Il Nord Europa continua ad investire nell’eolico fuori costa mentre l’Italia, nonostante le potenzialità, rimane indietro a causa della tecnologia non idonea ai fondali bassi e sabbiosi del sud della penisola

Per ciò che concerne i mari italiani la tecnologia appare al momento non adatta per l’istallazione nelle nostre acque, che sono molto meno profonde rispetto al nord Europa. “Per sviluppare adeguatamente l’eolico offshore in Italia è importante che, prima ancora di presentare i progetti, le aziende individuino una localizzazione idonea – ha affermato Andrea Lazzari, del Ministero dell’Ambiente – Da parte nostra, infatti, dobbiamo fare con rigore scientifico valutazioni di impatto ambientale che prevedono lo studio della natura dei fondali, la mappatura delle aree dove sono previste specie di interesse naturalistico e l’analisi dell’avifauna”. Le aree della penisola individuate come idonee ad ospitare impianti offshore si trovano prevalentemente nel sud del paese e nelle isole seguendo per lo più le linee di sviluppo che guidano l’onshore. “La maggior potenza installata si trova in Sicilia, seguita dalla Puglia, la prima a recepire le linee guida della legge 387 del 2003. Gli atteggiamenti sull’eolico cambiano a secondo di chi governa e la difficoltà maggiore con cui si scontrano gli addetti ai lavori è la carenza di una un atteggiamento comune”.











