Il PIK prevede una transizione energetica a ritmi mai visti

Tagliare le emissioni del 55% entro il 2030 avrà ripercussioni importanti. Sulle quote dell’ETS, che arriveranno a 130 euro. Sul phase out del carbone, possibile già entro fine decennio. Gas, nucleare e CCS non sono la soluzione, ha più chance l’idrogeno

Transizione energetica: l’impatto della nuova legge sul clima UE
Foto di Yves Bernardi da Pixabay

Dalle simulazioni dell’istituto di Potsdam lo scenario migliore per la transizione energetica europea

(Rinnovabili.it) – I nuovi obiettivi sul clima dell’Unione Europea si faranno sentire in fretta sul mercato dei crediti di carbonio e sul carbone. Lo sostiene uno studio appena pubblicato dal Potsdam-Institute for Climate Impact Research (PIK) che sparge ottimismo sulla transizione energetica del vecchio continente. La sua tesi di fondo è che l’approvazione della nuova legge sul clima UE abbia innescato un processo che guadagnerà in fretta velocità.

“Una volta che l’UE tradurrà l’obiettivo di ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del  1990 in limiti più stretti per l’ETS UE, il settore elettrico vedrà sorprendentemente presto cambiamenti fondamentali”, afferma Robert Pietzcker del PIK, tra gli autori dello studio. Due in particolare. Le quote del mercato dei crediti di carbonio arriveranno a prezzi molto più alti di quelli attuali, schizzando fino a 130 euro a permesso (oggi valgono circa 45 euro). E si accelererà il phase out del carbone, che potrebbe essere completato già entro questo decennio.

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I ricercatori del PIK hanno usato dei modelli per simulare l’impatto dei nuovi obiettivi sul clima di Bruxelles sulla transizione energetica del continente. Tra i fattori considerati figurano l’aumento della domanda di elettricità e gli investimenti nella costruzione di un’efficace infrastruttura di rete di trasmissione per mettere insieme meglio le risorse rinnovabili nei paesi europei. Ma l’analisi copre anche il possibile ruolo dell’energia nucleare e la diffusione di tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS). Su questi ultimi due punti, le simulazioni del PIK rivelano che nessuno dei due sembra davvero imprescindibile per ottenere la riduzione delle emissioni del 55%.

Secondo il dossier, l’accelerazione nella transizione energetica è tale che le energie rinnovabili possono contribuire per quasi i ¾ della generazione di energia già nel 2030, e che l’obiettivo emissioni zero nel settore energetico è a portata di mano già poco dopo il 2040. “Una volta avviato il cambiamento”, spiega Pietzcker, questo “può guadagnare velocità in un modo senza precedenti”.

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Altro punto molto interessante è il ruolo del gas in questo scenario. Quando i prezzi delle quote dell’ETS superano i 100 euro, il PIK si aspetta che la produzione di energia basata sul gas scenda a meno del 40% del valore del 2015 entro il 2030, e a meno del 4% nel 2045. Il gas non è cioè il naturale sostituto del carbone.

Lo spiega ancora Pietzcker, e senza mezzi termini: “I piani per costruire nuove centrali a gas a ciclo combinato in alcuni Stati membri dell’UE sembra farci tornare indietro nel tempo fino al 2005, quando le utility pianificarono nuove centrali a carbone nonostante l’ETS UE, creando così miliardi di asset non recuperabili che non ripagheranno mai i loro costi di investimento. Le uniche nuove centrali che probabilmente recupereranno i costi di investimento sono gli impianti con turbine in grado di passare a quote elevate di idrogeno.

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