Rinnovabili, valutato il ciclo di vita a lungo termine delle tecnologie

Per la prima volta un team di ricercatori ha sviluppato un modello di Life Cycle Assessment integrato per le singole tecnologie di sfruttamento delle green energy

Rinnovabili, valutato il ciclo di vita a lungo termine delle tecnologie

 

(Rinnovabili.it) – Come ogni tecnologia, prodotto o servizio, anche le energie rinnovabili portano con sé un costo ambientale legato all’intero ciclo di vita. Fino ad oggi tuttavia questo aspetto non ha occupato sempre un posto di primo piano nelle valutazioni energetiche. A colmare l’attuale lacuna ci pensa ora un nuovo studio internazionale guidato da Edgar Hertwich e Thomas Gibon dell’Università norvegese della scienza e della tecnologia. Per la prima volta, infatti, il team ha condotto una valutazione completa del ciclo di vita a lungo termine delle singole tecnologie per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili. “Questo è il primo studio che ha assemblato e scalato la valutazione delle singole tecnologie a livello mondiale e il loro sviluppo fino al 2050, considerando anche gli impatti ambientali legati alla produzione”, spiega Hertwich.

 

I ricercatori sono partiti da una semplice domanda: il passaggio ad un sistema energetico globale a basse emissioni aumenterà o diminuirà alcune particolari voci legate al settore dell’inquinamento? I precedenti tentativi di rispondere a questo quesito si sono concentrati su questioni singole, come gli inquinanti selezionati, o gli effetti sull’uso del suolo o la necessità per le materie prime, come nel caso dell’utilizzo delle terre rare, trascurando completamente di esaminare le interazioni tra diverse tecnologie. Per far fronte a queste carenze, Hertwich e i suoi colleghi hanno sviluppato un modello di Life Cycle Assessment (Valutazione del Ciclo di Vita) ibrido applicando a due diversi scenari energetici elaborati dall’Agenzia internazionale per l’energia per valutare il futuro delle green energy.

Lo scenario di base, ipotizza che la produzione mondiale di elettricità aumenti del 134% tra il 2007 e il 2050, facendo mantenere ai combustibili fossili due terzi del totale del mix totale. L’altro, il “BLUE map scenario” presuppone che la domanda di energia elettrica nel 2050 sia inferiore del 13% rispetto allo scenario di base a causa di una maggiore efficienza energetica, dell’adozione di tecnologie di storage e CCS, insieme ad un aumento dell’uso delle energie rinnovabili.

 

Uno degli aspetti che stavano più a cuore agli scienziati era quello di valutare la domanda di materie prime. Le tecnologie a basse emissioni possono infatti richiedere molti di più materiali per unità di produzione energetica delle centrali a combustibili fossili convenzionali. Ad esempio, gli impianti fotovoltaici hanno bisogno di un quantitativo di rame 11-40 volte maggiore di quello necessario per i combustibili fossili, mentre gli impianti eolici hanno bisogno di 6-14 volte più ferro. I ricercatori hanno identificato queste richieste, in una prospettiva più ampia, come “gestibili ma non trascurabili”. Ad esempio, la quantità di rame necessaria per costruire i sistemi fotovoltaici entro il 2050 rappresenta solo 2 anni dell’attuale produzione del rame, mentre di contro si diminuirà l’inquinamento dell’aria dovuta all’estrazione di combustibili fossili.

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