In generale, le maggiori compagnie petrolifere mondiali hanno rilevato guadagni straordinari.

I risultati messi a segno dalle compagnie petrolifere nel 2026
La guerra in Iran ha causato uno shock petrolifero di portata storica che ha fatto schizzare i prezzi del greggio generando lauti profitti per le Big Oil. Per via del conflitto in Medio Oriente, iniziato il 28 febbraio, e della chiusura di fatto da parte di Teheran dello Stretto di Hormuz i prezzi globali del petrolio sono aumentati di oltre il 50%. In generale, le maggiori compagnie petrolifere hanno rilevato guadagni straordinari. Le riserve sono ai minimi storici e questo fa supporre che nei prossimi mesi i prezzi resteranno alti.
La guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha portato a un conflitto regionale prolungato e combattuto a bassa intensità. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche, alle raffinerie e alle rotte di navigazione hanno avuto forti conseguenze sui mercati energetici globali, alzando il premio per il rischio geopolitico che sarà inglobato al prezzo del greggio anche quando le ostilità saranno terminate.
“Visti i recenti sviluppi in Medio Oriente, i prezzi dei combustibili fossili che crescono a non finire e il costo della vita che è aumentato in modo significativo, è necessario mitigare le conseguenze negative per cittadini e bisogna tassare le società energetiche per compensare le perdite delle famiglie“. Lo ha dichiarato il Ministro irlandese agli Affari europei, Thomas Byrne, parlando in plenaria a Strasburgo per la Presidenza dell’UE riguardo il dibattito sugli extraprofitti, come riporta l’agenzia ANSA. “E’ necessario adottare misure di contenimento, come compensazioni e meccanismi di emergenza, e noi sappiamo che tassare gli extra profitti è una misura necessaria“, ha aggiunto.
A quanto ammontano i profitti delle Big Oil?
Ma a quanto ammontano i profitti delle Big Oil? In base alle stime di RBC Capital Markets, per il terzo trimestre del 2026 i profitti cumulativi delle cinque maggiori compagnie petrolifere occidentali, ossia BP, Chevron, Exxon Mobil, Shell e TotalEnergies, dovrebbero arrivare a circa 53 miliardi di dollari, una cifra superiore rispetto ai 48 miliardi di dollari del secondo trimestre di quest’anno e anche doppia rispetto ai livelli dello stesso periodo del 2025.
La compagnia petrolifera britannica BP nei primi tre mesi del 2026 ha più che raddoppiato i profitti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. TotalEnergies, società con sede a Parigi, ha registrato un incremento di quasi il 30% nello stesso periodo.
Shell prevede che i margini di raffinazione del terzo trimestre del 2026 arrivino a 42 dollari al barile, un massimo storico e una cifra molto più alta rispetto ai 24 dollari al barile del trimestre precedente. Come ricorda Reuters, un anno fa i margini di raffinazione erano di 12 dollari al barile. I risultati di Shell per gas e prodotti petroliferi dovrebbero essere in linea con quelli del trimestre precedente, durante il quale la compagnia aveva ottenuto il secondo utile trimestrale più alto di sempre.
Il rovescio della medaglia delle coperture finanziarie
Chevron, però, avrebbe visto calare i profitti di circa un terzo nei primi tre mesi di quest’anno rispetto a un anno fa, mentre quelli di Exxon sarebbero sprofondati del 45% nello stesso lasso di tempo. Come hanno spiegato alcuni analisti ad ABC News, alcune società hanno subito un duro colpo a causa delle coperture finanziarie (hedges) pensate per proteggerle da un eventuale calo dei prezzi.
Quando i prezzi sono aumentati in modo inaspettato, queste compagnie hanno registrato delle perdite. La copertura finanziaria serve a rendere i ricavi futuri stabili e prevedibili. Quindi, se il prezzo del petrolio schizza a 100 dollari al barile, la compagnia vende il petrolio reale a prezzi alti, ma è tenuta a pagare la differenza per liquidare la posizione di copertura, che è vincolata al prezzo fissato in precedenza. Tuttavia, in generale, l’aumento dei prezzi ha comunque avvantaggiato le compagnie petrolifere.












