Caro energia, è stallo ma l’Eurogruppo salva la transizione verde

I ministri europei non riescono a trovare una posizione condivisa sull’evoluzione dei prezzi dell’energia. Gentiloni: “È importante che le misure siano temporanee e mirate, rispettando le regole del mercato unico e degli aiuti di Stato”.

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Paschal Donohoe. Copyright: European Union

Il caro energia spacca a metà il Blocco mentre la Commissione europea cerca un approccio soft

(Rinnovabili.it) – Il caro energia approda anche sul tavolo dell’Eurogruppo. I ministri delle finanze della zona euro si sono incontrati ieri a Lussemburgo per la consueta riunione pre Consiglio e tra le questioni trattate non poteva mancare quella relativa all’aumento dei prezzi dell’elettricità e del gas. Il quadro attuale e dei prossimi sei mesi è stato presentato per l’occasione dall’Agenzia per la Cooperazione dei regolatori energetici europei (ACER). La crisi energetica che ha investito l’Europa (e il resto del mondo) non scomparirà da un giorno all’atro. Tuttavia secondo ACER già nella primavera 2022 le difficili condizioni di mercato dovrebbero rilassarsi grazie a minori vincoli nella fornitura globale di GNL, all’aumento dei flussi russi, al calo della domanda e ad una maggiore produzione da parte delle fonti rinnovabili. Il problema però rimane e l’Unione europea cerca ancora un approccio condiviso con cui affrontare il caro energia.

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Il caro energia spacca l’Eurogruppo

Per Paschal Donohoe, presidente dell’Eurogruppo e ministro irlandese delle Finanze, “la questione dell’aumento dei prezzi dell’energia è ampia e sfaccettata […] Si tratta di un tema che, infatti, sta toccando tutti gli europei, i cittadini e le aziende e, in particolare, le piccole e medie imprese. Ecco perché abbiamo concordato sulla necessità di monitorare l’evoluzione dei prezzi dell’energia e di tenerne conto nella nostra politica di bilancio per garantire che non comprometta la ripresa che sta prendendo piede”.

Ma le differenze interne al Blocco continuano a farsi sentire, lasciando l’incontro senza nessuna risoluzione adottata. Da un lato vi sono paesi come la Spagna, la Francia e la Grecia che chiedono una “strategia comunitaria” per contrastare i prezzi elevati con precise modifiche sulle norme UE. Il ministro spagnolo ha suggerito anche l’istituzione di una riserva strategica di gas, mentre quello francese ha chiesto un disaccoppiamento dei prezzi dell’elettricità e del gas e la modifica delle regole sulla concorrenza.  D’altro lato c’è invece chi, come la Germania, si oppone ad una risposta comune e preferisce attendere il passaggio della tempesta.

Nessuno tocchi la transizione ecologica

Unico punto che vede tutti d’accordo, sottolinea Donohoe: che la transizione ecologica non rappresenti il problema ma la soluzione. “La situazione attuale non mina i nostri ambiziosi obiettivi climatici […] Dobbiamo mantenere e trovare opportunità per accelerare i nostri sforzi per migliorare l’efficienza energetica, sviluppare fonti di energia rinnovabili e a basse emissioni di carbonio in modo da ridurre la nostra dipendenza dall’energia importata”.

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Dal suo canto, l’esecutivo europeo cerca di conciliare i due estremi. Il commissario Paolo Gentiloni ha spiegato che Bruxelles presenterà a breve la propria analisi della situazione insieme a una serie di strumenti per mitigarne l’impatto. “È importante che le misure siano temporanee e mirate, che rispettino le regole del mercato unico e degli aiuti di Stato […] Dobbiamo anche migliorare la nostra preparazione a shock simili in futuro. Accanto alla cassetta degli attrezzi per il breve termine, lanceremo anche una riflessione su come garantire meglio l’approvvigionamento energetico per i cittadini e le imprese dell’UE a medio termine”.

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