La presidente della Commissione europea nel suo discorso all'Europarlamento spiega: “Vogliamo passare da un semplice incontro tra fabbisogno e offerta all'aggregazione della domanda incaricando un operatore di mercato di effettuare gli acquisti congiunti per tutti noi”. A breve anche nuove misure per ridurre i combustibili fossili

La crisi energetica del 2026 si preannuncia ancora più severa di quella del 2022 e l’Europa, al momento, fa fatica a coordinare una risposta. I 17,9 miliardi di euro spesi quest’anno da 25 Paesi per tamponare a livello fiscale i rincari del petrolio e del gas hanno aumentato l’indebitamento degli Stati senza garantire risultati duraturi e creando, se possibile, ancora più scompensi a livello sociale.
Sebbene l’UE non si trovi al momento in un’imminente crisi di approvvigionamento, i prezzi energetici delineano un quadro preoccupante per le fasce più vulnerabili della popolazione. Dalla fine di febbraio, i prezzi del gas sono aumentati del 140%, quelli del diesel del 100%. Per il 17% della popolazione dell’UE, oltre 76 milioni di persone, oggi in condizioni di povertà energetica, questo significa rischiare di non potersi permettere il riscaldamento o gli spostamenti per recarsi al lavoro.
Una nutrita quota di famiglie europee per le quali, nella maggior parte dei casi, non è stata prevista nessuna misura dedicata.
Eppure il Fondo Monetario Internazionale aveva messo in guardia da un simile approccio. “Riteniamo che il sostegno debba adattarsi alla gravità dello shock, considerare alternative per raggiungere specifiche fasce della popolazione e riconoscere che gli shock energetici e alimentari sono diversi”, aveva spiegato ad aprile Rodrigo Valdes, nuovo responsabile degli affari fiscali del FMI . “Solo in assenza di alternative praticabili, si dovrebbero prendere in considerazione misure che indeboliscano i segnali di prezzo, ma queste non dovrebbero trasformarsi in veri e propri congelamenti dei prezzi”.
E ora? Ora si attende la riunione del Consiglio Europeo, che i prossimi 15 e 16 ottobre dovrà portare sul tavolo il tema del caro energia, mentre nel frattempo il commissario europeo Dan Jørgensen invita alla sobrietà energetica.
Ovviamente quello che serve ora è una risposta condivisa e coordinata, che tenga conto allo stesso tempo delle peculiarità nazionali.
“Sappiamo che le sfide energetiche non sono le stesse in tutta l’Unione europea, perché ogni Stato membro ha un mix energetico diverso. Quindi, non esiste una soluzione universale”, ha dichiarato la Presidente Ursula von der Leyen al dibattito plenario del Parlamento europeo, in vista del prossimo Consiglio. “Il nostro ruolo è quello di fornire agli Stati membri gli strumenti e la flessibilità necessari per rispondere”.
Se Bruxelles continua a tentennare su proposte come una tassa sugli extra profitti delle compagnie energetiche, su altre misure appare più decisa. “Abbiamo introdotto un quadro temporaneo di aiuti di Stato per i settori industriali più esposti, che prolungheremo. E abbiamo delineato delle opzioni per aiutare le famiglie più bisognose. Ciò che è molto importante è che il sostegno deve essere mirato: non ci devono essere sussidi indiscriminati, perché ciò aumenterebbe la domanda, favorirebbe i redditi più alti e comporterebbe costi enormi”.
Non solo. La Commissione Europea è pronta ad avviare un dialogo strategico sulle raffinerie, guidato dai Commissari Jørgensen e Kubilius, per ridurre i costi e garantire forniture energetiche sicure, comprese quelle per la difesa.
Inoltre, per superare la frammentazione tra gli Stati membri, verrà creata una task force per l’aggregazione della domanda. L’obiettivo è replicare quanto già fatto nel 2023 con l’AggregateEU sul gas, ma andando oltre. “Quando la Russia ha tentato di ricattarci, abbiamo riunito gli acquirenti europei. Abbiamo messo in comune la domanda. Abbiamo contribuito a garantire le forniture di cui l’Europa aveva bisogno. Quindi è un modello che funziona, ma dobbiamo portarlo al livello successivo. Vogliamo passare da un semplice incontro tra fabbisogno e offerta all’aggregazione della domanda incaricando un operatore di mercato di effettuare gli acquisti congiunti per tutti noi”.
Ma per attenuare gli effetti peggiori della crisi energetica 2026 non si deve lavorare solo sull’emergenza. La presidente von der Leyen ha ricordato che oggi circa 480 GW di nuova capacità rinnovabile rischiano di essere sprecati perché in attesa di connessione, rendendo urgente l’approvazione del pacchetto sulle reti entro fine anno.
Al contempo, il capo dell’Esecutivo UE ha invitato ad accelerare l’elettrificazione, ricordando il recente Piano d’azione con cui il Blocco UE dovrebbe risparmiare circa 260 miliardi di euro all’anno in importazioni di combustibili fossili. “Pertanto, nei prossimi mesi presenteremo le misure necessarie per raggiungere questo obiettivo. Perché ogni elettrone di energia pulita che produciamo e utilizziamo qui nell’Unione europea è energia che non dobbiamo importare dai volatili mercati globali”.












