AraBat, la startup italiana che ricicla batterie grazie ai rifiuti degli agrumi

Acido citrico e buccia d’arancia. Così la giovane società rivoluziona il trattamento processo idrometallurgico delle batterie al litio a fine vita

AraBat
By Scott Bauer, USDA – This image was released by the Agricultural Research Service, the research agency of the United States Department of Agriculture, with the ID K7226-29 (next)., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42762

AraBat è tra le startup selezionate da Encubator

(Rinnovabili.it) – E se per riciclare le batterie al litio usassimo gli scarti degli agrumi? A rendere quest’idea realtà è AraBat, startup italiana con sede a Foggia, che ha saputo innovare il tradizionale processo idrometallurgico. La giovane società ha messo a punto, presso il Facility Center dell’Università di Foggia, una tecnologia inedita, più verde e sostenibile, in grado di offrire buone performance al settore del riciclo. 

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Il riciclo delle batterie

La domanda globale di batterie è in continuo aumento, guidata in gran parte dall’imperativo di contrastare il riscaldamento globale attraverso l’elettrificazione della mobilità e la più ampia transizione energetica. Il trend offre già oggi molteplici vantaggi ambientali e sociali, ma non è privo di sfide. A cominciare dal reperimento dei materiali cardine e dalla gestione dei rifiuti. L’economia circolare offre una vantaggiosa via per trasformare il secondo problema in una soluzione per il primo.

Esistono tuttavia delle sfide tecnologiche ancora aperte. Per estrarre i metalli preziosi dalle batterie al litio si ricorre per lo più alla pirometallurgica, processo piuttosto energivoro, costoso e inquinante. Non solo. Essendo il processo ad alta temperatura (fino a 1.500°C) tutti i non metalli presenti vengono combusti e quindi persi. Un’alternativa più sostenibile è rappresentata dall’idrometallurgia, che sfrutta dopo una fase di pretrattamento acidi e temperature decisamente più basse (in genere entro i 100 °C) per estrarre i metalli. Anche se relativamente più rispettoso dell’ambiente rispetto ai metodi convenzionali, l’uso di sostanze chimiche così forti su scala industriale potrebbe generare una notevole quantità di inquinanti secondari, ponendo notevoli rischi per la sicurezza e la salute. È a questo livello che si inserisce l’innovazione di AraBat.

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La tecnologia di AraBat

La startup italiana ha messo mano al processo idrometallurgico per renderlo ancora più sostenibile, sfruttando i rifiuti di limoni ed arance. Nel dettaglio, la sua tecnologia prevede la sostituzione dei comuni acidi inorganici forti usati nella lisciviazione con acido citrico, l’acido organico debole presente negli agrumi. Quest’ultimo è impiegato assieme alla buccia d’arancio, essiccata al forno e macinata in polvere. La chiave sta nella cellulosa contenuta in questo scarto, che viene termo-convertita in zuccheri durante il processo di estrazione, che a loro volta migliorano il recupero dei metalli. Anche gli antiossidanti naturali presenti nella buccia, come i flavonoidi e gli acidi fenolici, contribuiscono alle performance. Il processo di riciclo restituisce “carbonato di litio, idrossido di cobalto, idrossido di manganese e idrossido di nichel (e altri composti, in via di studio) a elevata purezza”, spiega l’azienda.

AraBat è tra i 7 progetti selezionati da Encubator, il programma di accelerazione promosso da Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, PoliHub – Innovation Park & Startup Accelerator e Politecnico di Milano. Scelta tra ben 168 candidature, provenienti da tutto il mondo, la startup può oggi contare su un grant in denaro del valore di 40mila euro di cui 25mila euro da investire per lo sviluppo del progetto e 15mila euro per usufruire del programma di accelerazione gestito da PoliHub della durata di 4 mesi.

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