La coscienza ambientale delle imprese? C’è ma si investe ancora poco

In occasione di un evento in corso all’Università “Bocconi” di Milano è emerso che la coscienza ambientale delle imprese c’è ma mancano ancora investimenti concreti in tal senso e ci si limita alla comunicazione

Coscienza ambientale

di Andrea Barbieri Carones

(Rinnovabili.it) – La coscienza ambientale delle imprese c’è, ma queste ultime non sono pronte a fare investimenti nella filiera sostenibile. Insomma: sono consapevoli dell’importanza del rispetto del mondo che ci circonda e dell’interazione coi clienti ma ancora manca un passo in “direzione green”. Ecco la fotografia scattata da Ipsos sull’impegno delle piccole e medie imprese per lo sviluppo sostenibile. Dai dati emerge che l’84% delle PMI ritiene che si debba essere sempre più attivi nel raccontare l’impegno per la sostenibilità ambientale.

I dati sono stati presentati a Milano in occasione della 9° edizione de “Il salone della Csr e dell’innovazione sociale”, tenutosi all’università “Bocconi” alla presenza del ministro Enrico Giovannini.

Un tema di grande interesse, senza dubbio. Ma bisogna leggere tutti i risultati. Quali? Il 41% afferma che intende sviluppare una strategia di comunicazione del brand incentrata sui valori mentre il 37% dichiara l’intenzione di voler creare maggiore empatia con i propri clienti.

Dallo studio si evince anche una condizione di incertezza. Infatti solo il 24% delle PMI dichiara di effettuare investimenti prioritari per economia circolare, soluzioni più sostenibili e risparmio energetico a fronte di un 65% che tende al miglioramento del processo produttivo. E di un 39% che punta alla digitalizzazione.

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Alla fine solo 6 PMI su 10 investono in sostenibilità. Molte di esse pensano quindi di poter essere sostenibili modificando il comportamento, senza ritenere necessari investimenti in questa direzione.

La comunicazione è certamente uno strumento importante per le aziende per mostrare il proprio impegno sociale e ambientale e ottenere la fiducia dei cittadini nei confronti della propria offerta di beni e servizi.

I dati sulla coscienza ambientale delle imprese mostra che in Italia il 60% dei consumatori è attento alla sostenibilità visto che 7 su 10 hanno verificato almeno una volta che i prodotti fossero veramente sostenibili.

Del resto per il 90% dei responsabili marketing il tema della sostenibilità è un trend di lungo periodo. E il 50% dei comunicatori aziendali prevede una crescente enfasi sulla sostenibilità nel futuro modo di fare comunicazione.

Però sarebbe fondamentale che questo non rimanesse solo un modello comunicativo ma che diventasse reale. Insomma: sempre più aziende dovrebbero impegnarsi per investire realmente in questa direzione. Magari iniziando da filiere produttive sostenibili.

“Il Salone 2021 è l’occasione per ricordare che per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 è fondamentale che ognuno degli attori sociali adotti un approccio che si ispira ai principi del valore condiviso”. Così ha sottolineato Rossella Sobrero, del Gruppo promotore del Salone.

Una singola impresa o una singola organizzazione non può da sola risolvere problemi complessi come quelli che stiamo affrontando. In questo percorso di cambiamento è molto importante coinvolgere i giovani: da loro possono arrivare proposte trasformative capaci di coniugare creatività, consapevolezza, innovazione”.

Iniziato oggi, il salone prosegue anche domani per un totale di due giorni e oltre 100 incontri con 375 relatori.

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