Gas e neutralità climatica, come conciliarli? Le 3 opzioni di Bruxelles

In vista della revisione del Regolamento TEN-E, la Commissione europea prepara tre proposte per rimodulare gli investimenti futuri nel gas

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Credits: pxfuel.com

La neutralità climatica richiede scelte difficili ma l’esecutivo europeo temporeggia

(Rinnovabili.it) – L’Europa ha diversi problemi con il gas. Uno di questi riguarda la necessità di conciliare l’uso del combustibile con il percorso di decarbonzzazione intrapreso. Nonostante Bruxelles stia lavorando per trasformare la neutralità climatica in legge, questa fonte fossile continua ad aumentare in qualsiasi scenario a breve e medio termine. Per i gestori europei delle reti di trasmissione la domanda 2050 di gas sarà di circa due terzi superiore a quella attuale. Una previsione che si accompagna fin da oggi ad un vistoso incremento delle infrastruttura dedicate. L’ultimo elenco di Progetti di interesse comune (PIC), ossia la lista di infrastrutture strategiche individuate dalla Commissione europea, conteneva 32 nuove opere legate al gas. Parliamo anche di impianti particolarmente criticati come i terminali di Krk in Croazia e di Shannon in Irlanda, dovrebbe arrivare lo shale gas statunitense.

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Per quello che molti chiamano il “combustibile di transizione” non si vede, dunque, una fine prossima. Ciò, nonostante istituzioni politiche e finanziarie UE abbiano ribadito, a più riprese, l’intenzione di eliminare il sostegno alle fonti fossili.

Quello che è certo è che l’esecutivo sta cercando di capire come conciliare esigenze energetiche con l’obiettivo della neutralità climatica. Secondo quanto svelato in queste ore da Euractiv (testo in inglese), la Commissione avrebbe elaborato un documento preliminare per valutare le sue opzioni future.

Il testo riporta tre possibili opzioni per gli investimenti nelle infrastrutture del gas. La prima sosterrebbe “un graduale abbandono del gas naturale”, pur continuando a sostenere le infrastrutture “in parallelo” con le nuove priorità per il gas rinnovabile. La seconda opzione si focalizza sulla realizzazione di una “rete del gas verde”, con il gas fossile bandito dai finanziamenti comunitari; in questo caso le risorse si focalizzerebbero interamente sul retrofitting o il riutilizzo di reti tradizionale per gestire la trasmissione di idrogeno e biogas. La terza proposta riguarda l’opzione “electricity only”, in cui qualsiasi aiuto economico al gas verrebbe eliminato per concentrarsi invece su elettricità e  reti intelligenti.

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Il documento di scoping arriva oggi non caso. Quest’anno l’Unione europea è impegnata nella revisione del regolamento sulle infrastrutture energetiche transeuropee o TEN-E. Adottato nel 2013, il TEN-E stabilisce i criteri e le procedure per la selezione dei progetti di interesse comune e i benefici che sono ad essi accordati.

Ad oggi per essere incluso in tale lista un PIC deve offrire vantaggi significativi ad almeno due Stati membri, contribuire all’integrazione del mercato e a una maggiore concorrenza, migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento e ridurre le emissioni di CO2. In cambio, i PIC selezionati ricevono facilitazioni burocratiche e aiuto economici. Questi elementi hanno letteralmente spalancato le porte al gas naturale, nonostante il numero di progetti inclusi sia andato via via diminuendo nel tempo.

Un calo che, secondo gli ambientalisti, non è sufficiente.

“Le decisioni che prendiamo nel 2020 devono essere in linea con i nostri obiettivi a lungo termine”, ha affermato Esther Bollendorff della ONG Climate Action Network Europe. “Per ridurre le emissioni di gas serra a zero, l’UE deve eliminare gradualmente tutti i combustibili fossili. Sebbene il gas sia spesso considerato un combustibile di transizione, è una fonte di energia inquinante che mina gli impegni climatici dell’UE, quindi nessun progetto di gas fossile dovrebbe ottenere lo stato di PCI. Le regole su cui vengono selezionati questi progetti devono essere riviste”. 

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