Gas: quale ruolo nelle politiche energetiche UE?

Un funzionario UE chiarisce il ruolo del gas nelle politiche energetiche dell’eurozona. Sebbene fondamentale nel processo di transizione (soprattutto per questioni di sicurezza energetica), il gas fossile sarà abbandonato per puntare sui cosiddetti “gas puliti” (idrogeno e biometano). Per la Commissione, infatti, l’elettricità non basterà a garantire da sola la neutralità climatica.

Politiche energetiche UE
Credits: Free-Photos da Pixabay

Durante un incontro a Bruxelles sul GNL, Florian Ermacora (eurofunzionario) chiarisce il ruolo del gas nelle politiche energetiche UE

 

(Rinnovabili.it) – Per raggiungere la neutralità climatica e la piena decarbonizzazione, le politiche energetiche UE dovranno fare a meno dell’industria del gas naturale per come la conosciamo. Questo, però, non significa decretare la morte del gas, ma puntare piuttosto verso i cosiddetti ‘gas puliti’, come idrogeno e biometano, che secondo le proiezioni della Commissione Europea potrebbero rappresentare entro il 2050 tra il 30% e il 70% del consumo totale di gas. Questo è quanto afferma Florian Ermacora, alto funzionario UE per l’unità Energia della Commissione.

 

Durante l’evento di Bruxelles LNG and the EU Green Deal, in cui si è affrontato il tema del ruolo del gas naturale liquefatto (GNL) per un’economia UE ad emissioni zero, Ermacora ha sottolineato che “sì, abbiamo bisogno del gas, ma dobbiamo anche pensare a come decarbonizzarlo efficacemente”. Questa affermazione significa sostanzialmente due cose per le politiche energetiche UE. Innanzitutto, non ci sarà nessun blocco del gas naturale. In seconda battuta, l’UE non potrà continuare a fare affidamento sulle importazioni di gas naturale e, di conseguenza, Russia, Norvegia e Stati Uniti dovranno conformare le proprie esportazioni alle norme dell’eurozona.

 

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Le dichiarazioni del funzionario UE sono la conseguenza delle molte critiche suscitate dai piani della Commissione Europea che, nello stilare i suoi Projects of Common Interest (PCI, progetti di interesse comune) sulle politiche energetiche UE, ha proposto 32 progetti legati all’uso di gas nell’elenco delle infrastrutture ammissibili per ricevere finanziamenti comunitari, compresi nuovi terminali GNL. In risposta alle forti perplessità sollevate dagli ambientalisti, la Commissione aveva affermato che tutte le infrastrutture energetiche incluse nei PCI dovranno comunque essere ‘a prova di clima’. Ermacora ha dichiarato qualcosa in più: se l’inclusione di un progetto nell’elenco “è un prerequisito” per ricevere i fondi comunitari, “non è una garanzia” per ottenerli.

 

Secondo il funzionario, infatti, le politiche energetiche UE richiederanno innanzitutto l’aggiornamento di alcune infrastrutture e risorse esistenti, per garantire che siano idonee allo scopo della neutralità climatica. Contestualmente, Ermacora ha annunciando una revisione del regolamento dell’eurozona sulle infrastrutture di trasporto energetico (TEN-E) “entro la fine di quest’anno”. Le norme UE aggiornate supporteranno “infrastrutture come reti intelligenti, reti a idrogeno o cattura, stoccaggio e riutilizzo del carbonio”, nonché “stoccaggio dell’energia” e “integrazione settoriale”. Per il settore del gas, ciò significa una graduale interruzione dell’era dei combustibili fossili e una transizione verso altri tipi di gas.

 

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“Mentre riconosciamo il ruolo del gas come combustibile di transizione, l’obiettivo principale degli investimenti UE sarà supportare soluzioni energetiche a prova di clima, compresi i gas decarbonizzati come l’idrogeno, riporta Euroactiv. Ciò significa che i progetti nell’elenco PCI potrebbero dover essere rivalutati rispetto agli obiettivi del Green Deal europeo e, in particolare, l’obiettivo della neutralità climatica. Tuttavia, l’UE non smetterà del tutto di finanziare le infrastrutture del gas, visto che i progetti presenti nell’elenco PCI sono stati considerati importanti per la sicurezza energetica, per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e per il collegamento tra Stati membri e mercati. La necessità di rafforzare le infrastrutture legate al gas, infatti, è considerata ancora cruciale per i paesi e le regioni che dipendono dal combustibile fossile russo.

 

Per raggiungere le zero emissioni, secondo il funzionario, occorreranno ingenti investimenti in energie rinnovabili e un’elettrificazione radicale in tutti i settori dell’economia, compresi i trasporti, il riscaldamento e l’industria. Ma “l’elettricità da sola non farà il lavoro”, ha detto Ermacora. “Abbiamo bisogno anche di molecole e il GNL può svolgere un ruolo“, ha sottolineato. I piani della Commissione, però, sollevano delle domande sulla disponibilità dei nuovi gas: quanto biometano farà parte della miscela di gas? Che dire dell’idrogeno verde? Avremo abbastanza elettricità rinnovabile in Europa per produrre l’idrogeno verde di cui abbiamo bisogno?

 

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Ciò che sembra certo è la convinzione della Commissione Europa che un sistema di energia ibrido, che combina gas ed elettricità, realizzerà tagli del carbonio più sostanziali rispetto a un’economia completamente elettrificata. Secondo Ermacora, infatti, “l’obiettivo è raggiungere la neutralità del carbonio al minor costo possibile, costruendo un sistema energetico intelligente, flessibile e resistente. Un sistema così intelligente dovrà sfruttare appieno l’elettricità. Ma dipenderà anche, in una certa misura, dai gas decarbonizzati. Secondo Vincent Demoury, del gruppo internazionale di importatori di gas naturale liquefatto (GIIGNL), “anche se raggiungiamo alti tassi di elettrificazione, avremo bisogno di un’enorme flessibilità che le sole batterie non sono in grado di fornire. E avremo bisogno di vettori energetici gassosi per immagazzinare energia e fornirla quando è necessario, a medio e lungo termine”.

 

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