Sulla transizione energetica, Bruxelles deve mettere il turbo

Servono 585 miliardi di investimenti aggiuntivi in 10 anni su eolico, solare e energy storage. Ma anche la diffusione capillare di EV e tecnologie CCS

Transizione energetica: cosa deve fare l’UE secondo Wood Mackenzie
Foto di Free-Photos da Pixabay

L’azienda di consultancy traccia la rotta per la transizione energetica UE con orizzonte 2030

(Rinnovabili.it) – Con i piani che sono in vigore oggi, l’Unione Europea taglierà le emissioni soltanto del 46% entro il 2030. Ma l’impegno di Bruxelles sulla carta è di ottenere un calo del 55% sui valori del 1990. Per centrare questo obiettivo serviranno quindi miliardi di investimenti aggiuntivi soprattutto su rinnovabili ed energy storage. E la strada per la transizione energetica non può che passare anche da un ETS davvero efficace e da tecnologie per la sottrazione di anidride carbonica dall’atmosfera.

Questi i punti principali su cui si sofferma l’ultimo rapporto di Wood Mackenzie dedicato alle prospettive europee per la transizione energetica e la decarbonizzazione. Fast and furious: Europe’s race to slash emissions by 2030 si sofferma su 4 interventi prioritari.

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Prima di tutti i trasporti. Le vendite di auto elettriche e ibride plug-in devono arrivare al 97% dei volumi totali nei prossimi 10 anni, e la quota odierna è ferma al 13%. Sulle rinnovabili, secondo punto, l’UE deve davvero correre: su eolico e solare Bruxelles deve aumentare la capacità installata, rispettivamente, di almeno altri 25GW e 54GW. Obiettivi che richiedono snellimenti procedurali per le aste e mettere il turbo agli adeguamenti infrastrutturali necessari per la rete elettrica.

Pure il phase out del carbone deve accelerare: sia girando la chiave anzitempo ad almeno 18GW di impianti, sia assicurando un costo del carbonio tale che massimizzi le possibilità di passare dal carbone al gas. Infine, quarto punto, bisogna cambiare il passo sull’elettrificazione per sostenere i passaggi precedenti. Questo significa che l’UE deve garantirsi supply chain adeguate, specie per materie prime come rame, alluminio, nickel, cobalto e litio.

Nel complesso, si legge nel report, per le rinnovabili e l’energy storage serviranno almeno 585 miliardi di euro di investimenti da qui al 2030.

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Non basta. la transizione energetica secondo Wood Mackenzie dev’essere accompagnata da un prezzo delle quote di carbonio circa 53 euro per tonnellata di CO2. Un balzo considerevole rispetto alle quotazioni attuali che fluttuano attorno ai 39 euro per t. In più, il dossier si concentra sull’introduzione su vasta scala di tecnologie CCS per la cattura e lo stoccaggio del carbonio.

L’UE dovrebbe rivedere le sue politiche, scrive l’azienda di consultancy, in modo da incentivare i settori industriali che producono emissioni hard-to-abate ad introdurre sistemi CCS. Un ulteriore allargamento rispetto ai paletti più stringenti fissati finora da Bruxelles riguarda anche la possibilità di produrre idrogeno grigio, cioè ottenuto dal reforming del metano. Possibilità che l’UE ha lasciato come residuale, favorendo invece l’H2 rinnovabile.

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