10 anni di promesse sulle rinnovabili ma le fossili regnano incontrastate

Il nuovo rapporto del think tank REN21 mostra un divario allarmante tra obiettivi e azioni sul fronte dell’energia pulita. Per il decimo anno consecutivo la quota di combustibili fossili nei consumi energetici mondiali si è mantenuta intatta

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Foto di Klaus-Uwe Gerhardt da Pixabay

Pubblicato il rapporto sullo stato globale delle energie rinnovabili 2021

(Rinnovabili.it) – Il 2020 avrebbe potuto costituire un punto di svolta. Il blocco economico e il successivo calo della domanda energetica primaria non hanno risparmiato nessuno durante la prima ondata della pandemia. Ma anche durante questo storico declino energetico, i paesi del G20 – i maggiori inquinatori del pianeta – hanno faticato a raggiungere i propri obiettivi sulle energie rinnovabili. Target poco ambiziosi che in alcuni casi sono stati persino mancati. A rivelarlo è il nuovo rapporto di REN21 sullo stato globale delle rinnovabili 2021. Il documento, pubblicato stamane, mostra come il Pianeta non sia affatto vicino a quel cambiamento di paradigma tanto declamato.

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Basti pensare che la quota di combustibili fossili nel mix energetico totale è pari a quella di un decennio fa: un 80,2% odierno contro un 80.3% del 2011. E le energie rinnovabili, nonostante le attenzioni ricevute negli ultimi anni, continuano a crescere troppo lentamente. “Ci stiamo rendendo conto dell’amara realtà: le promesse della politica climatica negli ultimi dieci anni sono state per lo più parole vuote”, sottolinea Rana Adib, direttrice esecutiva di REN21. “La quota di fonti fossili nel consumo finale di energia non si è spostata di un centimetro”.

Non solo clima, le energie rinnovabili possono aiutare anche l’economia

I combustibili fossili sono i principali responsabili del cambiamento climatico, oltre a contribuire a inquinamento e perdita di biodiversità. Abbandonarli a favore delle energie rinnovabili “è un passo necessario”, spiega il think tank. Una parte del mercato si è già orientata, grazie ai bassi costi delle tecnologie verdi. In un numero sempre maggiore di territori – comprese parti della Cina, dell’UE, dell’India e degli Stati Uniti – risulta più economico costruire nuovi impianti eolici o solari fotovoltaici che mantenere in funzione le centrali elettriche a carbone esistenti. E oggi, quasi tutta la nuova capacità energetica è rinnovabile. Al punto che nel 2020, immondo ha installato oltre 256 GW di nuova capacità green, superando il record precedente di quasi il 30%.

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“La transizione verso l’energia rinnovabile sta prendendo piede perché ha senso per il business oltre che per l’ambiente”, aggiunge afferma Sam Kimmins, a capo di RE100. “L’elettricità pulita crea milioni di posti di lavoro, facendo risparmiare denaro alle imprese e fornendo accesso all’energia a milioni di persone. Ma le aziende e i governi devono andare più veloci, non solo per l’ambiente, ma per rimanere competitivi in ​​un’economia del 21° secolo alimentata da fonti rinnovabili”.

Un recupero grigio per l’economia mondiale

Il rapporto di quest’anno solleva una domanda fondamentale: cosa trattiene il mondo dall’usare la crisi del COVID-19 come un’opportunità di trasformazione? Nonostante il grande impulso verde impresso, almeno a parole, ai piani di ripresa nazionali, il recupero appare piuttosto grigio. A conti fatti i pacchetti economici forniscono sei volte più investimenti alle fonti fossili che all’energia rinnovabile. “Sfortunatamente – spiega Stephan Singer, Senior Advisor presso CAN
International – la dura lezione della pandemia è che la maggior parte dei governi non ha sfruttato l’opportunità unica per ridurre ulteriormente il carbonio e rompere la resistenza degli operatori storici dei combustibili fossili. Ciò che conta per loro è il profitto aziendale, né il clima né la salute delle persone”.

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