Pochi vincoli, scarse normative comunitarie e groviglio di leggi nazionali allontanano l'efficienza edilizia nell'UE, dove solo l'1% delle costruzioni risulta conforme agli obiettivi
“Non stiamo facendo abbastanza per affrontare le sfide della sostenibilità” ha affermato Adrian Joyce, dirigente di EuroACE -European Alliance of Companies for Energy Efficiency in Buildings, durante la recente conferenza tenutasi ad Amsterdam sull’efficienza energetica delle costruzioni, “senza impegni vincolanti l’Europa non riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi al 2050”. Perplessità e preoccupazioni soprattutto rivolte all’articolata offerta di leggi e normative di carattere europeo e nazionale, talvolta molto diverse tra loro e prive di una vincolo unico a tutti i Paesi.
Secondo recenti indagini, solo l’1% degli edifici attualmente esistenti nell’UE corrisponde ai criteri di efficienza richiesti, salendo solo all’1,2% nei casi di ristrutturazione con riqualificazione energetica; un dato preoccupante che secondo Adrian Joyce, lascia intravedere l’inadeguatezza della normativa comunitaria, confermando l’errore commesso con il taglio alle rinnovabili.
Dello stesso parere anche il direttore del Buildings Performance Institute Europe, Oliver Rapf, coautore del Report pubblicato lo scorso anno sullo stato del patrimonio edilizio europeo – Europe’s Buldings Under the Microscope – nel quale si evidenziava l’esigenza di un’azione comune per gli interventi sulle costruzioni, proponendo l’istituzione di un fondo comune UE destinato proprio a questo scopo, ma con precise regole e vincoli.
“C’è la necessità di stimolare il rinnovamento edilizio” afferma Rapf, unica strada percorribile per raggiungere almeno in parte gli obiettivi prefissati.