualcosa è stato fatto. Anzi più di qualcosa. L’UE è riuscita a ridurre la quota di importazioni di gas russo dal 45% nel 2022 al 12% nel 2025.
Parallelamente ha registrato un significativo aumento della produzione di energia pulita. La quota di FER nel mix elettrico ha raggiunto il 47,3% a livello comunitario, superando i combustibili fossili. Merito soprattutto di una crescita record delle installazioni solari. La capacità fotovoltaica totale in esercizio a fine anno si attestava a 359 GW, rispetto ai 303 GW installati alla fine del 2024. Nello stesso anno l’eolico ha aggiunto 13 GW di nuova capacità, per un totale di 244 GW di wind farm in esercizio.
Ma come ha ammesso la stessa Commissione europea, sebbene si tratti di cifre impressionanti, è necessaria un’ulteriore accelerazione per raggiungere gli obiettivi di REPowerEU.
Per gli analisti di WoodMac, con i trend e i piani attuali le energie rinnovabili raggiungeranno il 65% dell’offerta nei 35 mercati europei entro il 2030 e l’83% entro il 2050 ma a livello di UE27, la quota prevista per il 2030 si dovrebbe attestare al 63,7%. Quindi al di sotto del più ambizioso obiettivo del 69% ma anche sotto quello più contenuto del 65% fissato da Fit-for-55.
E nonostante sia previsto un forte aumento della capacità di accumulo, soprattutto in Germania, Italia e Polonia, l’aumento della domanda elettrica – spinta nel breve termine dallo sviluppo dei data center – darà al gas più spazio del previsto.
Wood Mackenzie stima che la produzione di gas naturale sarà in media superiore del 6% tra il 2026 e il 2040 rispetto alle precedenti previsioni in Europa. “La ragione è strutturale: il ridimensionamento dell’eolico offshore crea un deficit di offerta che viene colmato dal gas. La capacità aumenterà del 5% raggiungendo i 273 GW entro il 2030, anche se l’utilizzo della flotta scenderà dal 27% al 22%. Il gas verrà mantenuto per la flessibilità piuttosto che per il volume, con i meccanismi di capacità e i ricavi derivanti dalla flessibilità al centro della strategia di investimento”. Ma con chiari effetti sull’esposizione europea a nuove crisi fossili.
L’elemento più paradossale? All’inizio del 2026 le importazioni di gas russo nell’UE sono aumentate. Nel dettaglio tra gennaio e maggio 2026, le importazioni tramite gasdotto sono cresciute del 7% su base annua, mentre quelle di GNL dell’11%.
La causa è da cercare in a una combinazione di fattori, tra cui consegne anticipate in previsione di restrizioni più severe, adeguamenti contrattuali e alcuni volumi precedentemente trasbordati che potrebbero essere rimasti nell’UE, senza contare gli sforzi per massimizzare l’approvvigionamento da fonti alternative dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, rassicura l’ACER, si attendono impatti in flessione più significativi una volta che i divieti totali sul GNL e sui gasdotti di Mosca entreranno in vigore nel 2027.
Leggi anche Piano ristrutturazioni e direttiva efficienza, ultimo avviso UE per l’Italia













