Aiuti climatici, la Danimarca rompe un tabù sui Loss & Damage

Finora nessuna economia avanzata aveva accettato di sborsare soldi in favore di paesi colpiti dall’impatto della crisi climatica sotto il capitolo “perdite e danni”. Il dossier sarà centrale ai negoziati della COP27

Aiuti climatici: la Danimarca rompe un tabù sui Loss & Damage
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Copenhagen mette 13 mln euro in aiuti climatici per le perdite e i danni

(Rinnovabili.it) – “Tab og skader”. Tre parole che danno alla Danimarca un record mondiale sul clima. Il paese scandinavo è il primo al mondo a stanziare degli aiuti climatici sotto la voce “perdite e danni”. Infrangendo un tabù a poco più di un mese dall’inizio della COP27 in Egitto. Dove questo dossier sarà uno dei più caldi sul tavolo dei negoziati.

“Sono molto soddisfatto che abbiamo concordato di aumentare il sostegno per le perdite e i danni legati al clima”, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Flemming Møller Mortensen da New York, dove ha partecipato ad un side event della 77° assemblea generale dell’Onu. “Ho potuto constatare di persona in Bangladesh questa primavera che le conseguenze del cambiamento climatico richiedono una maggiore attenzione. È gravemente ingiusto che i più poveri del mondo debbano soffrire di più per le conseguenze dei cambiamenti climatici a cui hanno contribuito in misura minore”.

Che cosa sono le perdite e i danni?

Con l’espressione “perdite e danni” (in inglese loss & damage), la diplomazia internazionale indica una serie di aiuti climatici dai paesi con le economie più avanzate, e maggiormente responsabili della crisi climatica, ai paesi più vulnerabili che già subiscono gli effetti del climate change.

Anche se sono previsti – ancorché in modo vaghissimo – dall’accordo di Parigi del 2015, finora non c’è alcun accordo su questo tipo di aiuti. Se ne discute da anni a ogni summit sul clima e, regolarmente, i paesi più ricchi fanno resistenza. Alla COP26, ad esempio, l’unico microscopico passo in avanti è stato definire meglio il perimetro entro cui si deve muovere il “motore” di questo tipo di aiuti climatici, il Santiago Network. Chi deve pagare, quanto, e come, resta ancora tutto da stabilire.

Basta tabù sugli aiuti climatici

Per questa ragione, lo scatto in avanti della Danimarca ha una sua rilevanza. Anche se l’ammontare degli aiuti climatici è davvero basso: appena 100 milioni di corone danesi, circa 13 mln di euro. Di questi, 4 mln saranno destinati ai “partenariati strategici del ministero degli Esteri danese con la società civile che si occupa di perdite e danni legati al clima, con particolare attenzione alla regione del Sahel, recita una nota del ministero. 5 mln andranno a una ong che si occupa di sovvenzionare assicurazioni nei paesi sottosviluppati, 1 mln alla cooperazione con la società civile mentre la parte restante deve ancora essere allocata.  

Copenhagen in realtà non è davvero la prima a fare una mossa del genere. C’è un precedente, risale all’anno scorso. Era l’inizio di novembre e la Scozia, che in quei giorni ospitava a Glasgow la COP26, annunciò che avrebbe sborsato 1 miliardo di sterline per perdite e danni. Cifra ancora più simbolica. Non bastò per far tornare alto in agenda il tema durante la conferenza sul clima.

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