Analizzata l'evoluzione e la composizione della spesa energetica nazionale in Italia, elemento essenziale per comprendere l’impatto di ulteriori crisi ma anche quello della transizione ecologica europea.

Fin dai primi giorni il conflitto in Medio Oriente ha provocato un terremoto sui mercati energetici. Complice il blocco dello stretto di Hormuz, i prezzi di petrolio e gas in Europa sono lievitati superando in poco più di 2 settimane i 58 euro il MWh per il gas al TTF e 100 dollari al barile il brent. E in tutti questi mesi il settore non ha mai smesso di mostrare una volatilità pronunciata e costante, riflesso diretto del susseguirsi di attacchi e cessate il fuoco.
Oggi, al netto dei negoziati di pace e dell’ipotesi di una ripresa dei flussi di carburante, la situazione apre lo spunto per una nuova riflessione. Come sottolineato in più riprese dalla Commissione Europea, quella in corso è l’ennesima “crisi fossile”, arrivata a soli 4 anni di distanza da quella innescata dalla guerra russa all’Ucraina. Quattro anni in cui l’Europa si è resa più resiliente agli shock grazie all’aumentata capacità rinnovabile, ma in cui non è riuscita a crearsi la sua indipendenza energetica.
E a pagarne lo scotto sono sempre famiglie e imprese del Vecchio Continente. Ma in che modo? Come le bollette risentono dei grandi stravolgimenti internazionali? E, soprattutto, quali fattori avranno un peso maggiore nel futuro a breve e medio termine? Rispondere non è semplice.
Sappiamo che grazie alla nuova capacità eolica e fotovoltaica realizzata dal 2022 in poi il Blocco UE ha potuto risparmiare ben 29 miliardi di euro in importazioni di carburanti fossili evitate nei primi 4 mesi del 2026. 52 miliardi di euro se si guarda a tutto lo scorso anno. L’energia pulita sta già proteggendo l’Europa, fungendo da potente cuscinetto contro la volatilità dei prezzi del gas. In prospettiva potrebbe fare molto di più: l’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che raggiungendo nel mix elettrico una quota del 68% di fonti rinnovabili – oggi viaggiamo intorno al 48% – si potrebbe prevenire un potenziale aumento del 125% dei prezzi all’ingrosso entro il 2030. Tuttavia lo scenario energetico con cui ci confrontiamo si muove su cifre costantemente sopra i livelli pre-pandemia. Al punto che l’ARERA ha definito il momento attuale come la “nuova normalità” del mercato.
Inoltre tra prezzo all’ingrosso e prezzo al dettaglio esiste una forte differenza. Basti pensare che nel 2025 il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso in Europa ha toccato gli 85 euro/MWh, quello retail ben 253 euro/MWh (prezzo applicato ai clienti domestici nelle Capitali). Le differenze si fanno ancora più evidenti guardando ai dati nazionali. Nello stesso anno l’Italia si è fatta notare con il prezzo medio all’ingrosso più elevato fra i Ventisette – 116 euro/MWh al pari con l’Irlanda. Orientarsi quindi non è semplice. Non è semplice capire cosa paghino realmente i consumatori e come queste spese siano cambiate negli anni e come lo faranno in futuro.
Per fare chiarezza arriva una nuova monografia di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) dedicata all’Anatomia dei costi del gas e dell’energia elettrica. Il lavoro analizza l’evoluzione e la composizione della spesa energetica nazionale in Italia, elemento essenziale per comprendere l’impatto di ulteriori crisi ma anche quello della transizione ecologica europea. I ricercatori di RSE hanno utilizzato i dati del periodo 2014-2024 e una stima del 2025, per mappare la “bolletta nazionale”, valutando il peso delle singole voci che la compongono, monitorando le variazioni storiche dei costi e calcolando quanto effettivamente pesi l’energia sui bilanci di cittadini e imprese.
