Transizione ecologica, gas e idrogeno: un patto non scritto per il Green deal italiano

Una staffetta temporale, e sullo sfondo le risorse del Recovery fund. Per il ministro Patuanelli “a livello europeo” è “una partita fondamentale”, il nostro Paese potrebbe essere “l’hub di testa per il trasporto dell’idrogeno”

Transizione ecologica
Foto di MichaelGaida da Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – La transizione ecologica è dietro l’angolo. Ma ancora facciamo fatica. Una mano – in una sorta di patto non scritto, al di là del Piano nazionale integrato energia e clima – dovrebbe arrivare dal gas prima, e dall’idrogeno dopo; in una specie di staffetta temporale. Sullo sfondo il Recovery fund, e tutto quello che implica con l’arrivo delle risorse. E’ il quadro che emerge ragionando sugli spunti – messi in campo dalle grandi aziende dell’energia del nostro Paese, come Snam, Enel, Acea, Italgas, A2a, ma anche dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli – di cui si è discusso nel corso dell’Energy talk ‘Energia e imprese, operazione Green deal’, organizzato da Rcs academy.

“Siamo convinti che il gas ha ancora molte cartucce da giocare, in modo particolare nel settore dei trasporti – ha detto l’amministratore delegato di Snam Marco Alveràl’Europa storicamente produceva molto gas. L’Italia è il Paese meglio messo in Europa e importa dall’Algeria, dalla Libia e poi importava dall’Olanda, dalla Gran Bretagna, dalla Norvegia e dalla Russia. Ma più in generale in Europa la dipendenza dall’importazione aumenta. Quello che succede in Turchia è molto rilevante per l’Europa perché è un Paese di transito. Ma non abbiamo nessun motivo di allarmarci; in Italia abbiamo la più grande infrastruttura di stoccaggio e siamo in grado di resistere in caso di interruzioni”.

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Pronto a superare a destra, c’è l’idrogeno. Che – avverte Patuanelli – “a livello europeo” è “una partita fondamentale”, su cui “l’Italia non può non essere protagonista. Credo molto nell’idrogeno verde e nella capacità che l’Italia avrà di portare una transizione verso il trasporto e l’utilizzo di questo vettore energetico”. Il nostro Paese potrebbe essere “l’hub di testa per il trasporto dell’idrogeno. Abbiamo già un’infrastruttura che è la rete del gas, che può essere trasformata per il trasporto dell’idrogeno”. Diventa “fondamentale”, dice Alverà che l’Italia presidi “la parte tecnologica”. Come aveva fatto Patuanelli, anche Alverà mette in evidenza l’enorme vantaggio dell’Italia, “quello geografico. Siamo già fisicamente interconnessi con il Nord Africa, e in Italia stessa si può produrre energia solare che serve per fare l’idrogeno verde”.

Analisi di politica energetica dedicata alle rinnovabili, e alle implicazioni sociali, per il ceo di Enel Francesco Starace: “Lo sviluppo green dell’Europa è molto sentito. E penso sia anche un tema elettorale perché molti Paesi hanno avuto un cambiamento politico in base al peso dei diversi partiti green in giro per l’Europa”. Ora, quello che serve – fa presente Starace – è “un lavoro duro e di dettaglio. La riconversione alle rinnovabili fa bene all’ambiente, fa bene al portafogli perché sono più competitive e costano meno. Ma fa bene anche alla sicurezza di approvvigionamento perché magari ci sarà meno vento o meno sole ma non c’è una potenza straniera che ce le toglie”.

Una transizione quella in atto che è “all’ordine del giorno. Le nuovi fonti spingono e incalzano. La necessità è quella di ridurre la componente di carbonio e riuscire a mantenere una sicurezza energetica – afferma l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzile transizioni sono estremamente lunghe perché poi ci vogliono grandi investimenti per cambiare le infrastrutture e i processi di trasformazione. Ma c’è la necessità di curare la nostra terra e il nostro clima quindi questa transizione è irreversibile. Abbiamo bisogno di energia per vivere ma serve un’energia pulita e questo ha fatto accelerare le cose”.

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La transizione “verso le rinnovabili – osserva l’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini – nei prossimi anni riguarderà investimenti molto rilevanti del nuovo piano industriale, prevalentemente eolico e fotovoltaico. In Italia bisogna darci una mossa”.

Anche per Acea serve più green: il nuovo piano di Acea avrà infatti “un taglio sulla sostenibilità molto più marcato rispetto al passato – fa presente l’amministratore delegato di Acea Giuseppe Golala nostra azienda è strutturalmente sostenibile. Stiamo andando verso un’integrazione degli indicatori di sostenibilità con quelli di performance economico-finanziari e di business”. La questione del digitale viene toccata dall’amministratore delegato di Italgas Paolo Gallo: “Ci vogliono infrastrutture digitali per poter affrontare le nuove sfide di transizione energetica e green”.

Temi che verranno derubricati nel nostro Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr), così come dice Patuanelli: “Siamo davanti ad una grande sfida che è quella di individuare i giusti strumenti per accompagnare le grandi transizioni delle imprese, che sono quelle digitali e tecnologiche verso uno sviluppo sostenibile. E’ una grande sfida, abbiamo risorse importanti che arrivano dall’Europa che dobbiamo investire e spendere e dobbiamo concentrarle in poche misure efficaci in aeree ad alto impatto”.

1 commento

  1. Il futuro dell’Italia è destinato alla produzione di idrogeno da ricavare per elettrolisi e con energia elettrica da eolico in mare con pale galleggianti, con turbine sommerse che utilizzino le correnti marine, nonché dal solare con impianti fotovoltaici nelle terre incolte ed abbandonate. Il futuro dovrà essere green per migliorare la qualità dell’aria e prevenire le pandemie.

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