Mentre l'UK accelera sulla realizzazione degli impianti rinnovabili, mette in campo contratti a prezzo fisso volontari per scardinare il marginal price

Mentre l’Italia estende l’operatività delle centrali a carbone e se la prende comoda sulle rinnovabili, la Gran Bretagna spinge sulla transizione energetica. E lo fa principalmente per mettere al sicuro i propri cittadini dagli effetti dell’attuale shock energetico. Il piano anticrisi presentato stamane dal governo UK ha un obiettivo preciso: indebolire il legame tra il costo dell’elettricità e i prezzi del gas, dando maggior respiro a famiglie e imprese mentre accelera sulle FER.
Gli effetti del conflitto mediorientale
Al pari di quello che sta accadendo nel resto del Continente, anche il Regno Unito fa oggi i conti con l’estrema volatilità dei prezzi del gas e i tagli ai rifornimenti di GNL. Se da un lato l’UK ha dimostrato di credere fortemente nelle fonti di energia rinnovabile, nell’ultimo anno la dipendenza dal gas naturale liquefatto è aumentata, così come è aumentata leggermente la produzione termoelettrica delle centrali a gas.
In un momento come quello attuale dove il conflitto in Medio Oriente ha fatto schizzare i futures del gas naturale britannico ad oltre 153 pence per therm (60,03 euro per MWh) nel giro di pochissimo, è intuibile a preoccupazione.
Poco male, verrebbe da dire, guardando allo scenario complessivo. Lo scorso anno, infatti, il Paese ha segnato più di un primato in materia di energia pulita. Innanzitutto, ha funzionato con sole green energy (al netto delle esportazioni) per un numero record di 87 ore.
Inoltre, il 2025 è stato il primo anno intero senza energia prodotta dal carbone nel Regno Unito dal 1881. Parallelamente, il parco rinnovabile ha prodotto ben 152 TWh – un volume in aumento del 6% rispetto all’anno precedente – divenendo il settore numero uno nella fornitura elettrica. nel dettaglio le FER hanno soddisfatto il 47% dei consumi annuali britannici contro il 28% del gas. E il nucleare? Sì, anche l’energia dell’atomo ha fatto la sua parte con una quota dell’11%, lasciando alle importazioni il restante 10%. Tuttavia, va anche sottolineato che nel 2025 il comparto ha raggiunto il livello più basso degli ultimi cinquant’anni, con soli 36 TWh prodotti.
Il piano anticrisi energetica UK
Che il Governo voglia ora puntare sulle FER non deve dunque sorprendere. Il problema è che, con l’attuale struttura del mercato, basta anche una piccolissima quota di gas nel mix energetico per portare i prezzi elettrici alle stelle.
Ecco perché il piano anticrisi, presentato stamane dal Dipartimento per la sicurezza energetica, mira a ridurre ulteriormente la quota di elettricità esposta agli shock. “Il governo sta definendo oggi nuove misure per spezzare il legame, riducendo l’impatto che la volatilità del gas ha sul prezzo dell’elettricità”, si legge nella nota stampa di Londra.
La strategia UK punta su due strumenti e una serie di interventi paralleli.
Il primo strumento è costituito dai contratti volontari a lungo termine a prezzo fisso. Il governo offrirà contratti a prezzo fisso ai produttori di energia a basse emissioni che attualmente vendono energia ai prezzi di mercato. L’obiettivo è “staccarli” dal meccanismo del prezzo marginale e stabilizzare in tal modo circa un terzo della fornitura elettrica nazionale. Rimane da capire quali effetti potrebbe avere sul mercato elettrico comunitario, ora che c’è l’intenzione che il Regno Unito diventi nuovamente un partecipante attivo.
Il secondo strumento è di natura fiscale. Il governo tasserà ulteriormente gli extra-profitti che le aziende elettriche realizzano quando i prezzi del gas salgono, aumentando l’aliquota dal 45% al 55%.
Accelerare le rinnovabili britanniche
Accanto ai due strumenti sopracitati, Londra elenca una di interventi che verranno portati avanti di pari passo: Ad esempio è stato aumentato il sussidio del Boiler Upgrade Scheme (portandolo a £9.000) per aiutare famiglie e piccole imprese a passare a sistemi di riscaldamento elettrici; ed è stato incrementato di 100 milioni di sterline il Fondo per l’Edilizia Sociale con l’obiettivo di installare fino a 57.000 impianti fotovoltaici nel 2026 e aiutare un milione di case popolari a raggiungere la classe energetica EPC C.
Attraverso Great British Energy, la nuova azienda energetica statale, verranno investiti 40 milioni di sterline nella solarizzazione di 100 scuole e college; verranno mappati terreni industriali, siti ferroviari e aree dismesse di proprietà statale al fine di ospitare fino a 10 GW di nuovi parchi eolici e fotovoltaici; saranno stanziati 25 milioni di sterline per un progetto pilota sul solare plug-in destinato a famiglie a basso reddito, con l’idea di una distribuzione “strada per strada”.
Infine, il governo sta lavorando per semplificare le regole di pianificazione e accesso alla rete elettrica e per ottimizzare il sistema dei prezzi.
“Dobbiamo scendere dalle montagne russe dei combustibili fossili”, ha commentato il Primo Ministro Keir Starmer. “Quando i prezzi globali del gas aumentano vertiginosamente, non dovrebbero essere i cittadini di questo Paese a pagarne il conto. Il nostro obiettivo è semplice: alleviare la pressione sui bilanci familiari nell’immediato, costruendo al contempo un sistema energetico locale che protegga le famiglie dall’instabilità globale negli anni a venire”.
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