La Bce boccia l’area Euro: impreparata al rischio climatico

Un nuovo rapporto della Banca centrale europea e dell’European Systemic Risk Board sottolinea che uno shock climatico può avere rapidamente ripercussioni finanziarie e sull’economia reale in tutti i 19 paesi che adottano la moneta unica

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L’interconnessione finanziaria dell’Europa può diventare una comoda autostrada per il rischio climatico

(Rinnovabili.it) – L’interconnessione finanziaria dell’Europa può diventare una comoda autostrada per il rischio climatico, amplificandone gli effetti e rendendoli più capillari. Fino a colpire tanto il settore bancario quanto le aziende. E nella zona Euro nessun istituto di credito sta prendendo delle contromisure anche solo lontanamente adeguate. Lo sottolinea un nuovo rapporto della Banca centrale europea e dell’European Systemic Risk Board.

Due le dinamiche da tenere sotto la lente. Primo: nei 19 paesi che adottano la moneta unica le connessioni tra banche e aziende sono fitte, precondizione per avere effetti a cascata. Tanto più che i player finanziari non stanno riducendo la loro esposizione al rischio climatico. Secondo, la possibilità concreta che più disastri climatici avvengano in concomitanza, amplificando il peso del climate change. Ad esempio una combinazione di stress idrico, caldo estremo e incendi – non molto distante dalla situazione attuale in gran parte del continente.

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Nonostante gli avvertimenti lanciati dalla Bce negli ultimi anni, “non si è verificata alcuna riduzione significativa dell’intensità delle emissioni nei portafogli dei prestiti delle banche dell’area dell’euro”, si legge nel rapporto. Con alcune situazioni che sono particolarmente critiche. Tra le banche, “anche l’esposizione alle perdite legate al clima rimane concentrata, con oltre il 20% delle perdite potenziali che risiedono nelle partecipazioni del 5% delle banche dell’area dell’euro”.

Su questo sfondo, il rapporto delinea uno scenario plausibile per mostrare come può iniziare, allargarsi e arrivare a maturazione una crisi finanziaria legata a, o innescata da, il rischio climatico. “In primo luogo, gli shock climatici imprevisti potrebbero avere un impatto improvviso sui prezzi di mercato, colpendo inizialmente i portafogli di fondi di investimento, fondi pensione e compagnie assicurative”, scrive la Bce. “In secondo luogo, questo repentino riprezzamento potrebbe causare il default delle aziende, con conseguenti perdite per le banche esposte. In uno scenario di transizione disordinata, caratterizzato da un aumento immediato e sostanziale dei prezzi del carbonio, le rispettive perdite di mercato di assicuratori e fondi di investimento potrebbero potenzialmente ammontare al 3% e al 25% sugli asset sottoposti a stress test nel breve termine”.

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