Impianti d’accumulo sottomarini per sfruttare il galleggiamento

L’istituito austriaco IIASA presenta un nuovo concept per lo stoccaggio a medio termine dell’eolico offshore: un sistema subacqueo che sfrutta tubature galleggianti piene d’aria.

Impianti d'accumulo sottomarini
Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Gli impianti d’accumulo sottomarini potrebbero portare il costo dello stoccaggio a 50$/MWh

(Rinnovabili.it) – Dalla cima delle colline fin dentro le caverne. Dai grandi container su scala utility ai piccoli impianti domestici. L’energy storage sta raggiungendo ogni giorno nuove destinazioni tra progetti collaudati e sperimentazioni innovative. E oggi è pronto anche a finire sui fondali oceanici con speciali impianti d’accumulo sottomarini. Arriva dall’istituito austriaco IIASA un nuovo concept di stoccaggio che sfrutta strutture sommerse e galleggianti per immagazzinare l’elettricità su periodi più lunghi di quelli coperti dalle batterie. È quella che nel settore è conosciuta come BEST, ossia Buoyancy Energy Storage Technology. “La tecnologia di accumulo dell’energia di galleggiamento può essere particolarmente utile per immagazzinare l’elettricità  intermittente di centrali eoliche offshore, specialmente nelle regioni costiere e nelle piccole isole”, spiega il ricercatore IIASA, Julian Hunt. “Come ulteriore vantaggio, può essere utilizzata per comprimere l’idrogeno e trasportarlo sott’acqua”.

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Il concetto alla base degli impianti d’accumulo sottomarini con tecnologia BAST è la stessa dell’idroelettrico a pompaggio. Il sistema è tradizionalmente costituito da piattaforme galleggianti da realizzare in prossimità di parchi eolici in mare. L’impianto è dotato di un motore/generatore elettrico che immagazzina energia abbassando un recipiente di gas compresso, solitamente una serie di palloni o serbatoi, in luoghi con fondali marini profondi. Per fornire energia, basta rilasciare i palloni o i serbatoi permettendogli semplicemente di risalire attraverso l’acqua. 

Hunt e colleghi, invece, propongono nuovi componenti per la realizzazione dell’impianto BEST. A partire dall’introduzione di una serie di tubature a formare un cubo, piene di un gas compresso, e accoppiate ad un sistema di ancoraggio. I primi test sul nuovo design indicano che più in profondo si trova il sistema, meno il volume dei gas varierà nel su e giù e più energia verrà immagazzinata. Tuttavia ciò aumenterà inevitabilmente  costi. Detto questo, il team è convinto che possa ugualmente battere il convenzionale accumulo elettrochimico. “Mentre il costo delle batterie oggi è di circa 150 dollar per MWh, il costo di BEST è di appena 50-100 dollari per MWh”. La ricerca è stata pubblica su Journal of Energy Storage.

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