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Tariffe dinamiche: il cambio di contratto che vale fino al 23% di risparmio in bolletta

Un'analisi di ACER mostra che il passaggio a una tariffazione dinamica e lo spostamento dei consumi nelle fasce orarie con prezzi più bassi avrebbero potuto far risparmiare alle famiglie in media il 20% (circa 120 euro) sulle bollette elettriche

Tariffe dinamiche: il cambio di contratto che vale fino al 23% di risparmio in bolletta

Pubblicato il Monitoring Report on retail energy markets 2026

Nonostante l’importanza per la transizione energetica della flessibilità dal lato della domanda e nonostante il suo potenziale di risparmio sui costi per i cittadini europei, molte famiglie rimangono ancora consumatori “passivi”. Di conseguenza, un’ampia quota della domanda elettrica resta sprecata dal punto di vista dell’efficienza del sistema.

A riferirlo è il nuovo rapporto 2026 pubblicato in questi giorni da ACER e CEER, un’analisi dei mercati al dettaglio dell’energia elettrica e del gas in Europa attraverso i prezzi, la convenienza e il progresso dell’elettrificazione. Il documento parte da un dato ormai noto: dopo la crisi del 2022, che ha fatto schizzare a livelli record l’energia, non si è più riusciti a tornare alla “normalità” degli anni precedenti.

Perché l’energia al dettaglio non torna ai prezzi 2019?

Nonostante, infatti, i costi dell’energia all’ingrosso siano calati, la riduzione non si è riflessa con la stessa intensità sulle bollette europee. In media nel 2025, le famiglie dell’Unione europea hanno speso circa 840 euro per l’elettricità e 1.170 euro per il gas, con il prezzo di ogni chilowattora sul mercato al dettaglio aumentato di circa un terzo rispetto al 2019. Per quale motivo?

A livello nazionale RSE ha ben affrontato le cause dietro questo trend nello studio sulla Bolletta nazionale. Ma aprendo il discorso all’intero Blocco Ue il nuovo report porta alla luce essenzialmente due motivi. Innanzitutto sono venute meno tutta una serie di riduzioni di imposta e di sussidi governativi attivati dai vari governi nazionali in risposta alle prime fasi della crisi 2022. Ma non si può ignorare come tra il 2020 e il 2025 i costi di gestione della rete elettrica domestica siano aumentati di un terzo, con ovvie conseguenze sulle bollette.

C’è inoltre un problema di fondo che non è stato ancora risolto: l’elevato divario tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, ulteriormente ampliato da tariffe di rete, tasse e costi iniziali. Nel dettaglio lo scorso anno, in 15 dei 27 mercati UE analizzati, il prezzo unitario dell’elettricità per le famiglie ha superato di oltre 2,5 volte quello del gas. Un gap che oggi, avvisano gli autori, può scoraggiare le famiglie dal passare all’elettrificazione dei consumi, unitamente ai più elevati costi di investimento che tecnologie come ad esempio le pompe di calore richiedono.

Tariffe fisse vs tariffe dinamiche

Vale la pena notare come anche la tipologia di contratti al dettaglio possa in molti casi costituire un freno. In parte nei confronti dell’elettrificazione dei consumi ma soprattutto nell’utilizzo a pieno del potenziale della flessibilità dal lato della domanda.

Il rapporto mostra come appena il 7% delle famiglie UE abbia contratti a prezzo dinamico, in cui il costo dell’energia varia ora per ora seguendo direttamente l’andamento del prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso. Di contro in 9 paesi UE, oltre l’80% delle famiglie ha contratti a prezzo fisso.

Perché si tratta di una nota importante? Perché le tariffe dinamiche portano i consumatori a spostare i propri consumi elettrici verso le ore in cui le rinnovabili sono abbondanti e solitamente anche poco costose. E di conseguenza aiutano la rete ad assorbire quote sempre maggiori di rinnovabili non programmabili.

Il rapporto offre anche delle stime sui possibili risparmi ottenibili con le tariffe dinamiche. Per una famiglia base con un consumo di 3.000 kWh/anno il passaggio al prezzo dinamico unito allo spostamento dei consumi consente un risparmio medio del 20% sulla bolletta elettrica (~120 €/anno calcolato sulla UE-27 più Norvegia). Nell’Europa occidentale e meridionale, il beneficio combinato raggiungerebbe addirittura il 23% (~213 €/anno).

Per i nuclei familiari con un veicolo elettrico e consumi annuali sui 6.500 kWh, i vantaggi sarebbero più elevati, riuscendo ad ottenere risparmi di 2-3 volte superiori (circa 340 €/anno). La ricarica delle auto è infatti facilmente programmabile nelle ore notturne o pomeridiane a basso costo.

In caso invece di pompa di calore gli autori stimano un risparmio medio complessivo di circa 140 €/anno. In questo caso lo spostamento dei consumi per il riscaldamento offre margini più contenuti a causa dei vincoli di comfort termico.

Ovviamente non esiste la ricetta perfetta. I contratti dinamici trasferiscono il rischio di mercato direttamente sul consumatore e in caso di crisi energetica non offrono quel paracadute messo a disposizione da contratti a lungo termine a prezzo fisso.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.