Monarte propone una piattaforma che si solleva da sola con il livello dell'acqua, senza motori né elettronica. Ecco come funziona

Piogge torrenziali, il parcheggio galleggiante “salva” l’auto
Purtroppo le piogge torrenziali – a causa del cambiamento climatico in corso – sono sempre più frequenti, non sempre facilmente prevedibili. Uno dei Paesi più colpiti da questi fenomeni climatici estremi è il Giappone, dove un’auto lasciata in un parcheggio che si allaga rischia di essere persa in poche ore. L’auto che allaga l’auto manda in crash il sistema elettrico ed elettronico, e passata l’emergenza, il veicolo potrebbe essere irrecuperabile.
Dal paese nipponico, un’innovazione tecnologica che potrebbe risolvere il problema: si chiama Floating Floor ed è una piattaforma che in condizioni normali funziona come un comune posto auto, ma che quando l’acqua sale, si solleva insieme al veicolo.
Il principio è riassunto dall’azienda produttrice, Monarte, in una formula: a galleggiare non è l’auto, ma il pavimento su cui poggia. Come funziona? Quando l’area si allaga, la spinta di galleggiamento agisce sul corpo della piattaforma, che porta la vettura sopra il pelo dell’acqua. Il sistema, precisa il produttore, punta a mantenere la carrozzeria al di sopra del livello dell’acqua, garantita almeno fino ad un metro di altezza.
Parcheggio galleggiante: niente da montare
Il punto di forza di questo sistema è che non richiede interventi. Non c’è nulla da montare sull’auto all’arrivo del maltempo, come teli o dispositivi di galleggiamento: la piattaforma è già installata e viene usata ogni giorno come normale superficie di parcheggio.
Il corpo del “pavimento galleggiante” è fatto di materiale espanso, una sorta di schiuma poi ricoperta da poliurea, una resina con elevata impermeabilità e resistenza alla trazione, che viene spruzzata sul nucleo e lasciata indurire fino a formare la struttura solida. Il risultato è una struttura leggera, ad alta resistenza all’acqua e capacità di assorbire gli urti. Ovviamente, il floating floor deve essere ancorato, altrimenti si sposterebbe come se fosse un’imbarcazione o qualsiasi oggetti galleggiante sull’acqua. Per questo dei pali in acciaio la tengono solo sollevata, ma impediscono di andare alla deriva.
Da dove viene questa tecnica
L’azienda in questione costruiva in precedenza i suoi rifugi galleggianti anti-tsunami con una struttura a sandwich in fibra di vetro, derivata dalle auto da corsa. Richiedeva però operai molto esperti e quindi produceva pochi pezzi, così l’azienda ha sviluppato la struttura Monarte che semplifica tutto il processo in vista di una produzione in serie. Gli stessi materiali servono anche nei rifugi: la combinazione di poliurea e nucleo espanso disperde e assorbe gli urti invece di concentrarli in un punto.
Parcheggio galleggiante: due modelli su ordinazione
Il catalogo standard comprende due versioni. Il Floating Floor è un modello da appoggiare a terra, con portata di 2.000 kg e dimensioni di 5.155 × 2.540 mm. Il 3000 invece, è pensato per essere interrato a filo del suolo e regge 3.000 kg, con dimensioni di 5.125 × 2.540 mm. Entrambi gestiscono un livello dell’acqua fino a un metro. Secondo l’azienda giapponese Monarte questo parcheggio galleggiante sarebbe utile per abitazioni, concessionari, aziende con flotte, taxi e società di trasporti,
Non solo auto
La tecnologia sviluppata dall’azienda giapponese potrebbe essere valida anche altri settori sensibili alle piogge violente. Ad esempio il principio del pavimento che si alza sull’acqua galleggiando, potrebbe servire come protezione di apparecchiature elettroniche, ad esempio i server nei data center, oppure a grandi capannoni in cui sono custodite documenti o oggetti di valore.