Le voci della bolletta energetica
Che si parli di gas o di elettricità, la bolletta degli utenti finali appare composta dalle stesse quattro macro-voci principali di costo:
- Acquisto all’ingrosso dell’energia
- Trasporto
- Oneri generali di sistema
- Oneri fiscali
Ognuna è suddivisa a sua volta in componenti, come mostrato nelle due tabelle sottostanti.
Visualizza il dettaglio delle voci in bolletta (Elettricità)
| Macro-voce di spesa | Sotto-voci / Componenti | Descrizione e Dettagli |
|---|---|---|
| Acquisto all’ingrosso | Prodotto energia elettrica | Valore dell’energia acquistata sul mercato all’ingrosso (riferito al PUN – Prezzo Unico Nazionale). |
| Commercializzazione e vendita (PCV) | Spese per attività di marketing e gestione commerciale dei clienti. | |
| Servizio di dispacciamento | Costi per mantenere il sistema in sicurezza e bilanciato. Include componenti come Uplift, CD (capacità produttiva) e UESS (essenzialità). | |
| Servizi di rete | Trasporto (Trasmissione) | Costi per l’uso della rete nazionale gestita da Terna (TRASP, TRASE, MIS). |
| Distribuzione e Misura | Costi per la rete locale gestita dai distributori. Per i domestici include le quote σ1 (fissa), σ2 (potenza) e σ3 (energia). | |
| Oneri di sistema | ASOS | Oneri per il sostegno delle fonti rinnovabili (componente A3SOS) e della cogenerazione. |
| ARIM | Oneri per ricerca di sistema (A5RIM), decommissioning nucleare (A2RIM), bonus sociale (AsRIM) e altre voci residue. | |
| Oneri fiscali | Accisa | Imposta erariale sul consumo (kWh), differenziata tra uso domestico (con agevolazioni per residenti fino a 3 kW) e altri usi. |
| IVA | Imposta sul Valore Aggiunto applicata percentualmente sul valore complessivo della bolletta (tipicamente 10% domestico, 22% altri usi). |
Visualizza il dettaglio delle voci in bolletta (Gas)
| Macro-voce di spesa | Sotto-voci / Componenti | Descrizione e Dettagli |
|---|---|---|
| Acquisto all’ingrosso | Prodotto gas naturale | Valore economico della materia prima acquistata sui mercati all’ingrosso (Borsa MGP o piattaforma PSV). |
| Commercializzazione e vendita | Spese sostenute dal venditore finale per attività di marketing e gestione clienti (include le componenti CCR e QVD del regime di tutela). | |
| Servizi di rete | Trasporto (nazionale e regionale) | Remunerazione per lo sviluppo e l’esercizio delle grandi infrastrutture di trasporto (es. Snam). Include macro-componenti obbligatorie (CPU, CVU, CMT) e addizionali. |
| Distribuzione e Misura | Costi per la rete locale fino all’utente finale e per i contatori. Tariffe differenziate per 7 ambiti geografici; include componenti obbligatorie (t1dis, t1mis, t1cot, t3dis) e addizionali (UG1, RS, ST, VR, CE). | |
| Oneri di sistema | UG2, UG3, RE, GS | Finanziamento di iniziative di interesse collettivo e sviluppo del Sistema Italia: risparmio energetico (RE), bonus gas (GS), costi di commercializzazione (UG2) e oneri di morosità (UG3). |
| Oneri fiscali | Accisa | Imposta erariale indiretta sul consumo, differenziata per scaglioni di consumo e per ambito territoriale (es. territorio normale o ex Cassa del Mezzogiorno). |
| Addizionale regionale | Imposta stabilita autonomamente dalle singole Regioni nei limiti fissati dalla legge statale (abolita in alcune Regioni, come la Lombardia). | |
| IVA | Imposta sul Valore Aggiunto, applicata in misura percentuale sul valore totale dei servizi e dei consumi (calcolata su acquisto, rete, oneri e accise). |
L’insieme di queste voci concorre a formare il prezzo finale di vendita applicato al cliente finale. Prese assieme e sommate per tutti i cittadini, le industrie, i negozi e gli edifici rurali del Paese, restituiscono la “Bolletta Nazionale”, ovvero il valore economico complessivo sostenuto annualmente per il consumo di gas naturale ed energia elettrica.
