La Cina rinvia la corsa per la neutralità climatica

I giudizi di analisti e osservatori sono praticamente unanimi: Pechino poteva fare molto di più, ma si è limitata a scegliere obiettivi già alla sua portata

Neutralità climatica: delude il nuovo piano quinquennale della Cina
Foto di xxxnorth da Pixabay

Il nuovo piano quinquennale delude chi sperava in un’accelerazione su clima e decarbonizzazione

(Rinnovabili.it) – Il piano quinquennale della Cina presentato alle ‘Due Sessioni’ venerdì scorso delude per i passi davvero timidissimi sulla via della neutralità climatica. Il documento programmatico delinea gli obiettivi economici per i prossimi 5 anni, da qui al 2025, ed è il principale strumento legislativo su cui misurare l’ambizione climatica del paese.

Lo scorso settembre, il presidente Xi Jinping ha annunciato che la Cina punta a raggiungere la neutralità climatica entro il 2060 e il picco di emissioni entro il 2030. Per centrare questi due obiettivi, il gigante asiatico deve cambiare profondamente i fondamentali della propria politica energetica. Ma quello che è stato annunciato nel piano quinquennale va in questa direzione in modo molto selettivo e parziale.

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L’obiettivo di tagliare l’intensità di carbono del 18% è identico a quello già inserito nel piano precedente. E in generale la Cina non accelera davvero su nessun fronte. Il ritmo di decarbonizzazione del mix elettrico lo mette bene in evidenza. Come nota Karoline Kan su Bloomberg, i nuovi obiettivi sono in linea con quelli che ci si attende da Pechino sulla base dell’esistente. “I piani per ottenere un quinto dell’elettricità del paese da fonti di combustibili non fossili entro il 2025 significa aumentare la sua produzione eolica e solare di una media del 12% all’anno, circa la stessa velocità con cui le installazioni statunitensi sono aumentate sotto l’ex presidente Donald Trump, che si è opposto attivamente all’energia verde”, scrive Kan.

Secondo Lauri Myllyvirta, lead analyst del Centre for Research on Energy and Clean Air, le politiche enunciate nel piano quinquennale possono far centrare a Pechino il picco emissivo entro il 2030. Ma il peso specifico delle emissioni cinesi (quasi il 30% di quelle globali) è così alto che se il picco non viene raggiunto entro il 2025, è molto difficile che si riesca a contenere il riscaldamento globale entro la soglia degli 1,5°C, la più ambiziosa fissata con l’accordo di Parigi.

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Tra i punti più scottanti, il mancato stop al carbone. Il piano quinquennale della Cina è “deludente e mostra pochi segni di un allontanamento pianificato per evitare un futuro bloccato nel carbone“, commenta Swithin Lui del NewClimate Institute. Ma anche il rifiuto di Pechino, ancora una volta, di fissare degli obiettivi di riduzione delle emissioni in valori assoluti, invece di indicarli in funzione della crescita economica (attraverso l’intensità di carbonio e l’intensità energetica). Secondo l’analista di Refinitiv Yan Qin, una crescita media del 5% annuo può tradursi in un aumento delle emissioni del 10% entro il 2025.

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