Il mercato Smart City italiano vale 1,03 miliardi di euro, ma la fine del PNRR apre il nodo della sostenibilità degli investimenti. Crescono intanto AI, CER e modelli di cooperazione territoriale tra comuni.

Il 22% delle Amministrazioni non ha ancora definito una strategia per proseguire dopo la fine dei fondi
Il mercato Smart City 2025 in Italia vale oltre 1 miliardo di euro e continua a concentrarsi soprattutto su mobilità intelligente, illuminazione pubblica e monitoraggio ambientale. Ma con la scadenza del PNRR prevista a giugno 2026 emerge un problema di sostenibilità economica per molti comuni: il 22% delle amministrazioni locali non ha ancora definito una strategia per proseguire gli investimenti nell’innovazione urbana dopo la fine dei fondi europei.
È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Smart City della POLIMI School of Management, presentata al convegno “Smart City & Smart Land: dirigere l’orchestra dell’innovazione”.
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Mercato smart city 2025: mobilità e illuminazione trainano gli investimenti
Secondo l’Osservatorio, nel 2025 il mercato italiano delle Smart City ha mantenuto un valore “di poco più di un miliardo di euro”.

Le principali aree di investimento risultano:
- mobilità intelligente: circa 220 milioni di euro;
- illuminazione pubblica: circa 200 milioni di euro;
- monitoraggio ambientale e del territorio: circa 120 milioni di euro;
- sicurezza e sorveglianza: 102 milioni di euro;
- Smart Government: 85 milioni di euro.
Tra i comparti in maggiore crescita figurano lo Smart Government (+13%), il monitoraggio ambientale (+10%) e i progetti di sicurezza (+7%).
L’Osservatorio evidenzia inoltre una forte differenziazione territoriale. Le grandi città concentrano gli investimenti su mobilità intelligente e monitoraggio ambientale, mentre i comuni più piccoli orientano maggiormente le risorse verso le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).
Il ruolo del PNRR e il rischio di rallentamento dopo il 2026
Nel triennio 2023-2025 il PNRR ha rappresentato il principale acceleratore dei progetti di innovazione urbana.
Secondo la ricerca:
- il 76% dei comuni ha utilizzato fondi PNRR per iniziative Smart City;
- la quota sale all’84% nei comuni con meno di 5.000 abitanti.
Con la conclusione del Piano prevista a giugno 2026, le amministrazioni locali stanno valutando nuove modalità di finanziamento:
- l’85% intende cercare bandi regionali, nazionali o europei;
- il 49% punta ad aumentare l’utilizzo di risorse interne;
- il 29% vuole utilizzare project financing e Partnership Pubblico-Private;
- il 22% non dispone ancora di una strategia post PNRR.
Nonostante le criticità economiche, i comuni prevedono di continuare a investire nel biennio 2026-2027 soprattutto in:
- sicurezza (69%);
- CER (67%);
- servizi al cittadino (56%).

Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Smart City, sottolinea che “nel contesto post-PNRR, le città sono chiamate a reinventare l’innovazione urbana, trovando nuovi modelli e risorse per uno sviluppo sostenibile e condiviso”.
Secondo Salvadori, la Smart Land rappresenta “una soluzione” e può svilupparsi “in due approcci: uno verticale, guidato da Regioni ed enti centrali e uno orizzontale, nato dalla cooperazione tra comuni limitrofi, PMI locali e associazioni”.
Smart Land, cresce la richiesta di coordinamento tra enti locali
La ricerca individua nella cooperazione territoriale uno dei principali strumenti per superare la frammentazione amministrativa e le difficoltà operative dei comuni.
Il 49% delle amministrazioni considera le Regioni gli enti più adatti a coordinare territori diversi e armonizzare le politiche locali. Un dato in crescita rispetto al 37% rilevato un anno fa.
Parallelamente:
- il 48% dei comuni intende collaborare con altre amministrazioni locali;
- solo il 13% partecipa oggi attivamente a una Smart Land.
Le principali criticità cambiano in base alla dimensione dei territori:
- nei comuni sotto i 50.000 abitanti pesano soprattutto mancanza di risorse (62%) e difficoltà di coordinamento (48%);
- nelle grandi città la complessità principale riguarda la gestione di progetti intercomunali.
Carenza di personale e competenze tra i principali ostacoli
L’innovazione urbana continua a scontrarsi con problemi strutturali della Pubblica Amministrazione.
Gli ostacoli principali indicati dai comuni sono:
- mancanza di personale (67%);
- scarsità di risorse economiche (52%);
- deficit di competenze tecniche (51%).
L’indagine realizzata con Ipsos-Doxa evidenzia inoltre una distanza tra cittadini e istituzioni:
- solo il 7% degli italiani ritiene che i propri bisogni siano al centro dei processi decisionali;
- il 52% vorrebbe partecipare più attivamente alle politiche urbane.
Intelligenza Artificiale, cresce l’interesse dei comuni italiani
L’Intelligenza Artificiale resta ancora poco diffusa nelle amministrazioni locali italiane, ma è la tecnologia su cui i comuni prevedono il maggiore incremento di investimenti nei prossimi anni. Oggi è adottata dal 7% degli enti, mentre il 18% prevede di introdurla nel 2026 e il 34% dal 2027 in avanti.
Secondo il censimento dell’Osservatorio, tra il 2023 e il 2025 sono stati rilevati a livello globale 821 progetti di AI nel settore pubblico, quasi la metà dei quali in ambito Smart City. Gli utilizzi più frequenti riguardano mobilità intelligente, Smart Government e sicurezza urbana, con applicazioni concentrate soprattutto nei sistemi di supporto alle decisioni e nell’analisi predittiva.
Accanto alla crescita dell’interesse, emerge però anche un quadro di forte cautela. I comuni indicano tra le principali criticità la sicurezza dei sistemi, gli aspetti etici legati all’utilizzo dei dati e l’assenza di modelli di governance consolidati.
Dal lato dei cittadini prevalgono invece i timori di esclusione digitale e di utilizzo improprio dei dati personali.Matteo Risi, Direttore dell’Osservatorio Smart City, sottolinea che “la vera sfida dell’AI non è tecnologica, ma di sistema”, richiamando la necessità di integrare innovazione digitale, sostenibilità infrastrutturale e tutela delle risorse territoriali. “Serve etica, competenze e regole condivise, ma anche attenzione alla sostenibilità fisica: il consumo di energia, acqua e suolo dei data center necessari per alimentarla è una contraddizione che le città Smart non possono più eludere. Una regia consapevole deve saper leggere queste tensioni,integrando l’ambizione digitale con la tutela delle risorse del territorio”, conclude Risi.