Se divisa per il consumo complessivo, la Bolletta permette di calcolare il costo unitario medio pagato dalla collettività per ogni kWh di elettricità o standard metro cubo (Smc) di gas. Un elemento essenziale per misurare la competitività aziendale e l’impatto sui bilanci familiari.
I risultati dello studio
L’analisi di RSE mostra come la spesa energetica totale sostenuta dal sistema Paese abbia subito variazioni drastiche.
La bolletta nazionale del gas è passata da 35,4 miliardi di euro nel 2014 a un minimo di 26,6 miliardi nel 2020, anno dell’emergenza COVID-19, fino a toccare nel 2022 il picco storico di 124,3 miliardi.
Negli ultimi tre anni (2023-2025) si è stabilizzata attorno ai 52,9 miliardi, restando quindi superiore di oltre il 50% rispetto ai livelli pre-pandemia.
La bolletta elettrica nazionale ha seguito un trend analogo: la spesa dai 52,9 miliardi di euro nel 2014 è scesa a 45,5 miliardi nel 2020 per poi balzare a 131,5 miliardi nel 2022. Nel periodo 2023-2025 si è attestata sui 69,8 miliardi medi annui, un valore superiore di oltre il 30% rispetto al periodo precedente alla crisi del COVID-19.

Il costo unitario medio del gas naturale pagato dalla collettività è invece passato dai 49,90 centesimi di euro/Smc del periodo pre-COVID al picco del 2022 di ben 189,18, fino ai 100,58 del 2025 (stima pre-consuntiva).
Quello dell’elettricità ha seguito lo stesso andamento ma con cifre ovviamente diverse: da 17,95 centesimi di euro/kWh fino al 2019, a 44.45 nel 2022, fino ai 25,69 del 2025 (stima pre-consuntiva).
In questo contesto i grandi consumatori industriali, e nel caso del gas anche i produttori elettrici, pagano mediamente il prezzo più basso (grazie anche a livelli di allacciamento alla rete che determinano minori costi infrastrutturali e di gestione e ad agevolazioni tariffarie), mentre sulle utenze domestiche grava il peso maggiore.
In tutti i casi la causa degli incrementi è da ricercare nella componente energia. Il peso della materia prima è passato dal rappresentare circa un terzo della bolletta nel 2020 a oltre i due terzi nel 2022, per poi stabilizzarsi su livelli intermedi ma comunque superiori al periodo pre-crisi del COVID-19. Come sappiamo il boom della spesa per il gas è stato causato dall’impennata dei prezzi sui mercati europei a seguito della crisi in Ucraina e del ruolo della Russia come fornitore e a causa della massiccia presenza di impianti a gas nel parco produttivo italiano; il prezzo di acquisto dell’elettricità alla borsa elettrica (PUN) e la spesa complessiva hanno seguito un trend quasi identico.
Le voci regolate – rete e oneri – e quelle fiscali hanno visto ridursi la propria importanza relativa ogni volta che il prezzo di mercato all’ingrosso subiva un’impennata, evidenziando la vulnerabilità della bolletta nazionale agli shock geopolitici.
Tutto ciò calato all’interno del macro obiettivo della transizione energetica – definito a livello nazionale dal PNIEC – porta a due riflessioni fondamentali da approfondire nel futuro. Da un lato appare ovvio che la diversificazione delle fonti e l’integrazione di nuove rinnovabili stiano agendo come stabilizzatore dei prezzi nel breve termine riducendo la dipendenza dalle importazioni ed evitando nuovi shock estremi sul prezzo della materia prima. Dall’altra parte va considerato però che la crescita delle FER manterrà inevitabilmente una pressione strutturale sulle componenti della bolletta dedicate agli oneri di sistema e ai servizi di rete, accendendo quindi un riflettore sul costo della transizione che i consumatori dovranno sostenere.











