Emissioni di CO2, il gas può diventare il nuovo carbone

Il dossier di Climate Analytics smentisce gli argomenti usati dai sostenitori del gas come energia di transizione: troppo incerto l’impiego su scala vastissima del CCS in meno di 10 anni, esistono già alternative meno impattanti. Un discorso che vale anche per la scelta tra idrogeno blu e verde

Emissioni di CO2: i rischi di accettare il gas come energia di transizione
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Nel mirino le emissioni di CO2 ‘unabated’

(Rinnovabili.it) – Mentre il pianeta inizia ad archiviare sul serio il carbone, fare affidamento sul gas come energia di transizione rischia di intrappolare gran parte dei paesi per molti decenni in un’altra fonte fossile. Già oggi, il gas è la fonte di emissioni di CO2 che sta crescendo più rapidamente. Senza tenere sotto controllo questa ascesa il rischio è di fallire gli obiettivi sul clima.

Tra il 2010 e il 2019, le emissioni di CO2 del gas naturale usato nel mondo sono salite del 42%. Secondo le politiche energetiche con cui stiamo impostando la transizione, questa percentuale potrebbe pesare sul 70% delle nuove emissioni previste entro il 2030. Questa fonte è anche responsabile del 60% delle emissioni di metano prodotte dai combustibili fossili.

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È sulla base di questi numeri che Climate Analytics dichiara che l’era del gas ‘unabated’ deve finire subito. Soprattutto nel comparto energetico. Ma che non è chiaro se abbiamo gli strumenti per farlo. Nel rapporto “Why gas is the new carbon” si punta lo sguardo sul CCS, la tecnologia per la cattura e lo stoccaggio del carbonio invocata spesso come panacea per fare affidamento su fossili come il gas anche nei prossimi decenni.

Il problema è che, seguendo la traiettoria verso la neutralità climatica disegnata dall’IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia, la capacità installata di gas ‘unabated’ deve raggiungere il picco entro questo decennio e iniziare rapidamente a scendere immediatamente dopo. Più nel dettaglio, le sue emissioni di CO2 devono calare del 30% entro il 2030 e del 65% entro il 2040. Questo significa che serve una tecnologia CCS matura tra pochi anni: ma per il momento non è affatto scontato che la ricerca ne garantirà l’applicazione su scala così vasta entro il 2030.

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“I sostenitori del gas giustificano l’espansione della produzione di energia a gas e dell’infrastruttura associata come una misura di riduzione delle emissioni e una transizione verso un sistema energetico a più lungo termine con meno sistema energetico a basse emissioni di carbonio. Ma non è così”, commentano gli autori. “I vantaggi del gas naturale nella transizione energetica si sono erosi rapidamente negli ultimi anni, grazie alle tendenze positive del mercato per le energie rinnovabili, lo stoccaggio e le opzioni di flessibilità”. Discorso che vale anche per l’idrogeno: per l’IEA, quello verde (prodotto con energia rinnovabile) diventerà competitivo con quello blu (ottenuto da gas con CCS) già nel 2030.

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