Rinnovabili • Decarbonizzazione settore edile - 50 rischi e 95 barriere principali. Rinnovabili • Decarbonizzazione settore edile - 50 rischi e 95 barriere principali.

Le 95 barriere e i 50 rischi che frenano la decarbonizzazione edilizia globale

Uno studio su scala globale mostra come costi elevati, scarsa consapevolezza e rischi tecnici frenino la decarbonizzazione del settore edile.

Decarbonizzazione settore edile - 50 rischi e 95 barriere principali.
Decarbonizzazione settore edile – 50 rischi e 95 barriere principali – Immagine realizzata con IA

Barriere e rischi sociali e tecnici sbarrano la strada agli obiettivi climatici

La decarbonizzazione del settore edile emerge come uno dei passaggi decisivi per raggiungere gli obiettivi climatici al 2050. Uno studio pubblicato su Energy and Buildings evidenzia che esistono 50 rischi che rallentano l’adozione di tecnologie per l’efficienza, l’elettrificazione e le rinnovabili. Un altro lavoro pubblicato su Nature Communications, in 95 le barriere sociotecniche — soprattutto economiche e politiche — che rallentano la decarbonizzazione, mostrando come la complessità del settore richieda politiche dinamiche, locali e capaci di agire simultaneamente su più dimensioni..

I rischi più rilevanti riguardano prestazioni insufficienti, inaffidabilità dei sistemi, costi elevati, complessità operative e criticità sociali legate al lavoro e alla giustizia ambientale. Il settore produce circa il 37% delle emissioni globali legate a energia e processi. I ricercatori dimostrano come la transizione richieda un approccio sociotecnico che integri aspetti tecnici, economici, ambientali e sociali, lungo tutte le fasi di vita degli edifici, dalla progettazione al fine vita.

Il 37% delle emissioni globali proviene dall’edilizia

Il quadro delineato dagli studi indica un settore che contribuisce in modo determinante al cambiamento climatico: l’ambiente costruito genera il 37% delle emissioni globali provenienti da materiali, costruzione e utilizzo degli edifici. La pressione aumenterà con la crescita prevista della popolazione mondiale, che richiederà nuovo costruito e interventi su edifici esistenti.

Secondo i ricercatori, il ritmo della transizione è rallentato da un insieme di barriere sociotecniche che includono costi elevati, scarsa consapevolezza sui benefici delle tecnologie, codici edilizi insufficienti e domanda di mercato non adeguata. A queste si aggiungono ostacoli interconnessi di natura economica, politica, comportamentale e regolatoria, che si rafforzano a vicenda generando un sistema “bloccato” in pratiche tradizionali poco efficienti.

Le 95 barriere sociotecniche

Il documento pubblicato su Nature Communications ha utilizzato tecniche di analisi avanzate per esaminare migliaia di pubblicazioni internazionali. Il risultato è una mappa che identifica 95 barriere distribuite lungo tutte le fasi del ciclo di vita dell’edificio: progettazione, pianificazione, requisiti normativi, produzione dei materiali, costruzione, gestione e manutenzione.

Le barriere economiche risultano dominanti, con particolare evidenza per i costi iniziali elevati dei progetti green e per la difficoltà nel valutare correttamente rischi e benefici delle nuove tecnologie. Anche la mancanza di consapevolezza da parte di proprietari, tecnici e utenti viene segnalata come un fattore di rallentamento significativo. Un ruolo centrale è attribuito alla frammentazione tra attori del settore – proprietari, progettisti, imprese, occupanti – che spesso hanno priorità e percezioni del rischio divergenti.

50 categorie di rischio per la decarbonizzazione del settore edile

Lo studio su Energy & Buildings categorizza 50 rischi sociotecnici in sei aree: performance, operatività dei sistemi, salute e comfort, rischi economici, impatti ambientali e temi di equità e capitale umano. Gli autori rilevano come i rischi più discussi riguardino bassa durabilità, scarsa efficienza, gap prestazionale, instabilità di rete, complessità tecnica, aumento dei costi energetici, energy poverty, rischi di sicurezza, esposizione a sostanze pericolose e problemi di comfort come surriscaldamento, abbagliamento o inefficienza dei sistemi passivi.

Molti rischi sono intrecciati: ad esempio la sostituzione tecnologica può produrre nuove fragilità ambientali, come l’uso di materiali rari o la generazione di rifiuti pericolosi. L’analisi evidenzia inoltre rischi di tipo sociale: scarse condizioni di lavoro, aumento della complessità delle filiere e vulnerabilità dei lavoratori in contesti globali esposti a sfruttamento .

Il modello “risk perception spiral”

Uno dei contributi più innovativi delle ricerche è il modello concettuale denominato “risk perception spiral”, che dimostra come i rischi siano percepiti in modo diverso a seconda dello stakeholder coinvolto. Progettisti, imprese, proprietari e occupanti hanno una “prossimità al rischio” variabile, che influenza priorità decisionali e accettabilità delle soluzioni. I rischi più vicini alla vita quotidiana, come costi, salute e sicurezza, risultano centrali, mentre quelli ambientali o sociali più distanti tendono a ricevere minore attenzione. Il modello mostra inoltre come le fasi iniziali e finali del ciclo edilizio – progettazione e decommissioning – siano le meno studiate e le più esposte a rischi nascosti, compresi quelli legati ai materiali e alla gestione dei rifiuti.

Nuove strategie di decarbonizzazione del settore edile

I ricercatori sottolineano che la decarbonizzazione del settore edile richiede un approccio olistico che integri tecnologie, politiche, modelli economici e dimensioni sociali. La sola prospettiva tecnico-economica risulta insufficiente. È necessario ampliare le valutazioni del rischio includendo l’intero ciclo di vita degli edifici, le filiere globali dei materiali, le condizioni di lavoro e gli impatti sulle comunità. Viene indicata inoltre la necessità di progettare strategie che riducano i rischi emergenti senza rallentare l’azione climatica: incertezza delle tecnologie, costi elevati, complessità normativa, fragilità delle forniture e potenziali ingiustizie sociali devono essere considerati congiuntamente per evitare che la transizione generi nuove vulnerabilità invece di risolvere quelle esistenti.

Rinnovabili •

About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.