Su consumi fossili e CO2: i passi indietro del sistema energetico italiano

Nel 2021 si profila un recupero di oltre la metà dei consumi persi nel 2020. Deciso rimbalzo anche per le emissioni di CO2 (+25%) e per i prezzi energetici, peggiorando l’indice della transizione energetica nazionale. In aumento la dipendenza dall’estero nello scambio commerciale di prodotti low-carbon

sistema energetico italiano
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I dati del sistema energetico italiano nell’analisi trimestrale dell’ENEA

(Rinnovabili.it) – La transizione ecologica nazionale procede zoppicando. La ripresa economica sta producendo effetti visibili sul sistema energetico italiano e molti di questi hanno annullato i progressi raggiunti nell’ultimo anno. E, complici alcune dinamiche di mercato, oggi sembra infliggere un duro colpo all’Indice ISPRED. Ripresa significa, infatti, tornare a spostarsi e a produrre: quindi a consumare energia. Quale? Soprattutto quella ottenuta da fonti fossili. Secondo l’analisi dell’ENEA, in confronto al crollo del II trimestre 2020, da aprile a giugno 2021 la domanda di petrolio in Italia ha segnato un più 30%, quella di gas naturale un più 21%, mentre per le fonti rinnovabili si è registrano un calo del 2%.

Ben inteso: i consumi energetici non sono ancora tornati ai livelli pre COVID-19 ma la crescita è evidente. “A fine anno dovremmo aver recuperato oltre il 60% dei consumi di energia ‘persi’ nel 2020, mentre stimiamo un ritorno ai livelli pre-pandemia tra il 2022 e il 2023, stando alle attuali previsioni di crescita economica”, sottolinea Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che coordina l’Analisi.

La ripresa della domanda, insieme alla crescita della quota fossile, ha inevitabilmente portato in alto le emissioni, con un più 25% solo nel II semestre 2021. L’incremento è attribuito per oltre la metà ai trasporti e in misura inferiore al settore civile, all’industria e alla generazione elettrica. “L’aumento delle emissioni e l’innalzamento degli obiettivi UE al 2030 – spiega Gracceva – hanno comportato un nuovo sostanziale allontanamento dalla traiettoria di decarbonizzazione prevista. Per quanto riguarda il 2022, sarà difficile andare oltre a una stabilizzazione delle emissioni sui livelli attesi per fine 2021”.

Indice ISPRED, la transizione zoppica

Ma l’analisi del sistema energetico italiano porta con sé altre brutte notizie. Il secondo trimestre 2021 ha confermato come il miglioramento dell’indice della transizione energetica ISPRED registrato nel 2020 fosse dovuto solo marginalmente a “fattori strutturali”. Il documento Enea segna un peggioramento congiunturale di meno 28% sul trimestre precedente, con valori di poco superiori a quelli di metà 2019. E sebbene la dimensione decarbonizzazione abbia guidato le cattive performance, il calo dell’Indice è legato a peggioramenti anche sulle altre due sue dimensioni: sicurezze energetica e prezzi dell’energia. Nel dettaglio il sistema energetico italiano ha registrato un fortissimo aumento dei prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità, che sebbene sia sia trasmesso in misura ancora parziale sui prezzi ai consumatori finali, è pesato soprattutto sulle bollette delle imprese.

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Import ed export

L’Analisi ENEA ha approfondito anche le prospettive nazionali del settore delle tecnologie low carbon evidenziando un nuovo aumento nel deficit commerciale e un aumento della dipendenza dall’estero nello scambio. “Le voci di import che pesano di più sono i generatori eolici, gli accumulatori agli ioni di litio, ma soprattutto la mobilità a basse emissioni (veicoli BEV e PHEV)”, spiega l’Agenzia. “Di segno opposto è invece l’andamento del settore solare termico, con particolare riferimento alle esportazioni di componenti per accumulatori e sistemi eolici (esclusi i generatori), nonché delle celle fotovoltaiche. Fra gli elementi positivi, si evidenziano anche i primi segni di vitalità delle esportazioni di veicoli elettrici e ibridi, nonostante la forte dipendenza dall’estero del comparto”. 

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